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centrale di Cedegolo: lato Ovest

centrale di Cedegolo: lato Nord




Acqua: gestione della risorsa
Ruolo e problemi del settore idroelettrico


L’importanza dei bacini idroelettrici per la migliore gestione della risorsa idrica e l’esigenza di incrementarne la produzione.

Intervista a Vittorio Vagliasindi, responsabile “Energie Rinnovabili” di Enel - (nov. 2007)

Quella idroelettrica è una fonte di primaria importanza per il bilancio energetico nazionale.
Lo è da un punto di vista economico, essendo ancora – e di gran lunga – la principale risorsa nazionale.
Ma lo anche dal punto di vista ambientale, poiché non ha emissioni inquinanti di alcun tipo, e quindi riveste un ruolo fondamentale nell’ambito della lotta per il controllo del riscaldamento globale.

È pertanto importante che questa fonte venga sviluppata al massimo delle potenzialità, poiché ogni kilowattora idroelettrico perso o non valorizzato si traduce automaticamente in maggiori importazioni dall’estero di elettricità o di fonti di energia primaria.
Cioè in maggiori emissioni nell’ambiente e in maggiori oneri per le tasche di tutti i cittadini, in un momento in cui il costo delle fonti che importiamo ha raggiunto i massimi storici.


Come salvaguardare questa preziosa risorsa, quando l’apporto idrico annuo sembra ridursi e, anche in un Paese ricco di acque come l’Italia, periodicamente si assiste a competizione per il suo uso?

«Innanzi tutto va detto che l’idroelettrico utilizza l’acqua, ma – diversamente da altri settori produttivi - non la consuma.
Si limita a sfruttare i salti di livello: cioè si prende l’acqua ad una certa quota e si rilascia la stessa identica quantità di acqua a quote più basse.
Con dislivello che può essere di qualche centinaio di metri per gli impianti a bacino di montagna, o di pochi metri per gli impianti ad acqua fluente, come ad esempio quelli situati sul Po.

Dal punto di vista dei consumi della risorsa idrica, quindi, l’idroelettrico non pone alcun problema.
Anzi, consente di razionalizzarne l’uso, perché i bacini e gli invasi idroelettrici trattengono l’acqua che scende nei momenti di maggiore disponibilità – che altrimenti verrebbe persa, defluendo in mare – e consentono di rilasciarla anche mesi dopo, nei momenti di necessità.

I problemi derivano dal fatto che negli ultimi anni effettivamente è piovuto di meno, soprattutto nel periodo estivo, quando è massima l’esigenza di acqua per altri settori produttivi, e in particolare per l’agricoltura.
Le criticità sono quindi legate all’andamento idrico dell’anno: ad esempio – per citare solo gli ultimi anni - nel 1999, 2000, 2001 e 2004 non ci sono stati problemi; nel 2003, 2005 e in parte quest’anno si sono invece registrati periodi di crisi, anche rilevanti».



Eppure il settore idroelettrico è stato a volte accusato di ridurre l’apporto di acqua a valle nei momenti di maggiore crisi.
Mi riferisco ad esempio alla situazione in Val Padana durante la siccità dell’estate 2003.
Non è possibile contribuire maggiormente ad alleviare i problemi nei momenti di crisi?


«Nei momenti di scarse precipitazioni il Po e i suoi principali affluenti si riforniscono dai grandi laghi prealpini e non hanno niente a che vedere con gli invasi idroelettrici, che per quantità di acqua disponibile in questi casi possono fare davvero ben poco.

Certo non possiamo ridurre i “consumi” di acqua, per il semplice motivo che acqua non ne consumiamo: tutta quella che utilizziamo la rilasciamo a valle degli impianti.
Come ho detto, i nostri bacini svolgono un importante ruolo benefico, trattenendo l’acqua nei periodi di disponibilità dell’anno per restituirla quando l’agricoltura ne ha bisogno. Cosa che facciamo regolarmente.
Quest’anno, ad esempio, abbiamo accumulato acqua nei mesi di marzo, aprile e maggio e abbiamo cominciato a rilasciarla a luglio e agosto, sopperendo le esigenze degli agricoltori, che sarebbero stati in crisi se avessero dovuto fare affidamento solo sulla piovosità.

