
centrale idroelettrica

centrale termoelettrica

centrale nucleoelettrica

centrale idroelettrica
|
L'Enel riuscì pienamente nel compito di saper offrire energia elettrica a tutto il paese secondo le esigenze dello sviluppo ed anche a completare, fino alle più lontane periferie, l'elettrificazione rurale.
Non tutto però fu chiaro e limpido: sembra che la scelta del termoelettrico, se pure era indispensabile nel breve termine non doveva essere così esclusiva di ogni altra fonte.
L'Enel si trovò infatti, oltre al poco termico già avviato (La Spezia e poco altro) anche un parco di tre impianti nucleari (Trino, Latina e Garigliano), che fino a quel momento avevano posto l'Italia all'avanguardia in questo nuovo settore.
Forse in quel momento prevalsero le ragioni del termico tradizionale perhè gli impianti si potevano costruire in tempi più brevi rispetto al nucleare, ma negli anni successivi ci sono state anche ipotesi che queste scelte furono opportunamente "oliate" dai petrolieri.
Lo sviluppo vertiginoso della motorizzazione privata e quindi della produzione di benzina, aveva come conseguenza, per le società petrolifere, anche la produzione di olio pesante (nafta) come sottoprodotto.
Il termoelettrico ad olio pesante era quindi l'unico modo per assicurare un sicuro sbocco di mercato a questo prodotto, ed inizialmente venne favorito anche da un prezzo relativamente basso.
Negli anni successivi si sono sentite, sulla stampa, polemiche circa la presunta interferenza dei petrolieri nella scelta Enel di abbandonare completamente il nucleare per favorire il termoelettrico a olio pesante.
Fatto incontestabile è comunque che quando l'Enel, tardivamente, volle darsi al nucleare, con faraonici "piani energetici" (anni '70) ormai i tempi erano cambiati e le opposizioni, qualche volta anche strumentali o cavalcate da interessi diversi da quello nazionale, impedirono queste scelte.
|