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Parla lo storico Angelo del Boca
di Tommaso Di Francesco
E' di fatto la notizia di queste ore:
la Commissione europea ha deciso di togliere l'embargo, compreso quello delle armi, alla Libia sostenendo la richiesta italiana legata però al rigido controllo dell'immigrazione
clandestina:
su questo Bruxelles è pronta a inviare a Tripoli una "commissione tecnica".
E anche gli Stati Uniti tolgono le sanzioni, dopo i danni pagati per gli attentati di Lockerbie, e Berlino e soprattutto dopo l'accettazione libica della sua "rinuncia" ai progetti - cartacei - di dotarsi di armi di distruzione di massa.
Nessuno però, finora, aveva addotto, tra le condizioni occidentali, la richiesta alla Libia di rinunciare alla storia della sua lotta per l'indipendenza. L'ha fatto in questi giorni "l'avanguardista" vice-premier italiano Granfranco Finì, quello che si è scagliato contro il "pacifismo pilatesco".
"Ha ragione Pisanu quando dice che è giusto togliere l'embargo alla Libia - ha dichiarato - ma allora dobbiamo chiedere alla Libia di togliere dal suo calendario il giorno della vendetta contro gli italiani" - parlava della celebrazione libica del 24 ottobre 1911, quando le truppe d'occupazione italiane vennero sconfitte a Sciara Sciat.
Di questo "revisionismo di governo" abbiamo parlato con lo storico del colonialisamo italiano Angelo Del Boca del quale in questi giorni l'editore Mondadori ha pubblicato un prezioso libro di storia dell'imprese militari italiane in Libia. "La disfatta di Gasr Bu Hàdi", un altro rovescio, il più grave, del colonialismo italiano in Libia.
"Ma come può - ci dice subito Del Boca - un popolo sovrano dimenticare la lotta per la sua indipendenza?".
Con quale diritto e legittimità il vico-premier Fini sembra voler porre le sue condizioni?
La battuta di Fini ha una sola spiegazìòne.
Il vicepremier ignora del tutto la storia dei rapporti italo-libici, dimentica i 30 durissimi anni dell'occupazione italiana della Libia durante i quali per difendere la propria patria 100000 libici hanno perso la vita.
A quell'epoca la Libia contava 800 mila abitanti, il che signifia che un libico su otto è stato ucciso in combattimento o è stato condannato all'impiccagione, oppure è morto nei 13 tremendi lager creati dal generale Graziani nella Sirtica.
Si può chiedere al libici di dimenticare una strage di quelle proporzioni, cancellando le origini della loro nazione?
…. (omissis…..) …..
da "Il Manifesto" di martedì 21 settembre 2004
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