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Black-out di settembre, il danno e la beffa
CARO Augias,
leggo che Confindustrla vuol fare causa al Gestore delle reti di Trasmissione nazionali (Grtn) per i danni dell'oscuramento dello scorso settembre.
Conseguenza credo dell'indagine condotta dall'autorità per l'Energia che non ha riscosso l'attenzione dovuta.
Le 117 pagine del resoconto descrivono molto bene i fatti.
Eccoli, in estrema sintesi.
Sono confermate le responsabilità svizzere:
nella notte fra il 27 e il 28 settembre la linea del Lucomagno era esercita a una temperatura di 72 gradi centigradi invece di quella standard di 40, con conseguente flessione dei cavi.
Nulla però sarebbe successo se non si fosse trascurato di tagliare i rami degli alberi sottostanti.
Dal contatto fra questi e i cavi è partito il fuori servizio della linea.
Anche l'altra linea che connette la Svizzera all'Italia, San Bernardlno, era esercita al di sopra dei valori di progetto, per cui non avrebbe potuto sopportare il sovraccarico del fuori di Lucomagno, così infatti è avvenuto.
Per di più le contromisure sono state tardive e non coerenti con quanto previsto dalle regole internazionali, e gli svizzeri "hanno informato igestori delle reti confinanti con eccessivo ritardo, in maniera non corretta, sottostimando la gravità degli eventi" (I brani virgolettati sono tratti dal resoconto dell'Autorità), col risultato di isolare il sistema elettrico italiano dalla rete internazionale.
Responsabili primi di un black-out costato almeno 640 milioni di euro, per non parlare dei disagi, lungi dallo scusarsi, gli svizzeri si sono rifiutati di collaborare all'indagine dell'Autorità italiana.
Di fronte alle responsabilità e all'arroganza svizzera, quali le iniziative del governo italiano? Nessuna.
Perché? Se la Svizzera piange, l'Italia non ride, il piano di difesa per fronteggiare situazioni di particolare criticltà mediante il distacco automatico dei prelievi di energia da parte dell'utenza diffusa non ha funzionato.
Il motivo è semplice: da quanto risulta, "oltre i tre quarti delle imprese distributrici (...) non risultano essere dotate di dispositivi per l'alleggerimento del Carico".
Sembra che la giustificazione sia la mancata indicazione da parte del Grtn di come e dove installare gli alleggeri del carico.
Inoltre gli impianti termoelettrici sono andati fuori servizio prima del previsto.
Evidentemente vorremmo saperne cli più.
Chissà che la causa per danni annunciata da Confindustria non serva anche a questo.
Anche se il silenzio che finora ha accompagnato la pubblicazione dei rapporti sul black-out, non lascia spazio a soverchie speranze.
G.B. Zorzoli
zorzoli@tin.it
RINGRAZIO il professor Zorzoli per la sintetica chiarezza della lettera.
So che un suo articolato intervento sul tema compare sul numero luglio-agosto della rivista "Nuova Energia".
Dalla lettera capisco tre cose:
- l'arroganza degli svizzeri che si sono rifiutati di collaborare all'inchiesta dopo aver provocato il danno che ha scatenato il totale oscuramento della nostra penisola.
- L'inerzia del governo verso la Svizzera che non so se attribuire a disorganizzazione o a ragioni meno confessabili.
- Il nulla di fatto dopo l'incidente per evitare che un danno e una beffa di uguali proporzioni possano ripetersi.
Confido anch'io nella causa annunciata da Confindustria, sarà interessante vedere che succede. |