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centrale idroelettrica


1950-1963 1963-1999 1999-2004 2004-futuro

Il sistema elettrico italiano

1900 -- 1950

GRTN A.U. G.M.E. Borsa E.E.


centrale idroelettrica

glossario

storia di industrie elettriche:
Sade
Generale Elettrica dell'Adamello



L'industria elettrica nasce negli ultimi decenni del secolo XIX: il 4 settembre 1882 entra in servizio la prima centrale elettrica del mondo, costruita da Edison a Pearl Street presso New York.

L'Italia fu tra le prime nazioni ad occuparsi di questa nuova industria: nel 1881 si costituì a Milano, per iniziativa dell'ing. Giuseppe Colombo (il famoso ing. Colombo del notissimo manuale dell'ingegnere edito da Hoepli) e di alcuni banchieri quali Enrico Riva e Giuseppe Crespi, un "Comitato per le applicazioni dell'elettricità sistema Edison" che acquistò dal concessionario di Edison la licenza esclusiva di applicare il "sistema Edison" in Italia.

Nel mese di giugno del 1883 entrava in esercizio a Milano, ad opera del Comitato (il 6 gennaio del 1884, al comitato subentra una apposita società anonima) la centrale di via Santa Radegonda, la seconda centrale al mondo e la prima in Europa, con una potenza installata di 400 KW.

Essa alimentava alcune migliaia di lampadine tramite quattro dinamo mosse da motrici a vapore.

I successivi esperimenti di trasmissione di energia elettrica a distanza, prima in corrente continua e successivamente in corrente alternata, permisero l'utilizzo dell'energia idraulica, ubicata lontano dalle città, e quindi favorirono lo sviluppo degli impianti idroelettrici.

La prima importante centrale idroelettrica in corrente alternata (analoga alle attuali) fu inaugurata nel 1886 a Tivoli, sfruttava le abbondanti cascate dell'Aniene per "illuminare a luce elettrica" la città di Roma.

Seguirono i grandi impianti idroelettrici lombardi:
centrale di Paderno d'Adda della Società Edison e di Vizzola Ticino della Società Lombarda per Distribuzione d'Energia entrati in servizio nel 1898 e nel 1900.





condotte forzate


linee 380 KV

Lo sviluppo vorticoso dell'industria elettrica italiana inizia in questo periodo, anche grazie al reinvestimento dei capitali resi liberi dalla nazionalizzazione delle vie ferrate.

La mancanza di fonti nazionali di materie prime tradizionali come il carbone, allora indispensabile per lo sviluppo industriale, inducono gli investitori a scegliere l'idroelettrico come settore capace di affrancare, finalmente, anche il nostro paese, dalle limitazioni fino ad allora sofferte.

Alle prime grandi centrali costruite sui fiumi, relativamente vicine ai centri di consumo, che utilizzano portate praticamente costanti perchè non superiori alle minime invernali, fanno seguito i primi impianti a serbatoio, vale a dire le centrali di montagna che usufruiscono di capienti laghi artificiali che possono immagazzinare l'acqua estiva per produrre energia nei mesi invernali quando i fiumi sono in secca.

Questi impianti consentono di seguire con la produzione le variazioni giornaliere dei diagrammi di carico e soprattutto di fornire energia anche nei mesi invernali quando alle centrali ad acqua fluente manca l'acqua.

Nascono quindi in ogni regione una notevole quantità di società elettriche, alcune di interesse solo locale, altre con vocazione regionale.




Nel secondo decennio del nuovo secolo lo sviluppo dell'idroelettrico ha andamento vorticoso, viene frenato parzialmente dalla prima guerra mondiale e dalla crisi dei primi anni venti, ma poi riprende nella seconda, anche e soprattutto a seguito degli incentivi elargiti con larghezza, per la costruzione di serbatoi, centrali e linee.

Basti pensare che la produzione idroelettrica è di
  • 1,25 MLD (miliardi) di KWh nel 1910; di
  • 4,52 nel 1920 e
  • 10,32 nel 1930.

Praticamente, in questo periodo tutta la produzione di energia elettrica è di origine idraulica, la percentuale di termica sul totale è infatti del
  • 3,5% nel 1920 e del
  • 2,74% nel 1930 (1).

Le centrali termiche servono solo per riserva ed eventualmente per integrazione nei periodi di magra invernale, poichè il costo del KWh termico risulta elevato sia per mancanza di combustibili nazionali, che per l'esigenza di investimenti ingenti usufruibili per pochi mesi all'anno, che per la mancanza, in Italia, di una industria di costruzioni meccaniche ed elettriche competitive.

Questa situazione si protrae praticamente invariata fino al secondo dopoguerra; nel 1950 abbiamo infatti la produzione

  • idrica che copre l'87,5 %,
  • la termica tradizionale il 7,3 % e
  • la geotermica il 5,2 %. (1)

(1) da dati serie storiche GRTN


linee 380 KV



linee 380 KV




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Last updated 20.11.2007