Al riguardo va peraltro tenuto presente che l’acqua che utilizziamo non è di nostra proprietà, ma un bene pubblico che utilizziamo in concessione.
E le concessioni sono rilasciate a fronte di precisi vincoli, che vengono scrupolosamente rispettati.
Tra questi, appunto, c’è l’obbligo di rilascio per usi irrigui, in modo da garantire una portata costante sui “nodi” idraulici a valle, ovviamente tenendo presente le differenti condizioni locali.
È evidente che in Lombardia e in parte del Piemonte – dove ci sono i grandi laghi prealpini – la situazione è diversa da quella del Veneto, ove i laghi non ci sono.
Ma in questo quadro non è che possiamo decidere se rilasciare o meno l’acqua. Semplicemente abbiamo l’obbligo di farlo.
Solo al di fuori di questi vincoli siamo liberi di decidere come utilizzare al meglio l’acqua per ottimizzare la produzione di energia elettrica in relazione all’andamento della domanda e del mercato, alla quantità di acqua disponibile eccetera».



E, invece, cosa possono fare gli “altri”?

«Gli agricoltori possono ridurre i consumi di acqua, ad esempio passando dall’irrigazione a pioggia all’irrigazione a goccia, che a parità di beneficio sul prodotto ne utilizza molto meno.
In verità si tratta di uno sforzo di razionalizzazione che il settore agricolo sta effettuando già da molti anni. Va però incrementato.

Ma , in generale, il vero nodo della questione è che occorre porsi l’esigenza di una sana e razionale gestione della risorsa acqua a livello di Paese.
Il che vuol dire riduzione degli sprechi e razionalizzazione dei sistemi d’uso per tutti i comparti produttivi, adeguamento delle infrastrutture eccetera.
Tenendo ovviamente presente che quella idroelettrica è una risorsa indispensabile, che deve essere potenziata e non penalizzata.
Come peraltro è espressamente richiesto dalle direttive di politica energetica tanto nazionali quanto comunitarie».



Sull’esigenza di potenziare le fonti rinnovabili sono tutti d’accordo: governo, enti locali, comitati di cittadini, associazioni ambientaliste, industria. Tutti. Non è così anche per l’idroelettrico?

«L’idroelettrico è la principale fonte di energia rinnovabile nel mondo.
In Italia, dove copre circa il 90% di tutta la produzione da fonti rinnovabili – è ormai impensabile costruire nuovi grandi impianti.
Inoltre c’è la crescente esigenza di salvaguardare gli aspetti ambientali, con le problematiche legate al cosiddetto “minimo deflusso vitale”, che sono state rese più vincolanti dai recenti decreti legislativi n. 152/1999 e n. 152/2006.

In pratica, nel caso degli impianti a bacino, le derivazioni idroelettriche riducono di molto l’apporto idrico per un breve tratto a valle degli sbarramenti.
Le nuove norme impongono di rilasciare sempre un determinato quantitativo di acque per mantenere, appunto, un minimo deflusso vitale alla salvaguardia ecologica anche di quei brevi tratti di fiume.
In alcune Regioni – come la Lombardia, il Veneto e il Trentino – questa prassi è già in atto, ma l’applicazione generalizzata del minimo deflusso vitale in tutta Italia comporterà una sensibile riduzione della produzione idroelettrica»


lago Salarno


girante


stazione elettrica


pian di neve


stazione elettrica


saracinesca


centrale idroelettrica


generatore-turbina idraulica


Salarno


centrale idroelettrica

Quanto sensibile?

«Le nuove norme entreranno in vigore a fine 2008.
Stimiamo che, a partire dal 2009, ciò causerà una minore produzione idroelettrica del 10% l’anno, con ulteriori flessioni negli anni successivi in relazione al previsto inasprimento delle norme. Il che non sarà senza conseguenze, perché l’Unione Europea chiede che nel 2020 le fonti rinnovabili coprano il 20% di tutta la produzione di energia.

