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centrale idroelettrica


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EDISON

pag. 1

GRTN A.U. G.M.E. Borsa E.E.


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da: CENTO ANNI DI ENERGIA - di Claudio Pavese -
dal sito: www.edison.it/pdf/centoann.pdf

- Progetto e realizzazione editoriale: Arti Grafiche Amilcare Pizzi - Direzione: Dario Cimorelli - Contributi editoriali: Marco Fortis, Davide Pozzi - Coordinamento editoriale: Francesco Mandressi - Ricerca iconografica: Francesca Magliulo - Progetto grafico: Fabio Cova - Redazione: Silvia Grassi - Copyright 1998 Edison - Finito di stampare nel settembre 1998 - Le immagini, salvo dove diversamente indicato, provengono dall’Archivio Edison e dall’Archivio Storico Enel. - Il servizio fotografico dei Fratelli Brizzi è stato realizzato durante la costruzione dell’impianto di Paderno, negli anni 1896-1898. - Le immagini dei fotografi Paoletti e Aragozzini risalgono agli anni trenta.
- Si ringraziano per le ricerche d’archivio: Claudio Fiorentini, Stefano Lucchini, Giuseppe Pallavicini, Onofrio Seregni.




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LE ORIGINI DELLA SOCIETÀ EDISON



Nel 1881 il prof. Giuseppe Colombo aveva 45 anni e insegnava Meccanica industriale e Disegno di macchine presso l’Istituto Tecnico Superiore (come si chiamava allora il Politecnico), quattro anni avanti aveva pubblicato la prima edizione di quel Manuale dell’ingegnere civile ed industriale che con successivi aggiornamenti avrebbe accompagnato gli studi e l’attività di generazioni di ingegneri italiani ed era forse la più autorevole personalità tecnico-scientifica milanese.

Già dagli anni giovanili aveva colto la necessità di “fondare” la cultura tecnico-scientifica in una società come quella italiana fino ad allora soltanto sfiorata dai complessi e profondi mutamenti produttivi, economici e culturali determinati dalla “rivoluzione industriale”.

L’impegno didattico lo aveva spinto a un assiduo lavoro di autoformazione e di costante aggiornamento su quanto si veniva elaborando nei vari settori tecnici e produttivi fuori d’Italia.

L’attenzione con cui aveva visitato e commentato le numerose Esposizioni industriali, che dalla londinese Cristal Palace Exibition del 1851 giocarono un ruolo primario nella diffusione di nuove tecnologie, ne aveva fatto uno degli uomini più preparati a recepire e valutare la rilevanza delle innovazioni nel settore meccanico e nell’organizzazione della produzione.

In Colombo, peraltro, attività scientifica e accademica non erano disgiunte dall’esercizio della pratica attività professionale e si univano anche all’attività imprenditoriale:
«Io ho seguito parecchie vie nel corso della mia vita – affermava – ho cominciato con l’insegnamento ma ho anche esercitato la professione, convinto come sono che in una scuola d’ingegneria il professore di una scienza applicata deve saperla applicare egli stesso e ha tanta più autorità sui suoi allievi quanto più può illustrare l’insegnamento coi risultati delle sue personali esperienze».

Con Giuseppe Colombo andava dunque delineandosi una nuova figura di ingegnere industriale fornito di solida preparazione tecnico-scientifica e pronto a trasformarsi in imprenditore, a diventare fondatore e manager di nuove imprese industriali, spesso in settori nuovi, che avrebbe svolto un ruolo primario nell’avvio all’industrializzazione dell’area lombarda dall’ultimo quarto del XIX secolo.

Proprio l’articolata varietà di interessi sopra ricordata avrebbe condotto Colombo a promuovere la nascita dell’industria elettrica a Milano.

Come è noto, alla fine del 1881, l’ingegnere milanese, favorevolmente impressionato dal sistema di produzione e distribuzione dell’elettricità per illuminazione con lampade ad incandescenza messo a punto da Edison e proprio allora presentato all’Esposizione Internazionale di elettricità di Parigi, si era adoperato per promuoverne l’applicazione a Milano contemporaneamente alle prime realizzazioni internazionali.

Trovato l’appoggio dei maggiori istituti di credito milanesi e acquistato il macchinario americano, metteva in esercizio dal giugno 1883 nell’ex teatro di Santa Radegonda la prima centrale termoelettrica europea.

La Società generale italiana di elettricità sistema Edison – costituita il 6 gennaio 1884 con un capitale di 3.000.000 di lire – che gestiva la centrale, curava anche l’installazione di impianti isolati di illuminazione.

Le applicazioni milanesi dell’elettricità, secondo tipologie e brevetti del “sistema Edison”, si concretizzarono di fatto contemporaneamente a quelle di New York e di Londra e con due anni di anticipo rispetto a quelle di Berlino.

La centrale milanese, come quella newyorkese di Pearl Street, aveva una potenza di 540 kW; con successivi e progressivi ampliamenti avrebbe raggiunto i 1.300 kW dieci anni dopo.

