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Le coppie di fatto e i "no" del Vaticano
lettera a Corrado Augias da lettore di la Repubblica - giovedì 15 settembre 2005
Dottor Augias, l'ingerenza del Vaticano negli affari di un Paese laico e democratico, potrebbero forse essere tollerati solo e soltanto se fossero distribuiti in eguale misura in tutto il mondo cristiano.
Ciò non avviene, perché solo in Italia la politica deve stare attenta a quello che fa.
In Spagna, paese cattolicissimo, Zapatero ha subìto solo qualche rumore di fondo, senza che la popolazione venisse influenzata troppo dagli anatemi, peraltro all'acqua di rose, del Vaticano.
Per troppi secoli invece l'ltalia è stata schiava del Vaticano.
lo sono stufo e con me moltissimi altri, dl avere una classe politica che decide i propri passi assecondando i voleri ecclesiastici perché senza quelli non si prendono voti a sufficienza per vincere.
Il fastidio che provo nell'essere governato da leggi influenzate dal volere di fantomatici dèi è enorme.
Fabio Ferrari
Nei prossimi giorni capiremo meglio che peso dare all'attacco dell'organo vaticano ai Patti civili tra conviventi enunciato da Prodi.
Sarebbe in atto uno scontro di correnti all'interno della chiesa ed è possibile che l'iniziale posizione venga mitigata.
Resta la durezza dell'avvertimento che in nessun altro paese europeo sarebbe stata concepibile né tollerata.
Le conseguenze della vittoria nel referendum sulla procreazione sono pesanti.
Nel suo comportamento politico la chiesa cattolica è maestra nell'occupare sempre tutto il territorio che le circostanze gli consentono. E' una dottrina secolare.
Il prof. Vincenzo Ferrone, ordinario d Storia moderna, in un convegno di qualche mese fa fece notare come la chiesa di Roma, e soprattutto il papato, non abbia mai fatto davvero i conti con l'illuminismo e la Rivoluzione francese.
Ferrone ricordava come Leone XIII, papa Pecci, ancora nel 1888 nella sua enciclica "Libertas" scrivesse:
"Non è assolutamente lecito invocare, difendere, concedere una ibrida libertà di pensiero, di stampa, di parola, d'insegnamento o di culto come se fossero altrettanti diritti che la natura ha attribuito all'uomo".
Di papa Ratzinger sappiamo poco;
sappiamo però che Giovanni Paolo II nell'enciclica "Evangelium Vitae" ha affermato:
"La democrazia a onta delle sue regole, cammina sulla strada di un sostanziale totalitarismo", quando vota in contrasto con l'etica sostenuta dalla Chiesa.
In una comunità fortemente gerarchizzata, dotata di un senso - e di una memoria - così forte della (sua) storia, sono avvertimenti che pesano.
Il papa defunto ha spesso ripetuto di considerare lo sviluppo del pensiero europeo da Cartesio all'Illuminismo come ispirato ad un "programma anticristiano".
Solo pochi decenni fa Pio XI, papa Ratti, dichiarava senza tremare:
"Se c'è un regime totalitario, di fatto e di diritto, è il regime della Chiesa, perché l'uomo appartiene totalmente alla Chiesa, deve appartenerle, dato che l'uomo è creatura del Buon Dio... E il rappresentante delle idee, dei pensieri e dei diritti di Dio, non è che la Chiesa"
Sorprendersi degli atteggiamenti sui Pacs, significa dimenticare la durezza di questa cultura.
E' ingenuo.
O ipocrita.
 lago di Campo
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 lago di Campo
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AL REFERENDUM DEL 12-13 GIUGNO 2005 - sulla procreazione assistita - NON ASTENETEVI: VOTATE SI
sulla prima scheda (colore azzurro):
PER LA LIBERTA' DI RICERCA SCIENTIFICA
E PER LA SPERANZA DI CURA DI MILIONI DI AMMALATI.