Un obiettivo che per l’Italia è molto difficile da raggiungere in ogni caso.
Ma così la situazione peggiora, perché il 10% della produzione idroelettrica non è poca cosa. Si tratta di un valore che, nel 2005, è stato pari a quasi il doppio della produzione di tutti gli impianti eolici e fotovoltaici installati in Italia.
Sostituire la nostra minore produzione con le altre fonti rinnovabili – eolico, fotovoltaico, biomasse eccetera – non sarà facile, in aggiunta allo sforzo di sviluppo che tali fonti dovranno fare per raggiungere gli obiettivi europei».



Effettivamente, però, l’applicazione del minimo deflusso vitale aiuterà a ristabilire equilibri ambientali di valli e fiumi

«Certamente. Nulla da dire su ciò. Chiediamo solo che la norma venga applicata in maniera oculata, valutando in maniera scientifica e non emotiva le specifiche peculiarità dei singoli bacini.
Ci sono zone, ad esempio, dove in determinati periodi dell’anno alcuni fiumi vanno naturalmente in secca. In quei casi ci auguriamo che venga rispettato il ciclo naturale e non ci si chieda di applicare il minimo deflusso vitale sempre e comunque, quasi che noi dovessimo sopperire a “carenze” della natura»








sezione turbina francis


lago Salarno


turbina




vasca impianto Anapo


Salarno


diga Gleno


diga Gleno


girante


centrale idroelettrica


girante


centrale idroelettrica


centrale idroelettrica


alternatore


girante

Presenzano, fabbrica di energia.

La centrale idroelettrica, situata tra le province di Caserta e Isernia, ha una fondamentale importanza nella produzione di energia per la vicinanza con la principale rete dorsale italiana.


IL PERCORSO DELL’ENERGIA

I due cicli dell’energia idraulica in una centrale idroelettrica di generazione e pompaggio.

Nell’impianto idroelettrico di Presenzano l’energia idraulica “primaria” viene accumulata nel bacino a monte.
Durante il funzionamento in generazione, l’acqua attraversa le gallerie in pressione e le condotte forzate e arriva in centrale.
Qui agisce sulle pale della turbina che, a sua volta, trasforma l’energia idraulica in energia meccanica di rotazione trasmessa, mediante un albero, all’alternatore.
Tocca a quest’ultimo trasformarla in energia elettrica.

Grazie al trasformatore, l’energia elettrica viene immessa sulle linee a 380 kV della rete di trasmissione.
Durante la notte, avviene il processo inverso.
L’energia elettrica viene prelevata dalla rete attraverso il trasformatore e fornita all’alternatore che, in questo caso, funziona da motore.
Il motore trascina l’albero e trasmette l’energia meccanica alla turbina che, girando in senso inverso, funziona da pompa:
prima preleva l’acqua dalla vasca inferiore, poi la rimanda al bacino superiore.

L’impianto

Gli impianti di pompaggio riqualificano l’energia elettrica.
Infatti, nelle ore diurne (quelle in cui c’è maggiore richiesta) producono energia pregiata, mentre di notte (quando la richiesta dell’utenza è di gran lunga minore) utilizzano l’energia disponibile per il pompaggio.

Caratteristica fondamentale dell’impianto di Presenzano è la sua posizione - pressoché baricentrica rispetto ai grandi centri urbani di Roma e Napoli – che permette di regolare la rete nell’Italia centro-meridionale.

La centrale, inoltre, è poco distante dal tracciato dell’elettrodotto a 380 kV che rappresneta la principale dorsale di trasporto d’energia della rete italiana.
L’impianto ha una potenza elettrica massima resa in generazione di circa 1.000 MW, in grado di alimentare, nelle ore di maggiore richiesta, l’equivalente di 350.000 utenze domestiche.

I principali componenti tecnici

Vanno a formare l’impianto idroelettrico di Presenzano:

  • 2 bacini di accumulo dell’acqua, uno superiore, l’altro inferiore
  • 2 gallerie di derivazione
  • 4 condotte forzate
  • 1 centrale in caverna composta da 4 gruppi reversibili generazione/pompaggio
  • 1 stazione elettrica all’aperto
GLI ELEMENTI DELL’IMPIANTO IDROELETTRICO

Breve viaggio alla scoperta del bacino, della vasca e della centrale di Presenzano

I volumi d’acqua pompati nelle ore notturne dalla vasca inferiore sono immagazzinati nel bacino superiore di Césima.
Per la sua realizzazione si è provveduto allo sbarramento del vallone di Césima (che nel suo corso basso è chiamato anche Rio Rava) con una diga in rockfill dell’altezza di 45 metri e della lunghezza al coronamento di 285 metri.
La capacità occorrente è stata ottenuta ampliando quella disponibile naturalmente, mediante scavi per un totale di 2,9 x 106 m3 circa.

