|
Giustizia firmata
di Andrea Fabozzi
Molto prima di diventare il più grande amico di George W. Bush e il meno cauto difensore della guerra preventiva, Silvio Berlusconi era in fondo un imprenditore che alla politica chiedeva una cosa semplice:
tenere lontani i giudici dai suoi affari.
Bene o male c'è riuscito.
Nel frattempo è diventato uno statista e ci costringe a trattarlo come tale, guardando al panorama delle opere sue; dai disastri in politica estera alle ingiustizie in politica economica agli svarioni in storia patria.
La questione giustizia torna però inesorabile, e annuncia un finale legislatura all'insegna delle vecchie battaglie.
Per chiudere lo scontro con la magistratura lo statista, da lontano, ha dato mandato ai suoi di "blindare" (la parole è questa) la - riforma dell'ordinamento giudiziario -. L'ordine non è piaciuto al Quirinale.
L'italia non è una monarchia come la Thailandia, dove c'è premier gemello di Berlusconi - ha in mano le TV, è nei guai con la giustizia, vuol comprare una squadra di calcio, è venuto la settimana scorsa a Roma a far visita al Cavaliere. Quindi può solo confidare nel presidente della Repubblica. In Thailandia pare (le notizie non circolano grancè da quelle parti) che il re abbia gelato il premier definendolo un bel giorno "una vergogna per la democrazia".
Il presidente della Repubblica italiana invece vuole rimandare alle camere la riforma dell'ordinamento giudiziario.
Anche qui bisogna aggiungere "pare", non perché i mass media siano a livello thailandese, ma perché le intenzioni del Colle, si sa, devono restare coperte.
L'ultima volta che "pareva"così, però finì con la mancata controfirma alla legge Gasparri.
E se c'è una cosa che al presidente del consiglio italiano sta a cuore quanto la (in)giustizia è certo la televisione.
Coincidenza: il presidente della camera Casini ha avvertito proprio ieri il centrodestra che le prerogative del capo dello stato vanno tutelate anche nella riforma delle istituzioni del professor Calderoli. Previsione: se Ciampi si mette di traverso sulla giustizia troverà buoni alleati nei centristi della maggioranza, che già stanno cercando di emendare i più maldestri errori della riforma.
Che il nuovo ordinamento giudiziario non sia affatto una riforma epocale ma un testo pieno di svarioni a questo punto lo dicono anche i suoi sostenitori.
Ma non vogliono perdere tempo e promettono un disegno di legge successivo per correggerli. Che faccia a cornate con la Costituzione lo ammette addirittura il ministro Castelli, che infatti annuncia di voler mettere mano a tutto il Titolo IV della Carta per adeguarlo all'aria che tira.
E poi confida divertendosi: "Forse ho trovato anch'io un punto a rischio di incostituzionalità, ma non dico qual è". Forse lo troverà Ciampi (c'è solo l'imbarazzo della scelta).
E forse si aprirà di nuovo il fronte interno, e Berlusconi dovrà tornare in trincea.
Per provare a chiudere il suo conto con le toghe, per difendere i suoi interessi personali. Come ai tempi della Cirami e del falso in bilancio. E sarà più facile dimenticarsi di quello statista che non è.
da "Il Manifesto" di martedì 28 settembre 2004
 lago di Campo
|
 lago di Campo
|
home page
|