blackout .... fuori tema diciassette - ultimo .... Luglio 2006

le ragioni degli industriali.. adamello 1984.. Miller 15 giugno 2004..

fuori tema .. fuori tema uno.. fuori tema due.. fuori tema tre.. fuori tema quattro.. fuori tema cinque.. fuori tema sei.. fuori tema sette.. fuori tema otto.. fuori tema nove.. fuori tema dieci.. fuori tema undici.. fuori tema dodici.. fuori tema tredici.. fuori tema quattordici.. fuori tema quindici.. fuori tema sedici..



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Campellio


termo geotermo eolico solare

fuori tema

diciassette


Adamé



(lettera al Manifesto 21-04-2006)
Un dubbio
Data la veemenza con la quale la Cdl insiste sulle verifiche dei voti, inizio a credere che in effetti i brogli ci siano stati - da parte loro ovviamente - e pertanto non riescono a capire come ciononostante abbiano perso le elezioni.
D'altro canto il divario di 5 punti percentuali che usciva dagli exit poll poteva essere colmato solo grazie a brogli elettorali.
Paolo Ferrari
Art. 21. - Costituzione della Repubblica Italiana -
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

Aprile 2006
La destra, per bocca del suo "padrone", ha affermato la pericolosità dello schieramento di centro sinistra perchè vorrebbe dare ai figli degli operai le stesse opportunità che hanno i figli dei professionisti.

In Valcamonica il 55/70 % ha votato la destra; delle due l'una: o in Valcamonica il 55/70 % degli elettori sono professionisti, imprenditori, commercianti, artigiani oppure ci sono molti COGLIONI


Tanta "sensibilità" sociale non dovrebbe preoccupare anche le organizzazioni che predicano il Vangelo?
Oppure questi signori hanno solo la preoccupazione di impedire che lo stato si dia leggi decenti sulla ricerca?
E' trascurabile l'atteggiamento comune molto diffuso (non proprio evangelico) verso gli extracomunitari?
E' trascurabile il fatto che si voti in parlamento per la guerra? (Iraq)
Sta bene che la maggioranza della popolazione abbia al primo posto l'etica della difesa dei valori veri: la "santa roba"? (dall'ici?)
Se queste sono le "radici" tanto evocate speriamo che il futuro ci riservi altro.....



lago di Campo


valle Adamé


webmaster

Elezioni politiche 9-10 aprile 2006
E' desolante pensare che almeno la metà dei cittadini di Sonico sembra essere convinta che sia un "male da scongiurare" che i figli degli operai possano avere le stesse opportunità dei figli dei professionisti.

elezioni Sonico(°)
totale voti
lega nord
forza italia
lega nord + forza italia
camera
982
267
211
476 pari al 48,47 %
senato
893
229
206
435 pari al 48,71 %


(°) fonte: bollettino parrocchiale Sonico-Rino-Garda maggio 2006



La modernità presunta del profondo Nord - Bruno Bonafini Breno (Bs)

Abitando in Valle Camonica, profondo Nord della Lombardia, credevo di vivere in una realtá Provinciale e "minore" per noti limiti di sviluppo economico e culturale, un po' arretrata, insomma, sia detto senza offesa (ci sono nato e ci vivo), come capita per i territori periferici rispetto ai grandi centri.

Scopro invece che siamo l'apice della modernità. La modernità abita tra i nostri monti più che altrove? Più qui che nell'arretrata terra di Emilia o Liguria?

In realtà chi ha la ventura di conoscere dal vivo il "popolo" di Forza Italia e della Lega Nord, lo zoccolo duro insomma, quello più inossidabile delle vallate alpine in cui le percentuali dei due partiti si impennano, constata in loro una ben strana modernità.

Constata che é ritenuto un valore l'affarismo più spregiudicato, quello di chi fa nei comuni una gestione urbanistica a suo uso e consumo, ad esempio.

Constata che nepotismo e clientelismo nelle scelte amministrative sono stati moralmente "sdoganati"; che il localismo esasperato è diventato prevalente nelle motivazioni con cui si chiede e si concede il voto, non solo alle amministrative ma anche alle politiche.

Constata la diffidenza al nuovo ed al diverso.


S'interroghi pure allora il centro sinistra sul suo scarso appeal al Nord.

