blackout .... fuori tema sedici .... Marzo 2006

le ragioni degli industriali.. adamello 1984.. Miller 15 giugno 2004..

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IRAQ


I bambini ora giocano da morire
Di Mariuccia Ciotta - il Manifesto 16-03-2006


I bambini che giocano sono l'immagine della pace e della felicità e i bambini iracheni che giocano dicono che la guerra contro il dittatore Saddam ha dato i suoi frutti.
Ne valeva la pena.
George W. Bush sarebbe rincuorato a ricevere una cartolina da Baghdad con la bicicletta da un lato e il pallone dall'altro in un'inquadratura del video distribuito sul web - ultimo filmato-shock che i media internazionali hanno deciso di non diffondere - dove una classe elementare esulta allegra in un campo periferico di Ramadi.

I più piccoli, intorno ai sei anni, saltano e gridano mentre si lanciano qualcosa, e la brandiscono ridendo. Zoom: é la gamba di un soldato americano dilaniato da una bomba.
Il filmino dura tre minuti, e mostra gli scolari gioiosi che intono a un grosso cratere esibiscono davanti alla telecamera frammenti del veicolo esploso e brandelli di divise dei marines.
Qualcuno urla "Allah é grande" e poi i piú piccoli si accaniscono sui cadaveri mentre i più grandi, adolescenti di circa sedici anni, cercano di fermarli perché "é vietato dalla religîone".

Inutilmente, la "festa" continua in un crescendo di eccitazione.
Il video si chiude in una frenesia infantile sfrenata che culmina con una gara a chi prende a calci il corpo disfatto di un soldato.
Visioni dell'orrore.

Il film ritrovato ieri e di difficile datazione, segue ad altri; tra í quali il più recente é stato diffuso qualche giorno fa, dove Al Qaeda fa opera di reclutamento tra i ragazzini delle scuole, li incita a recitare i canti dei mujaheddin, li fotografa con i fucili in mano e infine chiede a qualcuno di loro cosa ne pensa degli Stati uniti.

"Gli americani uccidono i bambini" é la risposta.
Hanno ragione.

Sempre ieri a pochi chilometri da li, a Ishaqi, i marines hanno attaccato un'abitazione e ucciso cinque piccoli tra gli undici componenti della stessa famiglia, credevano che fosse un covo di Al Qaeda, Sono gli ultimi di una lunga serie.

In Iraq i bambini giocano da, morire.
Tutti, quelli di Ramadi e quelli di Ishaqi, doppiamente vittime di una stessa lezione di odio.
Morti dentro, giocattoli spezzati che se ne vanno per le strade di Babilonia a contare i resti della loro innocenza.


Dalla rubrica OLTRE IL GIARDINO del -------- 2006


Le tante vite politiche del compagno Cicchitto
Di Alberto Statera





Se fosse per noi, par condicio o no, non rinunceremmo per nulla al mondo alla "mite e ridente offensiva del Cav. in Tv", come la chiama Giuliano Ferrara.
Perché ogni volta che il faccione incipriato del premier spara dal video, obnubilando la dentiera di Bonolis e i nei di Vespa, ci prende un delizioso stranguglione risarello in bianco e nero.
Il fotogramma con la faccia senza cerone del principe De Curtis nelle vesti di Antonio Latrippa: "Votantonio, Votantonio, Votantonio".

Hai voglia a dire. Se ci privassero prima del tempo del Cav., dopo averci giá orbati della coppia Vito-Schifani, oscurata perché faceva cabaret piú del capo, non ci resterebbe che il labbro brezneviano e l'espressivitá Comintem; da Terza Internazionale, di "Fabriziocicchittosignorileortolanigelli" (copyright del sullodato Giuliano Ferrara).

Non che Cicchitto, per caritá, non allieti anche lui le nostre serate, con mascella serrata e labbro esposto, conservati intatti dai tempi del marxismo - cicchittismo (copyright Forte braccio).
Soprattutto ora che é stato incaricato di difendere dalla perfida satira comunista Mamma Rosa tutta "Sturm und Drung" parola di figlio, e di dimostrare in diretta su "Primo Piano" di Rai 3 non solo che la carta stampata é comunista all'85 per cento, ma che la Parigi-Dakar televisiva del suo capo, 90 milioni di "contatti" in pochi giorni, é piú corta della Bologna-Borgo Panigale di Prodi.

Per cui Ciampi, D'Alema, Fassino, Prodi stesso, se in un rigurgito stalinista ci vogliono privare del "mite e ridente" Cavaliere, ci conservino almeno in video il compagno Fabrizio, un fenomeno unico, un oggetto televisivo portentoso, mostruosamente piú forte di qualunque reality show.

Per convincerli, bisogna forse spiegargli che quel Cicchitto li, schierato da Berlusconi preferendolo a Bondi, il trappista di casa che in fondo era un comunista all'acqua di rose, non é un omonimo, ma é proprio quel ragazzo rouge, quel panzer ultracomunista che tuonava nelle fila dei socialisti lombardiani, recitava Marx a memoria, se la prendeva con la nostra repubblica plutodemocraticoborghese, con l'America, con la Cia, con i servizi italiani deviati e con la DC, che aveva inventato le Brigate Rosse per escludere il Pci dal potere.