Siamo un gruppo di ammalati affetti da malattie neurodegenerative (Sclerosi laterale amiotrofica-SLA; Sclerosi Multipla; Morbo di Alzheimer, di Parkinson; Corea di Huntington; Distrofia Muscolare), malattie attualmente incurabili; ed abbiamo deciso di lanciare un appello a tutte le persone di buona volontà affinché il 12-13 giugno non disertino le urne, ma vadano a votare con senso di responsabilità.
La ricerca sulle staminali embrionali rappresenta una speranza di cura per malattie terribili come le nostre e per molte altre (infarto, diabete, fibrosi cistica, autismo, varie forme di cancro ecc.) che colpiscono in Italia milioni di persone.
Gli ultimi risultati della ricerca ottenuti in questi giorni in Corea e in Gran Bretagna dimostrano che è possibile in futuro creare cellule staminali che possano curare queste gravi malattie.
La legge 40 vieta l'utilizzo per la ricerca scientifica delle cellule staminali embrionali, che già sono state prodotte per la fecondazione assistita: si tratta di circa 30000 embrioni congelati, che, non essendo stati usati per la fecondazione, alla fine saranno destinati alla spazzatura.
La maggioranza degli scienziati e medici italiani a partire dai premi nobel Rita Levi Montalcini e Renato Dulbecco, al professor Umberto Veronesi è favorevole alla ricerca sulle staminali embrionali, pur con le doverose limitazioni ed in un ambito rigidamente controllato.
Le cellule staminali embrionali hanno potenzialità enormi e su questo concorda la comunità scientifica internazionale.
Non si deve contrapporre la ricerca sulle staminali embrionali a quella sulle staminali adulte.
Entrambe le strade devono essere percorse per valutare razionalmente la via migliore per curare le malattie.
Il nostro appello di ammalati è quello di recarvi alle urne e di votare SI, in particolare per far progredire la ricerca scientifica, con la fondata speranza che in futuro malattie oggi incurabili possano trovare una soluzione positiva.
Vi invitiamo quindi ad ANDARE A VOTARE E A VOTARE SI
sul primo quesito "per la libertà di ricerca scientifica"
VOTA E FAI VOTARE
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L 'identità nazionale perduta di Giorgio Ruffolo
da "la Repubblica" - mercoledì 5 ottobre 2005
Indipendentemente dal merito la sceneggiata di Washington, degna dei vecchi fratelli Derege, ripresenta il problema dell'avanspettacolo di questo governo:
Premier che fanno le corna, Ministri del Tesoro che si producono in imitazioni, eccetera.
A quando il cerchio di fuoco?
Almeno un primato, in Europa, lo abbiamo realizzato.
C'è però da chiedersi, per non esserne grati solo a questo governo, se questo non sia il portato di una corrente istrionica italiana che viene da lontano.
Crispi che si veste da ussaro in omaggio agli Asburgo e in odio ai francesi.
Mussolini che si spoglia, picconando i muri dell' E.42 o issandosi su una trebbiatrice, circondato da questurini travestiti da massaie rurali.
Un retaggio di cialtroneria teatrale.
Durante il fascismo quella corrente raggiunse un apice.
Romanità di cartapesta, archi trionfali di cartapesta, carri armati di cartapesta.
Il riscatto, nel dopoguerra, fu terribilmente faticoso.
Un riscatto che non si è manifestato solo nella ricostruzione e nella Resistenza, ma nella riconquista della serietà.
Ricordate la grande dignità del discorso di De Gasperi all'Onu, subito dopo la guerra e la sconfitta, che raccolse l'applauso rispettoso di tutti i delegati?
E poi, ecco questa ricaduta.
Penso alla piazzata di Berlusconi al Parlamento Europeo!
I danni della sbronza berlusconiana non stanno tanto nel declino economico, ma in quello morale.
La contrapposizione tra la sinistra e la destra sul terreno della politica economica e sociale la condividiamo con tutta l'Europa:
il conflitto tra solidarietà e competitività, tra stato assistenziale e mercato liberista.