E' opportuno e urgente che lo faccia. Ma senza accarezzarne gli umori più rozzi e viscerali purtroppo, ben presenti in una sua larga componente.
E smascherando il semplicismo o la partigianeria di chi li spaccia per modernità.


da "Al mercato dei beni culturali" - di S. Settis
la Repubblica mercoledì 16 novembre 2005
.... Ma l'evasione fiscale non si può toccare, in un Paese il cui presidente del Consiglio ama elogiare l'economia sommersa e l'evasione fiscale, e farlo in un discorso alla Guardiadi Fìnanza (11 novembre 2004), e in cui si susseguono senza tregua e senza pudore condoni su condoni. ....


Da L'insipida Grande Coalizione - di E. Scalfari
la Repubblica domenica 13 novembre 2005


....... A proposito delle periferie e di chi ci abita:
Romano Prodi qualche giorno fa, subito dopo i primi falò delle "banlieues" dell'Ile-de-France, disse che le nostre periferie potrebbero diventare di qui a poco un problema simile a quello francese.
Proprio per evitare questa ipotesi - disse - bisognerà investire molto per arrestarne il degrado e impedire la formazione di ghetti isolati e pieni soltanto di rabbia.

Fu detto da tutto il centrodestra in coro che si trattava d'un irresponsabile, d'una cassandra impazzita, d'un provocatore terrorista.

Passò non più di una settimana e le stesse cose, le stesse identiche cose, sono state ripetute in Parlamento dal ministro dell'Interno Pisanu.

Il presidente del Consiglio, che aveva apostrofato Prodi come un irresponsabile provocatore, ha pubblicamente ringraziato Pisanu per il coraggio e la lucidità delle sue affermazioni.

Che cosa si può dire e che cosa si può sperare da un personaggio come questo, arrivato a rappresentare il nostro Paese?
Quale male abbiamo mai fatto, quale peccato originale dobbiamo ancora scontare per essere governati da cinque anni da un personaggio di questo livello?



valle Adamé


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....... L'obiettivo di Silvio Berlusconi se dovesse vincere le elezioni è ormai apertamente dichiarato: vuole andare al Quirinale.
Per questo ha bisogno di fare approvare la legge "salva-Previti"; in realtà è una legge "salva-Berlusconi" senza la quale non potrebbe prendere il posto di Ciampi.
Per questo vuole anche abolire la "par condicio": l'obiettivo è quello di assordare gli italiani con un fuoco mediatico senza precedenti, per metà a costo zero per lui che è proprietario di metà delle emittenti nazionali, le quali dal canto loro (cioè dal canto suo) ci guadagneranno sugli spot degli altri competitori.
Tutto pur di vincere.
Poi dal Quirinale e col suo partito aziendale in Parlamento i giochi continuerà a farli lui fino al 2013.
Ci pensate? Dove è stato Ciampi potremmo avere Berlusconi.
Per altri sette anni, io non ci dormo la notte. E voi?


da: "il Cavaliere al Quirinale" di E. Scalfari - la Repubblica - domenica 16 ottobre 2005


IL GARANTE DI PARTE
Il Presidente della Camera ha sentito il bisogno di spiegare che è diritto della maggioranza fare le riforme, compresa la riforma della legge elettorale, che a suo parere rispetta pienamente la Costituzione.
Con questo frettoloso timbro istituzionale, impresso erga omnes proprio mentre il capo dello Stato ha espresso invece più di un dubbio di costituzionalità sulla nuova legge, Casini crede evidentemente di risolvere i problemi che lo riguardano e che invece permangono intatti: aggravandosi.

Non si può, infatti, parlare genericamente di "diritto della maggioranza" a fare le riforme ignorando lo specifico di questa riforma.
Eccolo: l'attuale maggioranza, che ritiene ragionevolmente di diventare minoranza nella prossima legislatura, dichiara di voler cambiare la legge attraverso un meccanismo studiato appositamente per ridurre la quantità della vittoria dei suoi avversari, rinforzando invece il peso degli sconfitti.

Si tratta dunque di una legge "ad hoc", l'ennesima del centrodestra, costruita dolosamente dalla parte che si ritiene perdente a danno della parte avversa. Il presidente della Camera, garante super partes nell'assemblea legislativa che deriva dall'applicazione della legge elettorale, non è il notaio parlamentare di un'operazione decisa altrove ma è il soggetto politico decisivo di questo strappo alle regole imposto al Paese dall'estremismo istituzionale della destra.
Come dimostra la defenestrazione dorotea in atto di Follini, in questa fase Casini risponde senz'altro al suo ruolo di garante, ma garante di Berlusconi.