Vasca

La vasca inferiore è invece situata nella piana a est dell’abitato di Presenzano e ha il compito di accumulare i volumi d’acqua turbinati in centrale durante il giorno.
È realizzata per intero artificialmente mediante scavi (5,3 x 106 m3) e arginature perimetrali realizzate in tout-venant calcareo prelevato da una cava appositamente aperta sulle pendici del massiccio di Césima.

Gallerie

Dal bacino di Césima partono 2 gallerie in pressione, il cui tracciato si sviluppa attraverso formazioni calcareo-dolomitiche.
Al termine di ciascuna delle due gallerie si trova un pozzo piezometrico (identico per le due derivazioni) del tipo differenziale con camere di alimentazione inferiore e di espansione superiore.

Condotte forzate

Le quattro tubazioni metalliche, collegate ognuna a un gruppo turbina/alternatore della centrale, sono installate all’aperto su un’unica sede per la prima parte del loro sviluppo.
Terminano in quattro discenderie indipendenti in galleria fortemente inclinata

Centrale

Ubicata di fronte al serbatoio inferiore, è costituita da 4 pozzi separati (diametro interno di 21 metri e profondità di 72 metri e mezzo, disposti alla distanza di 40 metri l’uno dall’altro).
In ogni serbatoio è installato un gruppo binario ad asse verticale, formato da un generatore/motore da 300 MVA accoppiato a una turbina reversibile monostadio da 250 MW.
I pozzi sono collegati in sommità da un corpo di fabbrica anch’esso interrato.
Sul piazzale della centrale (168 metri e mezzo sul livello del mare) sono installate due gru elettriche a portico da 250 tonnelate (scorrevoli su appositi binari) a servizio dei pozzi e dell’annessa officina di premontaggio.

Dati tecnici

Stazione elettrica Nella stazione elettrica, che si trova all’aperto, su un piazzale a due livelli retrostanti la centrale, sono installati quattro trasformatori elevatori da 300 MVA, una sezione a 380 kV con tre linee di collegamento alla rete (in futuro si prevede la realizzazione di una quarta linea).
A garantire l’alimentazione dei servizi ausiliari della centrale contribuisce una stazione di trasformazione 220/10/12 kV, dietro la centrale e collegata alla locale rete a 220 kV.


ATTENZIONE PER L’AMBIENTE

La storia di un impianto che si è posto l’obiettivo della salvaguardia del paesaggio circostante.

L’impianto di Presenzano si sviluppa in parte nel territorio del comune di Sesto Campano, in provincia di Isernia, e in parte nel comune di Presenzano, in provincia di Caserta.

Quella della centrale idroelettrica è una storia recente.
I lavori di costruzione iniziarono infatti il 1° luglio del 1981.
Nove anni dopo toccò all’allora presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, inaugurare la centrale, dando il via alla rotazione del primo gruppo: era il 5 luglio del 1990.

L’impianto di Presenzano cominciò a lavorare a pieno regime il 23 gennaio 1997, raggiungendo i 1.000 MW, il valore massimo della potenza installata.
L’attenzione per l’ambiente è stato uno degli aspetti fondamentali della costruzione dell’impianto.
Il progetto di una centrale a pozzo ha ridotto al minimo i corpi di fabbrica affioranti sopra il piano di campagna.
Sui pendii esterni, inoltre, è stata posta notevole cura nel predisporre la stesura di un adeguato manto vegetale.
A confermare la preoccupazione per il territorio circostante, bisogna ricordare che l’insediamento dell’impianto non ha modificato il regime dei corsi d’acqua della zona.

Le portate necessarie al funzionamento della centrale di Presenzano, infatti, sono costituite da modesti apporti idrici occorrenti a reintegrare i volumi evaporati e ad evitare eventuali fenomeni di eutrofizzazione dell’acqua invasata nei bacini.

