blackout .... fuori tema quindici .... 03 Dicembre 2005

le ragioni degli industriali.. adamello 1984.. Miller 15 giugno 2004..

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Da La Repubblica di martedì 13 dicembre 2005


Di Canio, fascista impunito
MICHELE SERRA

….....(ommissis).....
Sarebbe reato diciamolo per inciso, ma la depenalizzazione di fatto dell'apologia di fascismo, in quel carnaio di illegalità che sono gli stadi, rischia di passare per un dettaglio.
Perfino nel commento del sindaco di Roma.

Quanto alla politica, e a Livorno-Lazio: eccola lì, ridotta a un derby di provincia tra due curve ringhiose di figli di mamma, che tornando a casa non troveranno né lager né gulag, ma la Domenica sportiva.
E la storia italiana, con il suo carico di tragedia e di gloria, di dittatura e libertà, è finalmente al vaglio del giudice sportivo:
una o due domeniche di riposo per chi saluta romanamente le svastiche esposte nella sua curva?
E i "valori" fascisti, evocati da un attaccante in crisi di nervi come "senso di appartenenza al mio popolo", diventano l'incresciosa parodia domenicale del sangue (vero) versato a fiumi nella guerra del Duce, e del suo amico tedesco sterminatore di ebrei, zingari e omosessuali.

Io me ne frego - per usare un'espressione a lui familiare - che Paolo Di Canio sia fascista.
Ce ne sono ancora tanti, in questo Paese, dì quelli difficili e di quelli facili, di quelli duri e di quelli molli sdoganati dal sottogoverno, tutti gratificati, comunque, dall'andazzo modaiolo (e molto radical-chic, caro Di Canio) del revisionismo storico, e dello sfregio ininterrotto alla Costituzione.

Quasi tutti col culo al caldo, anche se la retorica di parrocchia si ammanta di rischio e audacia:
una minoranza sdoganata da fior di professori e ministri, giornalisti e romanzieri, gente da palinsesto, fascisti da audience, che però ama tanto passarsela da perseguitata, perché è più maudit.

Quello che duole, quello che fa ribrezzo, è vedere il grumo ancora dolente del Novecento italiano ridotto a litigio da moviola, come i fuorigioco e i rigori:
e di questo Paolo Di Canio, se è intelligente come dice, dovrebbe provare vergogna.

Vergognarsi di essere, per giunta orgogliosamente, il protagonista più vistoso di una farsa, con il fascismo e il comunismo ridotti a un palio domenicale per pochi isterici, le solite curve ululanti negli stadi sempre più vuoti, abbandonati da chi ha schifo proprio di quella farsa, di quella spropositata e presuntuosissima simulazione di guerra incarnata da poveracci che su Mussolini non hanno letto un libro, e fanno fatica a leggere per intero anche uno striscione.

Se davvero Di Canio, che è un professionista famoso e un romano abbiente, avesse a cuore "il suo popolo", come pomposamente definisce i due o trecento disturbati che hanno sequestrato la curva della povera Lazio pavesandola di croci uncinate, la pianterebbe di aizzarli: o ha bisogno di una così triste claque per le sue vanitose passerelle da ardito fuori tempo massimo?
………….....(ommissis).....


Da La Repubblica di sabato 03 dicembre 2005


INTOCCABLI DI STATO
GIORGIO BOCCA

I GIUDICI della Corte d'Appello hanno confermato la condanna di Cesare Previti a cinque anni quella di Attilio Pacifico a quattro e ridotta, da Otto a sette, quella per Renato Squillante.

Ma la banda di ladri e corruttori che faceva capo allo studio di Previti continua imperterrita a giocare con la legge e con le leggi e a irridere lo Stato
"Portavamo sacchi di miliardi all'estero?
Eravamo degli evasori fiscali, qual'è il problema?".

Non aveva problemi la banda dell'avvocato Previti che si riuniva a giocare a calcetto alla Canottieri Lazio.
I magistrati chiedevano: dove li avete presi, da chi li avete avuti tutti i miliardi che avete portato in Svizzera?

RISPONDEVANO allegri e tranquilli come Squillane: "Me li hanno dati i miei suoceri che tengono una oreficeria a Napoli e anche mio cognato che ha una pellicceria".
"E come li tenevate i conti?".
"Tenevo gli appunti su un quadernetto poi andavo a Napoli dai miei parenti e dicevo: papà tu hai questo, mamma tu hai quest'altro".



lago di Campo


valle Adamé




Tranquilli e giulivi come l'avvocato Pacifico che nei giorni del processo girava per i corridoi e regalava ai cronisti scampoli di saggezza

"ar monno miei cari er più pulito c'ha la rogna".

