Dagli anni trenta agli anni cinquanta, dal punto di vista della situazione strutturale non ci sono cambiamenti, lo sviluppo dell'energia elettrica segue la famosa legge dell'incremento medio annuale del 7%, vale a dire del raddoppio ogni 10 anni.
I nuovi consumi vengono praticamente coperti tutti con energia idroelettrica; le società produttrici costruiscono sì qualche centrale termica
(fin dal 1925 anche in consorzio tra loro, come, ad esempio la centrale "CONCENTER" nel porto di Genova - dove La Edison e varie
società elettriche costituiscono una società denominata Consorzio Centrali Termiche (Concenter)
per rafforzare in particolare l’attività nel settore; la Concenter avvia a Genova la costruzione di un primo impianto termoelettrico da 50.000 kW. - entrato in funzione nel 1929) ma con funzione prettamente di riserva e di integrazione invernale in previsione di anni con idraulicità particolarmente critica.
Negli anni cinquanta fiorirono innumerevoli iniziative in campo idroelettrico: vennero messi in cantiere numerose utilizzazioni già programmate nel decennio precedente, ma che gli eventi bellici costrinsero a rinviare; furono anche considerate le ultime grandi derivazioni ancora disponibili da utilizzare in modo conveniente.
Nonostante questo però, l'incremento dei consumi derivante dalla ricostruzione, costrinse le società elettriche, che già intravedevano l'esaurimento delle risorse idriche, a ricorrewre per la prima volta in Italia al termico per il carico di base.
E' in questo periodo (1950 - 1953) che, col piano ERP (Marschall) vengono importate dagli Stati Uniti le prime centrali termiche complete di tipo "monoblocco" con potenze unitarie mai viste in Itala fino ad allora: 70 - 150 MW; quelle centrali che ora definiamo di "prima generazione"