E' una scelta che non stupisce. Ma manda in frantumi la responsabilità istituzionale che pure il presidente della Camera aveva mostrato in questi anni, le velleità di dare un'identità moderata al centrodestra, tutte le chiacchiere sul centro come riserva di moderna cultura repubblicana.

Da oggi, sappiamo che nel Polo non c'è centro, ma solo destra. E in Italia la destra, tutta, può essere soltanto come Berlusconi, radicale ed estremista, cominciando dalle regole. Adesso sono davvero pronti per il partito unico.
(e. m.)

da: "IL GARANTE DI PARTE" di e.m. - la Repubblica - sabato 8 ottobre 2005


Le dichiarazioni del leghista Calderoli vanno sempre lette con Campari soda e olive a portata di mano, per fingere che siano state rilasciate al bar.
E' la sola maniera per dimenticare che costui - per circostanze sbalorditive - è ministro e vice presidente del Senato.
Dunque l'avventore Calderoli, ieri l'altro al bar Italia, ha detto di "non credere all'Islam moderato, vista la violenza che trasuda dalle sacre scritture cui si ispira".
Questo sognifica che:

1)- se quanto sostiene Calderoli fosse vero, al mondo ci sarebbe un miliardo di terroristi già in attività o potenziali, tanti quanti sono i musulmani.

2)- Tra le poche letture di Calderoli sicuramente non figura la Bibbia, che quanto a violenza, a partire dall'ameno siparietto di Abramo che va a sgozzare il figlio per compiacere Dio, sembra una sceneggiatura di Quentin Tarantino.

3)- Caldeggiare il famoso "conflitto tra civiltà" non è conveniente in assoluto, ma lo è men che meno da parte di Calderoli: rischierebbe di rimanere escluso, perchè per partecipare è richiesta l'appartenenza, anche se precaria, a una civiltà.

Circostanza che vede Calderoli dolorosamente svantaggiato.

(Michele Serra - la Repubblica 7 Settembre 2004)




valle Adamé


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"Diciamo, pronuntiamo, sententiamo e dichiariamo che tu, Galileo suddetto, per le cose dedotte in processo e a te confessate come sopra, ti sei reso a questo S. Off.o vehementemente sospetto d'heresia, cioè d'haver tenuto e creduto dottrina falsa e contraria alle Sacre e divine Scritture,

ch'il sole sia centro della terra e
che non si muova da oriente a occidente, e
che la terra si muova e non sia al centro del mondo, e
che si possa tenere difendere per probabile un'opinione dopo esser stata dichiaratae diffinita per contraria alla Sacra Scrittura; e
conseguentemente sei incorso in tutte le censure e pene dai sacri canoni et altre costituzioni generali e particolari contro simili delinquenti imposte e promulgate


Dalle quali siamo contenti sii assoluto, purché prima, con cuor sincero e fede non finta, avanti di noi abiuri, maledichi e detesti li suddetti errori et heresie et qualunque altro errore et heresia contraria alla Cattolica et Apostolica Chiesa, nel modo e forma che da noi ti sarà data.

Et acciocché questo tuo grave e pernicioso errore e trasgressione non resti del tutto impunito, et sii più cauto nell'avvenire et essempio all'altri che si astenghino da simili delitti, ordiniamo che per pubblico editto sia prohibito il libro de Dialoghi di Galileo Galilei".

La ben nota abiura permise a Galileo di evitare un destino peggiore e di ritornare in esilio nella casa sul colle di Arcetri, dove morì l'8 gennaio 1642, quando le sue opere erano ormai conosciute in Europa ma restavano vietate in Italia.

Il Dialogo sui Massimi Sistemi - ricorda sempre l'opuscolo - fu cancellato dall'Indice dei libri proibiti solo nel 1835.

Successivamente, nel 1992, la conclusione di un nuovo processo ecclesiastico ha portato alla riabilitazione completa di Galileo (circa un quarto di secolo dopo la discesa dell'uomo sulla Luna).