Per quanto riguarda il fondo e le sponde dei due serbatoi, infine, si è proceduto alla impermeabilizzazione grazie ad un manto di conglomerato bituminoso steso su opportuni strati filtranti.
Questi ultimi garantiscono un sistema di drenaggio che consente il controllo e la misura di eventuali perdite del rivestimento.





scarico - supporto


centrale idroelettrica


alternatore - regolatore



Cogolo (TN) - ENEL: VENERDI’ 17 AGOSTO SARA’ “CENTRALE APERTA” A COGOLO

Centrale di Cogolo

L’appuntamento presso l’impianto idroelettrico Enel situato in Val di Peio, quest’anno sarà particolarmente ricco, e conterà sulla collaborazione del Comune di Peio, dell’Associazione Linum e dell’Ecomuseo della Val di Pejo.

Da oltre 80 anni, infatti, il moto di turbine ed alternatori della centrale accompagna la vita della valle.

A tutto questo farà da sfondo lo storico impianto idroelettrico che potrà essere visitato da chiunque voglia conoscere più da vicino questo importante impianto di produzione di energia elettrica, quali tecnologie applica e come si integra nel territorio circostante.

Il programma di Centrale Aperta, che si terrà venerdì 17 agosto, dalle 10 alle 17, offrirà la possibilità di assistere alla tradizionale tessitura e tintoria della lana delle Alpi con erbe e bacche del territorio animata dall’Associazione La Ventessa.

L’ingresso a “Centrale aperta” è libero e gratuito.

La centrale di Cogolo

La centrale di Cogolo, entrata in servizio alla fine degli anni ‘20, con le sue peculiarità artistiche ed architettoniche di inizio ‘900, è una vera e propria finestra di conoscenza dello sviluppo dell’industria elettrica in Trentino e nella valle di Pejo ed è fra i più interessanti esempi di architettura industriale ed uno dei siti più pregevoli del territorio trentino.

All’esterno l’edificio assume i caratteri delle costruzioni montane, con largo impiego di elementi costruttivi e decorativi in legno.

All’interno, la sala macchine è impreziosita da decorazioni a graffito del sistema idroelettrico del Careser e di Pian Palù.
La cura dei dettagli e le decorazioni interne rendono l’impianto di produzione particolarmente suggestivo.

La centrale, con una potenza installata di 100 megawatt ed una producibilità media annua di 200 milioni di chilowattora è in grado di fornire l’energia elettrica sufficiente al consumo annuo di circa 75.000 famiglie.



Le acque del lago Delio alimentano la centrale di generazione e pompaggio di Roncovalgrande
attraverso due condotte forzate sotterranee ciascuna con una portata di 80 m3 /sec.
Il bacino ha una capacità di invaso di circa 10 milioni di m3.
L’impianto è progettato anche per accumulare nel lago Delio, mediante pompaggio nelle ore notturne e nei giorni festivi, le acque prelevate dal lago Maggiore e quindi utilizzarle in generazione nelle ore diurne di maggiore richiesta.



da: web-site Enel - 07/11/2007 Domodossola

PALLANZENO: ENERGIA SEMPRE PIU' VERDE NELLE CENTRALI "STORICHE" DELL'OSSOLA

Ha ripreso la produzione il primo impianto installato nella Valle Antrona nel 1926.

Enel rafforza la propria presenza nel rispetto dell’ambiente in un territorio ricco di storia e di bellezze naturali come la Valle Antrona.
Infatti, dopo i lavori di ammodernamento e ambientalizzazione dell’impianto, è stato effettuato con successo il primo parallelo del nuovo gruppo 1 della centrale idroelettrica di Pallanzeno ed è rientrato in servizio il gruppo 3, che sarà utilizzato fino al completamento del nuovo gruppo 2.

L’impianto rinnovato avrà una potenza totale di quasi 42 migliaia di kW ed una producibilità annua di circa 140 milioni di kWh.

L’impianto idroelettrico di Pallanzeno, classico esempio di architettura industriale che richiama il modello ottocentesco di palazzo aristocratico, è il primo impianto istallato nella Valle Antrona.
Entrato in esercizio nel 1926, si sviluppa nel territorio dei comuni di Antrona Schieranco, Viganella, Seppiana e Pallanzeno, in provincia di Verbania.