Il berlusconismo, invece, è una autentica anomalia italiana. Come quella fascista? Non scherziamo. Sappiamo che la storia può ripetersi:
ma la prima volta in dramma, la seconda in commedia.
Il dramma della destra fascista assunse le forme dell'imperialismo di cartapesta.
La commedia della destra berlusconiana quelle del privatismo apolitico.
Fenomenologicamente parlando, due forme opposte, se si prescinde dalle pagliacciate della Lega:
le corna celtiche sui cimieri padani e le ampolle del Po, pallidi succedanei dei passi romani di parata e delle quadrate legioni.
In questa, speriamo breve, nuova stagione politica, alla retorica nazionalistica si contrappone addirittura il revisionismo delle ragioni di orgoglio nazionale: della Resistenza, ma anche del Risorgimento.
"Nazionale" è solo quella del calcio, cui si ispira l'ideologia di Forza Italia.
La nuova maggioranza comprende in sé, come parte costituente e decisiva, una forza politica che manifesta apertamente indifferenza o addirittura disprezzo per la storia nazionale. Ve lo Immaginate, per dire, in Francia uno che invita a buttare il tricolore al cesso e lo fanno Ministro?
All'opposto della retorica maschia e proletaria, si è installata al governo del Paese la guitteria mandolinistica e barzellettistica.
Eppure. Opposte fenomenologicamente, le due stagioni condividono una caratteristica originaria:
l'assenza di una vera, seria, autentica, identità nazionale.
E di una vera classe dirigente che la rappresenti e che sia garante della sua condivisione.
Accade così che, come nel passato i grandi liberali di una volta, Benedetto Croce in testa, avallarono il fascismo (per ricredersi quando era troppo tardi): non solo le sue violenze, ma anche le sue pagliacciate; quelli tra virgolette di oggi fingono che il berlusconismo sia una forma di liberalismo antistatalistico, non un attentato alla dignità nazionale, alle fondamenta costituzionali e alla credibilità internazionale della Repubblica.
E' così che di fronte alle manifestazioni più umilianti del degrado dell'immagine politica e morale di questo Paese, alzano appena il sopracciglio.
Invece di denunciarne i guasti, ieri accusavano chi li denunciava di colpevole drammatizzazione, di "antiberlusconismo pregiudiziale"; e oggi, invece di riconoscerli, invitando il principale responsabile a farsi da parte, si dolgono della sua possibile dipartita, rimproverandolo di averla resa possibile con mosse tattiche sbagliate.
La responsabilità della sbronza berlusconiana, come di quella mussoliniana, è di una classe politica che è liberale solo nei riguardi delle proprie viltà.
Ripeto: niente a che fare tra il berlusconismo e il fascismo.
Il fascismo non è stato solo folklore.
E' stato assassinio della libertà; non solo vergogna morale, ma tragedia sanguinosa di un popolo.
Niente a che fare, dunque, con le sue nefandezze liberticide.
Però bisogna dirlo: niente a che fare neppure con la sua "cultura", che aveva fatto i conti, a modo suo s'intende, con la storia, con la filosofia, con la letteratura e con l'arte del suo secolo.
Niente a che fare. Ma anche questa destra è un grande pericolo.
Non solo per l'economia, ma per l'identità nazionale e la costituzione morale della Repubblica.
Lo ha certamente capito il Presidente della Repubblica che, nel rigoroso rispetto delle regole costituzionali, rappresenta oggi il solo vero antidoto alla minacciosa deriva politica di questo Paese.
Deve capirlo in profondità la Sinistra.
La quale potrà assolvere al durissimo compito, se le sarà affidato, di una riscossa non solo economica, ma anche e soprattutto morale, soltanto se lo ancorerà, come giustamente insiste Alfredo Reichlin, a una riflessione profonda sull'identità nazionale italiana.
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Last updated 21.3.2008
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