Chissà quanti anni dovremo attendere perché la ricerca sulle staminali, l'utilizzazione degli embrioni, la libera procreazione assistita, l'uso degli anti concezionali non siano più considerati eresie. La differenza sta nel fatto che i divieti non vengono più emanati dal Sant'Uffizio ma "suggeriti" dal Papa o dal cardinal Ruini agli organi dello Stato repubblicano.

da "Attualità di Galileo e della sua condanna" - di M. Pirani -
la Repubblica lunedì 28 novembre 2005

L'abiura di Galileo
"Pertanto volendo io levar dalla mente delle Eminenze V.re e d'ogni fedel Cristiano questa veemente sospitione, giustamente di me conceputa, con cuor sincero e fede non finta abiuro, maledico e detesto li sudetti errori et heresie, e generalmente ogni et qualunque altro errore, heresia e setta contraria alla S.ta Chiesa;
e giuro che per l'avvenire non dirò mai più né asserirò, in voce o in scritto, cose tali per le quali si possa haver di me simil sospitione;
ma se conoscerò alcun heretico o che sia sospetto d'heresia lo denontiarò a questo S. Offitio, o vero all'Inquisitore o Ordinario del luogo, dove mi trovarò.

Giuro anco e prometto d'adempire et osservare intieramente tutte le penitenze che mi sono state o mi saranno da questo S.0ff.o imposte; e contravenendo ad alcuna delle dette mie promesse e giuramenti, il che Dio non voglia, mi sottometto a tutte le pene e castighi che sono da' sacri canoni e altre constitutioni generali e particolari contro simili delinquenti imposte e promulgate.

Così Dio m'aiuti e questi suoi santi Vangeli, che tocco con le proprie mani.

Io Galileo Galilei sodetto ho abiurato, giurato, promesso e mi sono obligato come sopra; et in fede del vero, di mia propria mano ho sottoscritta la presente cedola di mia abiuratione e recitatala di parola in parola, in Roma, nel convento della Minerva, questo dì 22 giugno 1633.
Io Galileo Galilei ho abiurato come di sopra, mano propria"



15-11-2005
Vauro



18-11-2005
Vauro



19-11-2005
Vauro






"Occupati, il gioco dei numeri" di Luciano Gallino - la Repubblica - lunedì 6 marzo 2006

In occasione della visita di sabato a Torino, il presidente del Consiglio ha dichiarato ad una emittente locale che "noi abbiamo creato un milione e 560 mila nuovi posti di lavoro".
L'affermazione non è originale, poichè Berlusconi ha spesso vantato i successi del suo governo nel far crescere l'occupazione, parlando di oltre un milione di occupati in più da metà del 2001 in poi.
Dubbi al riguardo sono stati avanzati da varie parti. Ma un numero così preciso, reiterato con tanta sicurezza, può far credere a qualcuno che si fondi su dati fuori discussione, magari acquisiti da poco.
Esso invita quindi a fare alcune verifiche. Stando alle quali, come si vedrà, il numero dei posti di lavoro effettivamente creati in più nei cinque anni del governo Berlusconi risulta assai più vicino allo zero che non al milione e mezzo.
...... (omisis) ......


Casini e il Partito Cristiano - di FRANCESCO MERLO -
La Repubblica giovedì 24-11-2005


Chi ancora non ha capito cosa potrebbe accadere del berlusconismo dopo le elezioni politiche di primavera e la probabile sconfitta del centrodestra, farebbe bene a riguardare le immagini deprimenti, da tuffo al cuore, dell'inaugurazione dell'anno accademico della Pontificia Università Lateranense, ieri mandate in onda da tutti i telegiornali italiani.

Tra il tetragono Ruini, cardinale ideologo, e il dotto monsignor Fisichella, rettore teologo e cappellano di Montecitorio, c'era il presidente della Camera, il debole e perdente Pierferdinando Casini, nel ruolo del Pinocchio tra i due gendarmi.

Il quadro, che potrebbe avere come titolo "l'ostaggio", ritrae plasticamente quella metamorfosi all'incontrario della politica italiana, dove la farfalla laica torna a farsi crisalide confessionale.

Di certo non è solo Casini a covare la crisalide, ma è lui l'unico a parlare, ormai non più in privato, di un Partito Cristiano.
Del resto già il 7 novembre scorso, Casini, sponsorizzato da Ruini, era stato il primo politico ad essere ufficialmente ricevuto dal papa tedesco, ben prima sia del peccatore Berlusconi, che è riuscito a farsi ricevere solo l'altro ieri, sia del monacato Pera, che ha dovuto sinora accontentarsì di una papale lettera autografa di incoraggiamento.

