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Il sistema elettrico italiano

1963 -- 1999

GRTN A.U. G.M.E. Borsa E.E.


centrale idroelettrica

glossario



Dal 1963 l'Enel inizia a costituire la nuova organizzazione che comporterà l'integrazione nel suo interno di oltre 1200 società diverse .

I primi anni, oltre che nell'organizzazione sono impegnati nella costruzione e messa in servizio di nuovi impianti termoelettrici per riuscire ad adeguare l'offerta alla rapida evoluzione della domanda: una delle motivazioni per cui si riteneva giustificato il ricorrere alla nazionalizzazione era che le società private si preoccupavano esclusivamente dei profitti e non adeguavano in tempo utile il parco elettrico.

C'era anzi la tendenza a tenere bassa l'offerta per avere incentivi ai finanziamenti per i nuovi impianti e soprattutto a spuntare prezzi elevati perchè ormai costretti a ricorrere al termico per gli adeguare l'offerta alle richieste del mercato.

Basti pensare che già nel 1967 ci sarà il sorpasso della quantità di energia elettrica da fonte termica rispetto all'idroelettrica.

fonte: sito grtn

Dati 1967: idroelettrica 44,35 % - termoelettrica 49,69 % - geotermica 2,71% - nucleare 3,25 %.

Dati 1970: idroelettrica 35,16% - termoelettrica 59,80% - geotermica 2,32% - nucleare 2,70%

Dati 1999: idroelettrica 19,49% - termoelettrica 78,69% - geotermica 1,66% - nucleare 0,00%

Dati 2003: idroelettrica 15,06% - termoelettrica 82,62% - geotermica 1,82% - eolica/fot. 0,50%




centrale idroelettrica


centrale termoelettrica


centrale nucleoelettrica


centrale idroelettrica

L'Enel riuscì pienamente nel compito di saper offrire energia elettrica a tutto il paese secondo le esigenze dello sviluppo ed anche a completare, fino alle più lontane periferie, l'elettrificazione rurale.

Non tutto però fu chiaro e limpido: sembra che la scelta del termoelettrico, se pure era indispensabile nel breve termine non doveva essere così esclusiva di ogni altra fonte.

L'Enel si trovò infatti, oltre al poco termico già avviato (La Spezia e poco altro) anche un parco di tre impianti nucleari (Trino, Latina e Garigliano), che fino a quel momento avevano posto l'Italia all'avanguardia in questo nuovo settore.

Forse in quel momento prevalsero le ragioni del termico tradizionale perhè gli impianti si potevano costruire in tempi più brevi rispetto al nucleare, ma negli anni successivi ci sono state anche ipotesi che queste scelte furono opportunamente "oliate" dai petrolieri.

Lo sviluppo vertiginoso della motorizzazione privata e quindi della produzione di benzina, aveva come conseguenza, per le società petrolifere, anche la produzione di olio pesante (nafta) come sottoprodotto.
Il termoelettrico ad olio pesante era quindi l'unico modo per assicurare un sicuro sbocco di mercato a questo prodotto, ed inizialmente venne favorito anche da un prezzo relativamente basso.

Negli anni successivi si sono sentite, sulla stampa, polemiche circa la presunta interferenza dei petrolieri nella scelta Enel di abbandonare completamente il nucleare per favorire il termoelettrico a olio pesante.

Fatto incontestabile è comunque che quando l'Enel, tardivamente, volle darsi al nucleare, con faraonici "piani energetici" (anni '70) ormai i tempi erano cambiati e le opposizioni, qualche volta anche strumentali o cavalcate da interessi diversi da quello nazionale, impedirono queste scelte.



Fallito il ricorso al nucleare ed accunulato notevoli ritardi a causa delle mancate autorizzazioni alla costruzione di nuovi impianti, i primi anni '90 sono caratterizzati dalla scarsità di potenza disponibile, in parte poi compensata dalla mancata richiesta a causa dello scarso sviluppo, e quindi dalla necessità di ingenti investimenti.

La situazione politico-economica del paese, come sappiamo, indusse ad interventi drastici, fra cui la trasformazione in S.p.A del'Enel e quindi l'inizio dei provvedimenti necessari per transitare l'Enel da monopolista ad uno degli operatori del settore, così come previsto dalle norme comunitarie.

Concettualmente si è voluto passare dal criterio di considerare la fornitura di energia eletrica non più come prevalentemente "servizio", ma come una merce qualsiasi e quindi passibile di essere prodotta in regime di concorrenza.

In questi anni tutti gli sforzi vennero dedicati all'"UNBANDLING" dell'Enel, vale a dire alla sua suddivisione in varie funzioni per poter giungere successivamente alla suddivisione nelle tre funzioni principali: Produzione - Trasmissione - Distribuzione.

Inutile aggiungere che proprio negli anni '90 sarebbe stato opportuno investire in nuovi impianti a ciclo combinato che avrebbero consentito, col loro maggiore rendimento a rendere competitiva la produzione italiana.

L'unica attività invece che fu possibile all'Enel per contenere i costi fu l'utilizzo intensivo delle centrali di pompaggio (oltre 5000 MW) per incrementare l'importazione di energia elettrica di origine nucleare, soprattutto dalla Francia.

L'Enel infatti si era attrezzata di un ingente parco di pompaggio in vista dello sviluppo del nucleare, mancando il quale non rimaneva che approfittare delle vantaggiose offerte dell'EDF (l'enel francese) di energia nucleare notturna.


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