Il consigliere politico di Forza Italia Francesco Giro dichiara:

"All'onorevole Previti Forza Italia esprime la sua piena solidarietà e la stima che si deve a un professionista serio e ad un politico che si è conquistato il seggio grazie al largo consenso personale riscosso nel proprio collegio con il sostegno diretto degli elettori e delle elettrici romani che hanno creduto nella sua persona e nel valore aggiunto del suo impegno per la città di Roma, al quale (sic) tutti teniamo molto".

Osserva l'onorevole Pecoraro Scanio: "Una cosa è la presunzione di innocenza e il diritto alla difesa, principi che rispettiamo, un'altra dimenticare qualsiasi deontologia della politica anche di fronte a reati contro la pubblica amministrazione".

Ma nel nostro paese la deontologia è un venticello che ora viene e ora scompare e che non ha mai impensierito gli amici e i collaboratori dell'onorevole Previti che sicuramente non seguirà l'invito di Pecoraio Scanio

"a sospendersi pubblicamente con un gesto forse tardivo dai lavori parlamentari. E' grave che la Casa delle libertà che fa tanto riferimento ai valori non si ponga alcun problema in questo senso".




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L'avvocato Attilio Pacifico di problemi di coscienza non se ne pone, i giudici gli ricordano i conti segreti e lui: "Embè cosa c'era di strano se alcuni giudici mi avevano chiesto di portare dei soldi all'estero?".

Ma non si rendeva conto almeno che si trattava di evasione fiscale, che era un evasore?

"Embè lo sono, e allora?".

E rideva.

Dava di gomito, spiegava "metti che uno aveva bisogno di riportare in Italia soldi che stavano fuori.
Veniva da me e glieli facevo portare dagli spalloni.
Chiamiamoli portavalori, gente a posto. Se alla frontiera li beccavano c'era l'assicurazione, i miei assicuravano il carico fino a cinquecento milioni".

Per il clan Previti l'evasione fiscale non è reato.
Dichiara in un'aula di giustizia la Tiziana Maiolo passata da Rifondazione comunista a Forza Italia:
"Ammesso che ci sia stato un passaggio di denaro dov'è il reato?
Ricevere o dare soldi non è crimine.
Fare regali non è un reato".

Gli argomenti dei difensori di Previti appartengono a un diritto immaginario dove ai lestofanti tutto è concesso:
le giustificazioni più strampalate, i cavilli più audaci, le menzogne più scoperte.

Dice un altro noto transfuga dal socialismo al berlusconismo Fabrizio Cicchitto:

"La cosa più grave è che a Previti sono state negate le attenuanti generiche, un trattamento che non viene riservato neanche ai criminali di professione. Quanto alla assoluzione dalla vicenda Sme l'accusa era talmente infondata, talmente amplificata da un noto quotidiano il cui proprietario aveva un interesse economico nel processo che una eventuale condanna sarebbe stata un assoluto controsenso".

La parlamentare di Forza Italia Isabella Bertolini, non ha dubbi:

"E' venuto a galla lo scandaloso uso politico della giustizia.
Previti deve essere condannato anche se innocente.
Oggi si è scritta l'ultima pagina nera della giustizia italiana."

Ma se questi amici di Previti possono fare dichiarazioni di questo tipo, se possono negare la evidenza di giudici corrotti comperati da tipi alla Pacifico, la ragione è una sola:
che a coprirli e a manovrarli è un presidente del Consiglio che ha definito i giudici degli "ammalati di mente" che hanno una funzione criminale e si assumono il potere infame di mandare a processo gli intoccabili ladri di Stato e di regime, coloro che si sono impossessati del pubblico denaro, che hanno costruito sul furto allo Stato grandi fortune.
A leggere le cronache della vicenda Previti si ha l'impressione di stare in un incubo da cui è impossibile uscire.

Un bel gruppo di gentiluomini che intestano miliardi ai ricoverati del Pio albergo Trivulzio, ricevono montagne di soldi da complici paramafiosi, se ne infischiano delle ispezioni fiscali, hanno a loro disposizione televisioni e giornali pieni zeppi di servitori zelanti.
E hanno portato alla Camera degli yes man pronti a votare tutto anche il progressivo strangolamento dello Stato e ancora si permettono di dare lezioni di democrazia, anche quelli che sono rimasti dalla parte della Repubblica di Salò, anche i revisionisti in perfetta mala fede.
E non mollano.
"La sentenza di Milano - afferma l'on. Biondi, presidente del consiglio nazionale di Forza Italia - non è un colpo di pistola, come ha dichiarato l'onorevole Previti, non è mortale.
C'è ancora per fortuna un grado di giustizia in Cassazione.
Almeno questo consentirà un'analisi mi auguro oggettiva e completa di una vicenda di giustizia sconcertante". Sconcertante?
Ma no avvocato, dica pure vergognosa.


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Last updated 3.12.2005