È stato realizzato insiema alle maestose centrali progettate in tutta la valle ossolana dall’architetto Piero Portaluppi, come Crevola e Verampio, anch’esse oggetto di rinnovamento.

L’impianto sfrutta le acque del torrente Ovesca, del canale di scarico della centrale di Rovesca e quelle di tre piccoli rii su un salto che va dalla quota media delle opere di presa pari a 790 m.s.m. fino alla quota di restituzione pari a circa 239 m.s.m. ed una portata derivabile di 8 m3/s.
I lavori di rinnovamento dell’impianto si sono svolti in gran parte durante il fermo totale della Centrale. Questi hanno interessato sia la manutenzione straordinaria delle opere civili che la sostituzione del macchinario elettromeccanico, i trasformatori e i relativi sistemi di automazione e controllo.



da: web-site Enel - 25/04/2008

FIRMATO L’ACCORDO TRA ENEL PRODUZIONE E DOLOMITI ENERGIA PER SVILUPPARE L’IDROELETTRICO NELLA PROVINCIA DI TRENTO

24/04/2008

• Enel Produzione cederà a Dolomiti Energia per circa 563 milioni di euro, salvo conguaglio, il 51% di una NewCo alla quale conferirà il ramo d’azienda idroelettrico della Provincia di Trento e alla quale Enel Rete Gas cederà il 100% di Avisio Energia.
• L’accordo è subordinato al prolungamento per almeno 10 anni delle concessioni idroelettriche interessate e all’approvazione dell’Antitrust.

Roma-Trento, 24 aprile 2008
- Facendo seguito al Memorandum of Understanding (“MoU”) sottoscritto in data 13 novembre 2007, Enel Produzione SpA (“Enel Produzione”) e Dolomiti Energia SpA – società partecipata da Tecnofin Trentina SpA (28,07%), Trentino Servizi SpA (24,16%), FT Energia SpA (22%), Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto (10%), nonché da alcune utilities locali trentine e da alcuni soci industriali privati, nel prosieguo per brevità “Dolomiti Energia” e, cumulativamente con Enel Produzione, le “Parti” – hanno firmato oggi l’Accordo di Investimento (“Accordo”) per lo sviluppo congiunto del settore idroelettrico nella Provincia Autonoma di Trento.

L’Accordo prevede la cessione a Dolomiti Energia del 51% del capitale di una società - che sarà denominata Hydro Dolomiti Enel S.r.l. (“NewCo”) - che Enel Produzione costituirà e alla quale, prima del trasferimento della partecipazione sopra indicata, la stessa Enel Produzione conferirà il ramo di azienda di generazione da fonte idroelettrica di cui dispone nella provincia di Trento ed Enel Rete Gas SpA cederà l’intero capitale di Avisio Energia SpA, società che distribuisce gas naturale in 32 comuni della stessa provincia di Trento.

Il ramo di azienda oggetto di conferimento alla NewCo si compone di 14 concessioni per grandi derivazioni idroelettriche e di 22 centrali per una potenza efficiente complessiva di 1,4 GW ed una producibilità di 3,6 TWh annui, nonché di 7 centrali “mini idro” (piccole derivazioni) di potenza efficiente complessiva pari a 14 MW e una producibilità di circa 46 GWh annui.

Il valore del 51% della NewCo oggetto di cessione a Dolomiti Energia è stato provvisoriamente stabilito dalle Parti in 562,7 milioni di euro e verrà integralmente corrisposto al momento del relativo trasferimento, al netto della corrispondente quota della posizione finanziaria netta delle attività conferite alla NewCo e dei flussi di cassa stimati per il ramo d’azienda interessato tra il 1° gennaio 2008 (data di riferimento per la valorizzazione della NewCo) e la data di efficacia del conferimento del ramo d’azienda alla NewCo. Detto importo formerà successivamente oggetto di ulteriore aggiustamento, con relativo conguaglio, principalmente in funzione della differenza fra il valore della produzione stimata ed il valore della produzione effettiva del ramo d’azienda in questione nel periodo 2008-2010.