Persino a Botteghe Oscure, ai tempi di Berlinguer, lo consideravano un trinariciuto rompipalle.

Lui rispondeva con dotte analisi sul filo delle concezioni gramsciane e sul sovversivismo delle classi dirigenti e immancabilmente esclamava:
"Non c'é niente di peggio del sovversivismo moderato!" E aggiungeva: "Tv privata? Gli squali attendono".

Mentre lo diceva, lo si scoprí anni dopo, indossava il grernbiulino di Licio Gellí, tessera P2 numero 945, diventando fratellino dello squalo Silvio Berlusconi, che per aver mentito sull'iscrizione a quella loggia "massonico-affaristico-spionistico-ricattatoria" (ancora Ferrara) ha commesso il delitto di falsa testimonianza, dichiarato estinto dalla Corte d'Appello di Venezia - "per intervenuta amnistia".

Riccardo Lombardi, di fronte alla confessione del suo ragazzo rouge, pianse.

Gaetano Arfé , invece, molto tempo dopo, in piena età berlusconiana, colse le potenzialità televisive dell'ex giovanotto di Campobasso: "Quando lo sento parlare in Tv provo un senso di repulsione per come si puó rovesciare l'estremismo e farne una professione".

Un perfetto mostro televisivo, un po' capra, un po' cervo, un po' chissá che altro, un Ircocervo, come, per l'appunto, si chiama la rivista del compagno Cicchitto. Almeno lui non ce lo togliere.


Da il Manifesto di giovedì 16 marzo 2006


CONFLITTI - Le contraddizioni dei cattolici
Di don Vitaliano della Sala

Tre anni dall'inizio della guerra in Iraq!
Per chi soffre un'eternità.
Per l'eternità un attimo.
Per noi un'ulteriore occasione per riflettere sull'inutilità della guerra, per riaffermare che non esistono guerre preventive, né umanitarie, ma solo guerre che producono morte e alimentano lo spirito di vendetta e il terrorismo.

Soprattutto non esistono guerre giuste o di religione: se Dio, comunque lo chiamino, é il creatore, allora non può volere la distruzione del creato e delle creature.
Non esistono nemmeno jihad o guerre sante; la vera jihad anche per il Corano, é un impegno interiore per "combattere" il male.

La storta recente della Chiesa cattolica italiana ci ha regalato esempi profetici di oppositori alla guerra.
Don Lorenzo Milani imputato nel 1965 di incitamento alla diserzione, nei suoi scritti critica il concetto di patria e ogni nazionalismo, oggi tornati in voga: "le uniche armi che approvo io sono nobili e incruente: lo sciopero e il voto".

E' qui che si trova formulata la famosa affermazione che bisogna "avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l'obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni".

L'obbedienza cieca e assoluta è stata la norma che ha trasformato milioni di poveri soldati in aggressori/vittime.

Don Primo Mazzolari fu prete e antifascista.

Assunse posizioni pacifiste tuttora tra le più avanzate in campo cattolico:
"Se invece di dirci che ci sono guerre giuste e ingiuste i nostri teologi ci avessero insegnato che non si deve ammazzare per nessuna ragione, e ci avessero formati ad un'opposizione cristiana chiara, precisa ed audace, invece di partire per il fronte saremmo discesi sulle piazze"
.

Il suo libro Tu non uccidere é il manifesto del pacifismo radicale cristiano: "Cadono le distinzioni tra guerre giuste e ingiuste, difensive e preventive.
Ogni guerra è fratricidio, oltraggio a Dio e all'uomo (….).

Per questo noi testimonieremo, finché avremo voce, per la pace.
E quando non avremo più voce, testimonierà il nostro silenzio o la nostra morte, poiché noi cristiani crediamo in una rivoluzione che preferisce il morire al far morire".

Ma la storia della Chiesa contiene anche la pesante contraddizione dei cappellani militari, appartenenti e funzionali agli eserciti.
Sarebbe una chiara testimonianza al "Vangelo della pace" (Efesini 6,15) vedere finalmente i cappellani militari strapparsi le stellette, lacerare le divise e rifiutarsi di far parte del "corpo".
E quindi complici.
Penso sia superfluo ricordare che i cappellani ufficiali-preti e generali-vescovi, del Salvador, del Cile, dell'Argentina, si sono macchiati di crimini al pari di altri ufficiali e generali.

E per di piú impartendo su dittatori e torturatori assoluzioni e sante benedizioni.

Abbiamo assistito alla contraddizione tra Giovanni Paolo II, che ha condannato con determinazione la guerra, e alcuni settori della Chiesa, tra cui i cappellani militari e quei partiti, di governo e di opposizione, che dicono di ispirarsi ai valori cristiani e che invece l'hanno giustificata e vi hanno preso parte. Questa schizofrenia che rende i cattolici pesantemente responsabili e poco credibili.



lago di Campo


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Last updated 18.3.2006