Fuori quota, solo Mastella aveva di straforo incontrato il Papa, ma perché, con un trucco levantino, stazza grossa e cervello fino, si era imbucato in un'udienza di devoti salernitani e, fingendo d'essere lì per caso, si era fatto riconoscere: "Ma lei non è Mastella?". Con torno di contrita vergogna, pare abbia risposto: "Purtroppo sì, santità; sono Mastella".

Insomma è Casini il "campione" del cattolicesimo italiano, l'uomo di fiducia di Ruini, al punto che l'invidioso Storace, ogni volta che lo incontra alle affollate messe del cardinale, gli mormora: "Sei venuto a dire le preghiere o a fare le consultazioni?".

Di sicuro, il leader dell'Udc, dopo avere liquidato il troppo laico Follini, lavora intensamente alla scomposizione-ricomposizione dei mille pezzi della vecchia Dc, e apertamente naviga verso una "cosa" confessionale, un approdo vaticano che consegni la politica ai nemici della politica, ai teorici del Papa Re, ai professori del Califfato cristiano.

Per Casini dunque, entusiasticamente elogiato e celebrato dal cardinale Ruini e da monsignor Fisichella come "forte coscienza cristiana" ed "esempio di vita politica ispirata dalla fede", la giornata di ieri è stata da un lato un battesimo e un'incoronazione, e dall'altro una drammatica confessione di debolezza.

Segna infatti il definitivo "imparrocchiamento" della sua politica e la "pretificazione" della sua dimensione di leader.

Presentendo la sconfitta, che presto lo scioglierà dalla custodia dei commessi della Camera, uno a destra e l'altro a sinistra, Casini si è ricoverato in sacrestia tra i due stipiti della nuova militanza, il rettore e il cardinale.

Casini è già nel futuro, anche se può far sorridere il paragone con don Sturzo che fu il fondatore della Dc, e non solo perché quello era un prete dalla politica liberale mentre questo è un politico che aspira a una politica da prete.

Ma anche perché solo la Sacra Rota e non il divorzio potrebbe ormai liberarlo dal suo primo matrimonio con la signora Roberta Lubich, la quale, per sposarlo, era già stata costretta ad annullare un altro matrimonio.

C'è, alla fine, il segno allegro di una certa debolezza della Chiesa anche nell'idea che proprio questo ex giovanottone sia il cavallo di Troia di Ruini, il leader dell'imminente ma ancora misterioso Partito Cristiano.

Del resto, malgrado il bombardamento dei giornali e delle televisioni italiane, e le sospette e a volte ridicole conversioni di alcuni nostri politici in cerca di consensi e di legittimazione, la Chiesa sta davvero attraversando uno dei momenti più difficili della sua lunghissima vita.

Nonostante sia sempre più diffuso e forte il bisogno di spiritualità, quella cattolica è infatti una religione minoritaria nel mondo, in grande e radicata crisi di vocazioni, poco praticata anche lì dove è più diffusa.

Ed è per giunta dominata da una gerarchia troppo invischiata negli intrighi politici italiani, una stentorea nomenklatura vaticana e romana, resistente a tutti i cambiamenti e a tutte le stagioni, guidata appunto dall'eterno Camillo Ruini che proprio ieri Le Monde ha ribattezzata "don Camillo", versione "tartufo" del simpatico Fernandel.

Questa nomenklatura, che non sa più catturare le anime, si è inserita con grandissima energia nel trambusto di una campagna elettorale italiana, imponendole il dibattito sull'aborto, sulla pillola, sul divorzio, sui valori etici, sulla santificazione delle feste, sul peccato dei gay e su tutti i luoghi comuni del cristianesimo bigotto, e offrendo così una scialuppa di salvataggio ai perdenti della destra innanzitutto, ma anche a sinistra perché, come ha notato appunto Le Monde, "il voto cattolico non è inaccessibile a sinistra, a patto di non scontrarsi con la Chiesa".

Casini sacrestano può insomma far sorridere chi lo ricorda smargiasso allievo di Forlani, ragazzone di bottega che ai giornalisti diceva: "Guarda cosa gli faccio dire oggi al vecchio Arnaldo".
Ma Casini, che appena nominato presidente della Camera, invece di ringraziare gli elettori, si genuflesse devotamente davanti alla statua della Madonna protettrice di Bologna, è l'uomo che ha voluto nell'aula di Montecitorio una targa in memoria della visita del Papa polacco proprio lì dove c'era stata la lapide celebrativa dell'impero fascista.