Mancanza di know-how nella gestione di una centrale termoelettrica ed elevati costi del combustibile erano all’origine di tariffe elevate: dopo la riduzione del prezzo del gas illuminante attuata dalla Union des Gaz entro il raggio d’azione della centrale di Santa Radegonda, l’illuminazione elettrica costava quasi il doppio di quella a gas.

La luce elettrica era ancora un bene di lusso con un mercato molto ristretto: l’utenza rimase limitata a teatri, ristoranti, hotels, circoli, grandi magazzini, negozi ed altri esercizi pubblici.

Ma neppure le tariffe elevate riuscirono inizialmente a condurre all’equilibrio tra costi e ricavi: domanda insufficiente ed elevato consumo di carbone erano responsabili di rilevanti passivi di esercizio.

Del resto, situazioni analoghe si ebbero nel primo periodo di gestione delle centrali anche nell’esperienza americana ed inglese del “sistema Edison”, in paesi cioè in cui i costi del combustibile incidevano in misura ben minore che in Italia.

Tuttavia se, sotto il profilo della produzione e distribuzione dell’elettricità, l’esperienza milanese del sistema Edison fu molto simile a quella delle omologhe imprese dei paesi anglosassoni, non altrettanto accadde sotto il profilo delle strategie aziendali e della dinamica imprenditoriale.

Nell’arco di pochi anni dall’inaugurazione delle rispettive centrali di produzione, sia la Società Edison americana che quella tedesca, gestita da Emil Rathenau, diversificarono l’attività in campo elettromeccanico, dando origine rispettivamente alla General Electric Company (GEC) e all’Allgemeine Elektrizität Gesellschaft (AEG), che non tardarono ad affermarsi come colossi multinazionali: l’attività di produzione di energia, pur non remunerativa, fungeva da veicolo promozionale delle più profittevoli attività elettromeccaniche.

Non altrettanto accadde in Italia, benché Giuseppe Colombo fosse convinto che anche per la Edison milanese fosse ineluttabile la diversificazione nel settore elettromeccanico.

Sicché pochi mesi dopo la sua costituzione, nel maggio 1884, la società deliberò l’acquisizione del Tecnomasio Italiano Ing. B. Cabella – un’azienda milanese che, pur nell’arretrata realtà italiana, era la maggiore impresa elettrotecnica del Paese e che nel 1903 sarebbe poi entrata nell’orbita dell’elvetica Brown-Boveri – tuttavia l’operazione venne bloccata dalle banche che controllavano la società perché ritenuta troppo aleatoria, impedendo così interessanti forme di diversificazione produttiva.

La Edison italiana si vedeva dunque costretta a contare soltanto sull’attività di produzione e distribuzione dell’elettricità per garantire la propria sopravvivenza.

Il settore elettrico durante la sua fase costitutiva – gli ultimi due decenni dell’Ottocento – fu caratterizzato dal rapido succedersi di innovazioni tecnologiche che conferivano un’elevata aleatorietà agli investimenti.

Il “sistema Edison”, che nel 1881 sembrava aver tanto brillantemente risolto il problema della produzione centralizzata dell’elettricità e della sua distribuzione, cinque anni dopo poteva già essere considerato obsoleto.

I vincoli tecnologici del sistema, che utilizzava corrente continua, limitavano il raggio d’azione della centrale a circa 600 metri; fra il 1882 e il 1885 la messa a punto del trasformatore rilanciò il ruolo delle correnti alternate che, a differenza della continua, erano suscettibili di “trasformazione” e quindi di trasmissione su lunga distanza senza rilevanti perdite di potenza.

L’adozione delle correnti alternate permetteva di centralizzare la produzione dell’energia su un’area immensamente più vasta di quella consentita dal sistema Edison ed apriva la possibilità di utilizzare altre fonti primarie, segnatamente l’energia idraulica, in luogo del vapore.

La piena conferma di ciò si ebbe all’Esposizione di Francoforte del 1891 ove venne realizzato il trasporto di energia idroelettrica su grande distanza (175 km) a mezzo di corrente alternata trifase: ne risultava dimostrata la superiorità tecnica del sistema “alternatore- trasformatore-motore asincrono” sulla corrente continua e ciò segnava l’atto di nascita delle moderne reti elettriche.

Benché gli elevati costi del carbone e i suoi alti consumi specifici limitassero l’utilizzazione dell’elettricità all’illuminazione, a Milano nel 1888 venne tentata l’introduzione di motori elettrici a domicilio con una tariffa di 54 cent. per kWh che si riteneva potesse rivelarsi competitiva, rispetto al vapore, per motori elettrici di limitata potenza, anche per i vantaggi circa flessibilità, pulizia, facilità di alimentazione e manutenzione.

I motori elettrici ebbero però modesta diffusione sia perché le tariffe erano comunque elevate sia perché la rete di distribuzione copriva soltanto una parte limitata del centro cittadino.

Nel 1889 erano allacciati 12 motori con potenza compresa tra 0,5 e 10 CV, nel 1893 il loro numero salì a 18 per 28 kW complessivi.

Il progresso tecnico interessò comunque anche la generazione di vapore: le motrici a triplice espansione adottate alla Edison nel 1892 ridussero il consumo di carbone per ogni kWh prodotto da 5 a 3,4 kg.






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Last updated 14.11.2007