L’Accordo prevede inoltre che qualora non venga rilasciato il nulla osta al trasferimento in capo alla NewCo della concessione relativa all’impianto di San Floriano contestualmente al nulla osta relativo al trasferimento delle altre concessioni, il valore provvisorio del 51% della NewCo oggetto di cessione a Dolomiti Energia – soggetto a rettifiche e successivi aggiustamenti secondo quanto sopra indicato – sarà proporzionalmente ridotto.
In tal caso, nel momento in cui il nulla osta in questione verrà rilasciato, la concessione relativa all’impianto di San Floriano formerà oggetto di successivo conferimento alla NewCo da parte di Enel Produzione e Dolomiti Energia avrà l’obbligo di acquistare da quest’ultima una quota del capitale della NewCo idonea a ripristinare una partecipazione complessiva del 51%.

Il perfezionamento dell’operazione presuppone che, anche all’esito della richiesta di Enel Produzione e per effetto di provvedimenti normativi definitivi, il termine di scadenza delle concessioni per grandi derivazioni idroelettriche che interessano il ramo d’azienda oggetto del conferimento alla NewCo - termine già fissato al 31 dicembre 2010 - venga prorogato per un periodo non inferiore a 10 anni, in modo da consentire lo sviluppo del piano industriale ipotizzato dalle Parti.
La cessione del 51% della NewCo a Dolomiti Energia è altresì subordinata all’ottenimento del nulla osta all’operazione da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

L’Accordo prevede inoltre il riconoscimento a Dolomiti Energia di un’opzione call ad acquistare da Enel Produzione un’ulteriore quota del capitale della NewCo.
Tale opzione potrà essere esercitata entro il 31 dicembre 2020 a condizione che la durata delle concessioni per grandi derivazioni idroelettriche che interessano il ramo d’azienda oggetto del conferimento alla NewCo venga rideterminata.

La quota del capitale della NewCo che Dolomiti Energia potrà acquisire mediante l’esercizio della suddetta opzione call sarà pari al 9%, qualora – al momento dell’esercizio della call stessa - la quota di partecipazione nella NewCo posseduta da Dolomiti Energia continui ad essere pari al 51%; in caso contrario, la quota di capitale oggetto della call sarà rideterminata con metodo proporzionale.
Il prezzo di esercizio dell’opzione call da parte di Dolomiti Energia sarà parametrato a una valorizzazione del 100% della NewCo, salvo aggiustamenti dovuti ad eventuali operazioni straordinarie sul capitale o distribuzione di dividendi da parte della NewCo.

Sono stati altresì definiti tra le Parti i patti parasociali che regoleranno la governance della NewCo, nonché il testo dello statuto di quest’ultima società (che prevedrà, tra l’altro, un diritto di prelazione reciproco tra i due soci).
Tali patti, che contemplano l’obbligo delle Parti di non trasferire le partecipazioni possedute nella NewCo per un periodo di 36 mesi, avranno durata sino alla fine del 2020 e saranno rinnovati tacitamente a condizione che ognuna delle Parti conservi una partecipazione nella Newco almeno pari al 35% del capitale.

In particolare, i patti parasociali prevedono che, fino alla data dell’assemblea che approverà il bilancio relativo all’esercizio 2010, la NewCo sarà gestita da un consiglio di amministrazione composto da cinque membri, dei quali due designati da Dolomiti Energia (tra i quali verrà eletto il presidente) e tre designati da Enel Produzione (tra i quali verrà eletto l’amministratore delegato).

Nel periodo successivo sarà invece Dolomiti Energia a designare tre consiglieri di amministrazione (tra i quali l’amministratore delegato), mentre Enel Produzione designerà i rimanenti due consiglieri (tra i quali il presidente).

L’assemblea della NewCo adotterà le proprie deliberazioni secondo le maggioranze di legge, fatta eccezione per alcune materie per le quali è richiesto il consenso del 75% del capitale sociale.

Tenuto conto dell’assetto di governance descritto, Enel Produzione eserciterà un’influenza dominante sulla NewCo e potrà dunque procedere, in base alla legge e ai principi contabili internazionali, al consolidamento integrale dei risultati della NewCo stessa fino al 31 dicembre 2010.




diga Arno: "bolognino" inciso
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centrali idroelettriche - polimi - prof. Berizzi -

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