Abbandonato il gruppo misto di Montecitorio per quello dell'Udc, e smesse così le vesti super partes di presidente della Camera, Casini è ormai l'uomo di fazione e di parrocchia che almeno una volta alla settimana dà incarico al suo ufficio di affollare la messa del cappellano monsignor Fisichella, il quale spesso e volentieri cede il posto di celebrante a don Camillo Ruini.

E monsignor Fisichella, sempre con l'aiuto del presidente Casini, organizza i viaggi spirituali dei deputati.
L'ultimo di questi pellegrinaggi è avvenuto, il mese scorso, negli ex territori bizantini dell'infedele Turchia.
I cronisti raccontano charter e torpedoni come convegni per affinare l'anima, ma anche come prove generali itineranti del terzo polo della trasversalità cristiana: i mastelliani con i casiniani, gli ex democristiani della Margherita con i "Dio Patria e Famiglia" di An e con i brambilla ambrogini di Forza Italia, tra barzellette salaci ed esercizi spirituali, tra turismo esotico e azzardi politici.

Comicità? Commedia all'italiana?
Sarebbe troppo facile liquidarli così. Convinti di emulare e superare don Sturzo, i "cristianisti" di Ruini e Casini lavorano in realtà al fallimento di don Sturzo, lo sconfessano imitandolo.
Don Sturzo, e dopo di lui De Gasperi, con Cristo animavano infatti la loro politica, mentre questi mortificano Cristo con la politica.
Quelli erano vitali e questi sono i becchini di un'idea alta e di un progetto che fu forte, perché era il progetto dentro il quale si ricostruiva l'Italia di leader come Nenni, come Togliatti e come Fanfani; più autorevoli, ciascuno di essi, dei rispettivi papi, cardinali e vescovi.

Sono stati loro i cardinali d'Italia,i cardinali delle tre chiese: la rossa, la bianca e la laica.
Questi invece, se davvero dovessero farcela, introdurrebbero i venerdì del mese e la frequenza obbligatoria degli oratori, metterebbero fuori Darwin dai programmi scolastici, sostituirebbero la Sacra Rota ai tribunali, il gay represso a quello liberato... E, sempre, il Papa tedesco uber alles.

Pietro de Angelis Uff. Stampa Udeur
Su Repubblica di ieri Francesco Merlo ironizza su di un incontro tra l'on. Clemente Mastella e Papa Benedetto XVI. Per puro dovere di cronaca, gli incontri con il Pontefice sono stati due:
- il 23 giugno in occasione del trentesimo anniversario di matrimonio in udienza privata;
- il 28 settembre come sindaco di Ceppaloni, in udienza pubblica con il parroco e concittadini. Come vede, nessun incontro di straforo.



Da La Repubblica di domenica 24 aprile 2005 - di Eugenio Scalfari: In che mani è caduto lo Stato
..............omissis...............
La verità, per sgradita che sia, è che ogni Paese ha la classe dirigente che si merita.
La maggioranza degli italiani credette nel maggio del 2001 alle cervellotiche e miracolistiche ricette di un Dulcamara da strapazzo e affidò il potere a lui e ad una banda di dilettanti.
Dilettanti per imperizia a guidare lo Stato, ma fior di professionisti nel calcolare, difendere e amministrare i propri interessi usando a tal fine le pubbliche istituzioni.

Questa accolita discende direttamente da Tangentopoli, è costola e figlia di Tangentopoli.
Le sue radici sono cresciute in quell'humus e hanno tratto alimento da quel concime.
I frutti si vedono:

un disastro morale, un collasso economico, un mucchio di rovine politiche e istituzionali.

Questo governo bis è nato col forcipe e ne mostra tutti i segni e le malformazioni.
Sarà seppellito dalle risse interne e dalla disistima internazionale.
Arrecherà all'Italia danni ulteriori e ulteriore disdoro.
Per rilanciare l'economia dovrebbe chiedere sacrifici severi ai ceti più abbienti e snidare il "sommerso" con pugno di ferro.
Ma chi parla più del "sommerso"?
Ricordate?
Doveva essere uno dei grandi temi del nuovo miracolo.
..............omissis...............



pian di neve
16 agosto 1989


380 KV
27 aprile 2005


passo Salarno
16 agosto 1989



Da La Repubblica di domenica 15 maggio 2005

- di Eugenio Scalfari: Un treno immobile sul binario morto

..............omissis...............

Adesso Berlusconi e Tremonti fantasticano di dare una spallata (parole loro) alla Commissione di Bruxelles e attribuiscono all'euro i guai provocati dalla loro insipienza.

