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da:la Repubblica 15 agosto 2004 |
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Da La Repubblica di domenica 19 dicembre 2004
- di Michele Serra Il centrosinistra litiga su tutto, ed è un difetto insopportabile. Ma il centrodestra non litiga mai e digerisce compatto anche le peggiori porcherie come il salva-Previti, e questo non è neanche un difetto è una catastrofe morale. Lasciamo da parte, per l'occasione i prudenti eufemismi e le bellurie dialettiche, e diciamo che votare quella roba è stato un gesto vergognoso, che c'entra assai poco con la destra e la sinistra e c'entra moltissimo con il servilismo imbelle nei confronti del Capo. Passi per i fanatici, magari davvero convinti che la magistratura sia un covo di eversori che perseguitano gli innocenti. Ma gli altri, i "moderati", gli alleati più presentabili, gli amabili conversatori, le persone perbene della maggioranza, come hanno potuto votare una roba del genere senza sentirsi la ridicola foglia di fico di una cricca che occupa lo Stato (disprezzandolo, tra l'altro) solo per aggiustare le proprie faccende private? No, non c'è un regime: perché non ce n'è bisogno. Basta e avanza, per ridurre la politica a un club privé, l'illimitato conformismo dei peones, la furba vaghezza dei telegiornali (sempre più cronaca nera e rosa, sempre meno informazione politica), la remissività ipocrita di chi sapeva benissimo di votare una schifezza, ma lo ha fatto, eccome se lo ha fatto, per pura mancanza di dignità. Venerdì 14 gennaio 2005 - Il Manifesto- Embrioni nel far west - di Ida Dominijanni La legge contro la procreazione assistita generata dal parlamento italiano in un percorso a ostacoli durato sette anni è una legge incostituzionale, nefasta e inemendabile. Non è solo liberticida, discriminatoria, moralista, conformista, antiscientista: è sbagliata nell'impianto e nell'esito, nella sintassi e nella grammatica, nelle motivazioni e nei fini. E' figlia di un parlamento ignorante, di uno stato etico, di una Repubblica confessionale, di un diritto penale massimo, di un patriarcato rancoroso. ...... (omissis) ...... |
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Da La Repubblica di domenica 19 dicembre 2004
- di E. Scalfari ......... omissis ........ Concludo. Nell'ultimo anno e mezzo della legislatura il governo e la maggioranza che lo sostiene hanno evidentemente deciso di smantellare le strutture fondamentali della Costituzione e dello stato di diritto trasformando l'impianto liberal-democratico della separazione dei poteri e del loro reciproco equilibrarsi in un sistema di potere che riposa unicamente sulla dittatura di una maggioranza clonata e riprodotta in fotocopia come pura proiezione numerica di una autocrazia in avanzato stato di costruzione. Era prevedibile che ciò accadesse date le caratteristiche del gruppo che si è formato nel '93 e che nel 2001 ha legittimamente conquistato il potere con la chiara e dichiarata intenzione di stravolgere le regole e rendere irreversibile quella conquista. Se c'è un momento in cui si può dire senza tema di drammatizzare spinte emotive e moralistiche che la democrazia e lo stato di diritto sono in pericolo; se c'è un momento in cui tutte le convenienze di gruppo e di partito debbono cedere alla tutela del bene comune, sia a destra che al centro e a sinistra, per impedire che la devastazione istituzionale e morale in corso arrivi a compimento; se c'è infine un momento in cui, come ha scritto ieri Claudio Magris sul "Corriere della Sera" tutti gli uomini liberi si debbono unire contro uno scandalo e un'avventura di questa gravità; ebbene quel momento è venuto. Il nostro comune punto di riferimento non può che essere il presidente della Repubblica. Da solo e con la sola forza che gli deriva dalla Costituzione egli sta adempiendo al suo compito. Ancora pochi giorni fa l'ho udito dire che i suoi doveri sono quelli che la Costituzione e la sua coscienza gli impongono e che ad essi non verrà mai meno in nessun caso. Non è mai stato un uomo di parte, il nostro presidente, e mai lo sarà. Per questo il consenso che lo circonda è così vasto ed è questa la sua forza e la forza della nostra Repubblica. |
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Da il Venerdì di Repubblica del 18-02-2005 pag. 11 -- di Giorgio Bocca: Errori di ieri e propaganda di oggi ...... (omissis) ...... Se ci saranno ancora dittatori, saranno probabilmente dei super Mogol, proprietari di reti televisive e di club sportivi, che parlano come predicatori evangelici, disprezzano la democrazia e mettono in guardia contro minacce e nemici. Dei segnali premonitori possono già scorgersi in democrazie come l'Italia e la Thailandia, Paesi entrambi governati da magnati populisti proprietari di televisioni, sprezzanti verso l'indipendenza dei giudici e l'opposizione politica. Sono grandi uomini con grandi idee, promettono di farla finita con i piccoli compromessi e i mediocri aggiustamenti dei politici. ...... (omissis) ...... |