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Le cabine primarie prelevano energia dalla rete ad alta tensione: linee AT ( 130 - 150 KV), ed alimentano la rete a media tensione MT (15 - 23 KV).

Alle cabine primarie possono pervenire anche linee MT direttamente provenienti da centrali di produzione, oppure possono alimentare con linee dedicate utenze direttamente a MT.

Il loro dimensionamento dipende dalla zona che devono servire; l'Enel ha raggiunto un certo criterio di "unificazione" (per le cabine primarie non metropolitane) che sostanzialmente consiste in:

Avere sempre due linee AT collegate in modo che la mancanza di una di esse non comporti la disalimentazione degli utenti

Avere due trasformatori AT/MT installati la cui taglia può variare da da 10 a 25 MVA ciascuno; ognuno di essi alimenta un certo numero di linee

Almeno due linee (una per ciascuna sbarra dei trasformatori, avente la possibilità di controalimentare le sbarre MT in caso di mancanza della AT.

Il gruppo Enel possiede, in Italia quasi 2000 cabine primarie (dati 2003: fonte prospetto informativo Enel relativo alla OPA di azioni Enel - ottobre 2004).

Nel corso del 2004 l'Enel Distribuzione ha messo in servizio altre 13 cabine primarie (fonte: elementi di rete entrati in funzione nel 2004, da dati provvisori di esercizio del sistema elettrico - 2004 - sito GRTN)



generatore-turbina idraulica


turbina idraulica-generatore


testimonianza relativa alla gestione delle cabine (MT / mt) negli anni cinquanta

da "Notiziario ANSE n° 4/2005 pag. 14"

Un cinquantenario per ricordare il nostro lavoro 1955/56 - 2005

Sono trascorsi 50 anni da un evento che all'epoca costituì una grossa innovazione nell'ambito della rete a media tensione della Distribuzione per la città di Torino:
la ricostruzione delle cabine di trasformazione MT-MT con la sostituzione dei pochi grossi impianti presidiati con più moderne e numerose cabine telecomandate.

Allo scopo, per il controllo centralizzato degli impianti, venne costituito un unico presidio presso la prima versione del Centro Operativo (Centro Telecomandi) di via Pisa 5 Torino, allora sede dell'Esercizio Torino (Es-To) della SIP Società idroelettrica Piemonte.

Credo che tale evento meriti di essere rammentato per più ragioni.

In primo luogo va tenuto conto del contesto storico in cui si manifestò;
in quegli anni Torino, una delle maggiori locomotive che trainavano lo sviluppo economico dell'Italia, era tutto un cantiere per la ricostruzione post bellica e per le nuove case destinate a dare un tetto agli immigrati richiamati da Est e da Sud dallo sviluppo industriale.

L'attività era frenetica, l'orario di lavoro era di 48 ore settimanali, le cabine dette sopra venivano costruite in 40 giorni di calendario da squadre di 4-5 addetti con ritmi di lavoro per fortuna mai più visti;
in pochi anni ne furono costruite una trentina, sia in centro che nelle zone periferiche di espansione urbanistica.

Ma l'argomento più curioso che mi preme ricordare è rappresentato dai tipo di apparecchiature che furono impiegate per telecomandare i primi 15 nuovi impianti costruiti, a partire dalla Cabina Bengasi in poi.

In quel tempo o poco dopo, in ambito SIP, allo scopo si impiegavano apparecchiature Siemens costruite in Germania con tecnologia elettromeccanica, acquistate ed installate dal Servizio TT della Produzione.

In ambito Es-To (Distribuzione), per volontà del compianto ing. Micchiardi, un grande innovatore, furono scelti autonomamente telecomandi costruiti dal napoletano ing. Immirzi.
Così dal Sud non arrivarono a Torino solo braccia, ma anche il prodotto di una cultura industriale capace di sopperire alla scarsità di risorse con la fantasia e la genialità.

I telecomandi Immirzi costavano circa un quarto dei Siemens pur svolgendo le stesse funzioni sia pure con una tecnologia elettromeccanica più "ruspante";
carenza peraltro ampiamente compensata dalle geniali soluzioni circuitali che garantivano la necessaria sicurezza nella trasmissione di comandi e segnali, con il minimo impiego di componenti.

L'ing. lmmirzi era un personaggio speciale: padre di 11 figli, tutti laureati, aveva costruito telecomandi per il controllo dell'oscuramento di Roma in tempo di guerra e per centrali a più salti in Sicilia.
Uno dei figli, l'ing. Mario, ha fatto parte della dirigenza Enel.


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