Dimenticano di dire dove sarebbe oggi la nostra economia già così disastrata se al posto dell'euro ci fosse stata ancora la lira.
Dove sarebbero arrivati l'inflazione e i tassi di interesse.
Dove si collocherebbe il tasso di cambio tra la lira e il dollaro, la lira e la sterlina, la lira e l'euro, perché la moneta europea sarebbe nata lo stesso anche senza di noi e la lira varrebbe più o meno ciò che vale la moneta libica o quella argentina o quella messicana.

E' semplicemente vergognoso che queste verità siano nascoste da un'ondata di demagogia messa in piedi da "nani e ballerine".
..............omissis...............


"Lo strappo del Premier" di Ezio Mauro - la Repubblica - sabato 21 gennaio 2006

...... Ma soprattutto il Cavaliere dovrebbe capire che non tutto avviene nel recinto chiuso della destra, dove qualunque forzatura è lecita perché non ci sono né garanti né custodi e anche i Presidenti delle due Camere si sono ormai trasformati in sudditi gregari, abdicando da tempo al loro ruolo, mentre ogni principio di moderatismo è stato defenestrato insieme con Follini. .....
..... I danni della sbronza berlusconiana non stanno tanto nel declino economico, ma in quello morale. .....
da: "L'identità nazionale perduta" di G. Ruffolo - la Repubblica - mercoledì 5 ottobre 2005



"Sola persa egoista"
di IDA DOMINIJANNI - il Manifesto - martedì 22 novembre 2005

Una donna è una donna e se il sostantivo avesse lo stesso contenuto universale del sostantivo "uomo" non ci sarebbe bisogno di aggiungere aggettivi.
Ma non ce l'ha, e si vede dal testo sgrammaticato ma verace del discorso pubblico sull'aborto di questi giorni (e degli ultimi trent'annì).
Nel quale "una donna" diventa spesso e volentieri "una donna sola", e quel "sola" sta, secondo ì casi, per mancante (dell'uomo); sperduta o incapace di intendere e di volere; egoista.

E' sola-mancante una donna single, cioè non accoppiata a un marito o a un fidanzato.
E' sola-sperduta una donna che deve decidere se portare avanti una gravidanza o no senza il supporto dei soldatini ciellini della vita o di qualche psicologo di stato.

E' sola-egoista una donna che in queste condizioni decide di decidere lo stesso con la sua testa, è egoista due volte se decide di abortire e tre volte se decide di farlo con la RU486 invece che chirurgicamente.

In tutti e tre i casi "sola" è sinonimo di inaffidabile.

Con una significativa eccezione che dirò alla fine.
Più della litania maschile sulla solitudine femminile, che come si sa spesso copre la candida irresponsabilità e le ciniche fughe dei padri di fronte al concepito, mi irrita la litania femminile, che non so che cosa copra.

Prendiamo la vicesindaco di Roma Maria Pia Garavaglia, petalo della Margherita nonché voce già distintasi per le argomentazioni a favore della legge sulla procreazione assistita, che sull'aborto e la RU486 ha affidato di recente al Foglio le sue perorazioni.

Con la pillola, sostiene Garavaglia, "si relega in solitudine quella donna che la 194, socializzandone i problemi, decide di aiutare".
Ed è solo l'inizio: "La mancata socializzazione di un problema fa mancare alla donna l'aiuto...Separarsi dal resto del mondo e vivere un disagio in solitudine non è un rimedio....La donna isolata nel suo disagio è una cittadina sola e più in pericolo.
E' l'icona di tante scorciatoie. Dopo aver vissuto in un'epoca in cui tutto era politica, oggi si torna indietro.
Adesso credo che la priorità sia evitare che si affermi il contrario, che tutto appartenga alla sfera privata".
Dov'è chiaro lo shifting di significato di cui sopra: da sola e sperduta, la malcapitata in questione diventa solipsista e egoista, ma inaffidabile era e inaffidabile resta.

Va da sé che la contrapposizione fra RU486 e 194 è pretestuosa: la 194 vale, per Garavaglia, solo in quanto se ne mantenga "il fine sociale di norma a tutela della maternità", meglio se presidiando i consultori alla Storace suppongo.

Va da sé anche qual è l'idea della solitudine e della compagnia, della società e della socializzazione, che queste posizioni presuppongono.
Di fronte a una maternità desiderata o indesiderata, in verità, una donna non è mai sola e sarebbe finalmente il caso di rovesciare questa litania pelosa nel suo contrario: c'è sempre una madre, una sorella, un'amica, c'è insomma quello che il lessico femminista chiama il "continuum materno".

