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IRAQ Di Mariuccia Ciotta - il Manifesto 16-03-2006 I bambini che giocano sono l'immagine della pace e della felicità e i bambini iracheni che giocano dicono che la guerra contro il dittatore Saddam ha dato i suoi frutti. Ne valeva la pena. George W. Bush sarebbe rincuorato a ricevere una cartolina da Baghdad con la bicicletta da un lato e il pallone dall'altro in un'inquadratura del video distribuito sul web - ultimo filmato-shock che i media internazionali hanno deciso di non diffondere - dove una classe elementare esulta allegra in un campo periferico di Ramadi. I più piccoli, intorno ai sei anni, saltano e gridano mentre si lanciano qualcosa, e la brandiscono ridendo. Zoom: é la gamba di un soldato americano dilaniato da una bomba. Il filmino dura tre minuti, e mostra gli scolari gioiosi che intono a un grosso cratere esibiscono davanti alla telecamera frammenti del veicolo esploso e brandelli di divise dei marines. Qualcuno urla "Allah é grande" e poi i piú piccoli si accaniscono sui cadaveri mentre i più grandi, adolescenti di circa sedici anni, cercano di fermarli perché "é vietato dalla religîone". Inutilmente, la "festa" continua in un crescendo di eccitazione. Il video si chiude in una frenesia infantile sfrenata che culmina con una gara a chi prende a calci il corpo disfatto di un soldato. Visioni dell'orrore. Il film ritrovato ieri e di difficile datazione, segue ad altri; tra í quali il più recente é stato diffuso qualche giorno fa, dove Al Qaeda fa opera di reclutamento tra i ragazzini delle scuole, li incita a recitare i canti dei mujaheddin, li fotografa con i fucili in mano e infine chiede a qualcuno di loro cosa ne pensa degli Stati uniti. "Gli americani uccidono i bambini" é la risposta. Hanno ragione. Sempre ieri a pochi chilometri da li, a Ishaqi, i marines hanno attaccato un'abitazione e ucciso cinque piccoli tra gli undici componenti della stessa famiglia, credevano che fosse un covo di Al Qaeda, Sono gli ultimi di una lunga serie. In Iraq i bambini giocano da, morire. Tutti, quelli di Ramadi e quelli di Ishaqi, doppiamente vittime di una stessa lezione di odio. Morti dentro, giocattoli spezzati che se ne vanno per le strade di Babilonia a contare i resti della loro innocenza. |
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Da il Manifesto di giovedì 16 marzo 2006 Di don Vitaliano della Sala Per chi soffre un'eternità. Per l'eternità un attimo. Per noi un'ulteriore occasione per riflettere sull'inutilità della guerra, per riaffermare che non esistono guerre preventive, né umanitarie, ma solo guerre che producono morte e alimentano lo spirito di vendetta e il terrorismo. Soprattutto non esistono guerre giuste o di religione: se Dio, comunque lo chiamino, é il creatore, allora non può volere la distruzione del creato e delle creature. Non esistono nemmeno jihad o guerre sante; la vera jihad anche per il Corano, é un impegno interiore per "combattere" il male. La storta recente della Chiesa cattolica italiana ci ha regalato esempi profetici di oppositori alla guerra. Don Lorenzo Milani imputato nel 1965 di incitamento alla diserzione, nei suoi scritti critica il concetto di patria e ogni nazionalismo, oggi tornati in voga: "le uniche armi che approvo io sono nobili e incruente: lo sciopero e il voto". E' qui che si trova formulata la famosa affermazione che bisogna "avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l'obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni". L'obbedienza cieca e assoluta è stata la norma che ha trasformato milioni di poveri soldati in aggressori/vittime. Don Primo Mazzolari fu prete e antifascista. Assunse posizioni pacifiste tuttora tra le più avanzate in campo cattolico: "Se invece di dirci che ci sono guerre giuste e ingiuste i nostri teologi ci avessero insegnato che non si deve ammazzare per nessuna ragione, e ci avessero formati ad un'opposizione cristiana chiara, precisa ed audace, invece di partire per il fronte saremmo discesi sulle piazze". Il suo libro Tu non uccidere é il manifesto del pacifismo radicale cristiano: "Cadono le distinzioni tra guerre giuste e ingiuste, difensive e preventive. Ogni guerra è fratricidio, oltraggio a Dio e all'uomo (….). Per questo noi testimonieremo, finché avremo voce, per la pace. E quando non avremo più voce, testimonierà il nostro silenzio o la nostra morte, poiché noi cristiani crediamo in una rivoluzione che preferisce il morire al far morire". Ma la storia della Chiesa contiene anche la pesante contraddizione dei cappellani militari, appartenenti e funzionali agli eserciti. Sarebbe una chiara testimonianza al "Vangelo della pace" (Efesini 6,15) vedere finalmente i cappellani militari strapparsi le stellette, lacerare le divise e rifiutarsi di far parte del "corpo". E quindi complici. Penso sia superfluo ricordare che i cappellani ufficiali-preti e generali-vescovi, del Salvador, del Cile, dell'Argentina, si sono macchiati di crimini al pari di altri ufficiali e generali. E per di piú impartendo su dittatori e torturatori assoluzioni e sante benedizioni. Abbiamo assistito alla contraddizione tra Giovanni Paolo II, che ha condannato con determinazione la guerra, e alcuni settori della Chiesa, tra cui i cappellani militari e quei partiti, di governo e di opposizione, che dicono di ispirarsi ai valori cristiani e che invece l'hanno giustificata e vi hanno preso parte. Questa schizofrenia che rende i cattolici pesantemente responsabili e poco credibili. |