Non vederlo o svalorizzarlo o ridurlo allo zero significa riconsegnare la relazione delle donne con la maternità nelle mani degli uomini, dei militanti ciellini e dello stato.
Trovatemene una che sia d'accordo e mi ritiro in buon ordine.

Passo all'eccezione, della quale ha scritto egregiamente lunedì su Repubblica Stefano Rodotà e quindi mi basta poco.
L'eccezione è stata stabilita dal comitato nazionale di bioetica, che improvvisamente, in un paese che vieta alle single sia l'adozione di bambini sia il ricorso alle tecniche di procreazione assistita, ha proposto che invece sia loro consentita l'adozione di embrioni congelati.

Rodotà ci vede l'esito della nefasta filosofia, ispiratrice di tutta la legge 40, che antepone l'embrione alla donna, nonché, e più sottilmente, il ribaltamento del trattamento di sfavore della single, normalmente considerata sola, mancante e incapace di decisione autonoma sulla maternità, in trattamento di favore quando il suo corpo può servire come contenitore e incubatrice di un embrione altrimenti destinato a perdersi.

E io non ho niente da aggiungere.


Da "La Repubblica" di domenica 16 novembre 2003 - di Eugenio Scalfari

.... omissis ....Siamo andati in Iraq con 2.700 soldati di tutte le armi: fanti, carabinieri, aviatori, marinai.
Ci siamo andati sei mesi fa quando la guerra pareva finita (Bush l'aveva proclamato in tuta mimetica dalla tolda di una portaerei) ed era opportuno essere sul posto per guadagnarci l'amicizia di George W.
La spedizione fu definita come un "intervento non belligerante" di carattere esclusivamente umanitario: ospedali, personale medico e paramedico, specialisti di sminamento, tecnici per riattare centrali e reti elettriche e telefoniche.
I soldati sarebbero andati al seguito delle strutture mediche per garantirne la sicurezza. Con queste motivazioni il Parlamento votò.
In realtà non era vero niente e lo si capì subito quando si seppe che l'ospedale italiano sarebbe stato impiantato a Bagdad mentre la truppa sarebbe stata dislocata a Nassiriya nell'area di Bassora e sotto comando inglese.

Come contentino a noi diedero in sotto comando un contingente di 100 rumeni.
Forse è molto irriverente, ma la nostra presenza in Iraq, decisa senza alcuna copertura internazionale (né Onu né Nato né Unione Europea) e motivata dal desiderio di non essere assenti dal tavolo della ricostruzione, a me ricorda sinistraniente l'intervento italiano del giugno 1940, dopo nove mesi di non belligeranza, con la Francia in ginocchio e l'Inghilterra assediata nella sua isola, per esser presenti con una manciata di morti al tavolo della pace".
Sento dire che i poveri morti di Nassiriya hanno aumentato il nostro prestigio internazionale.

Forse è vero, non so giudicare in materie così soggettive, ma credo che d'un prestigio ottenuto a quel prezzo la maggioranza degli italiani avrebbe fatto volentieri a meno.

Quei morti ci sono cari, il loro senso del dovere ci è di sprone, e così pure la fiera umiltà con la quale i feriti hanno tagliato corto alla retorica dicendo con le lacrime agli occhi per i loro compagni scomparsi: "Noi non siamo eroi ma semplici soldati che hanno svolto il lavoro assegnato". Un giornalista a Nassiriya, tra le macerie dell'esplosione, ha chiesto ad un ufficiale dei carabinieri: "Fino a quando rimarrete qui?", l'ufficiale ha risposto: "Fino a quando ci diranno che il nostro lavoro è compiuto". Il motto dell'Arma dice "usi a obbedir tacendo". Andrebbe messa un'altra medaglia d'oro alla bandiera dei carabinieri, non perché sono eroi ma perché hanno tenuto fede a quel motto che costituisce l'essenza di un regime democratico. ....omissis....



aprile 2006 - W la democrazia dell'alternanza:
- "brogli a non finire" - "irregolarità e brogli unidirezionali" - "il risultato deve cambiare" - "pensavate forse di esservi liberati di me?" -



bivacco Baroni
22 agosto 1998


bivacco Baroni
22 agosto 1998


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Last updated 21.3.2008