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Il settore elettrico dal monopolio alla concorrenza: un po' di storia
Nel 1962 la Legge 1643 determinò la nazionalizzazione del settore elettrico, affidando all'ENEL la titolarità delle varie fasi costituenti la filiera elettrica (produzione - distribuzione - vendita), lasciando uno spazio alle aziende municipalizzate già operanti a quei tempi.
La produzione di energia elettrica era ammessa per i privati solo se finalizzata all'autoconsumo.
La Legge 9/91 ha rappresentato il primo passo verso la liberalizzazione del settore (in seguito a quello più timido della Legge 308/82), rendendo libera l'attività di produzione dell'energia elettrica purché derivante da fonti rinnovabili e assimilate, come la cogenerazione e quelle da rifiuti e residui di lavorazioni [nota 1].
L'energia così generata poteva essere usata per autoconsumo, ceduta ad aziende dello stesso gruppo di appartenenza, ceduta ad aziende di uno stesso consorzio, previa autorizzazione del Ministero dell'Industria o ceduta all'ENEL.
La successiva Delibera Cip 6/92 attuava gli articoli 20 e 22 della Legge 9/91, definendo i prezzi dell'energia elettrica relativi a cessione, vettoriamento e produzione, i parametri relativi allo scambio e le condizioni tecniche per l'assimilabilità a fonti rinnovabili.
Nel 1995, mediante la Legge 481/95, è stata istituita l'Autorità per l'Energia Elettrica ed il Gas (AEEG) con il compito di regolamentare il settore.
Essa ha ereditato le sue competenze dal Ministero dell'Industria nel 1997, in seguito alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del regolamento di organizzazione e funzionamento dell'Autorità stessa [nota 2].
Il Decreto Legislativo 79/99 (noto anche come Decreto Bersani) ha recepito la Direttiva 96/92/CE, recante regole comuni per i mercati elettrici interni dei paesi membri finalizzate a liberalizzare la domanda, l'accesso alle reti e l'offerta dell'energia elettrica, cominciando così la trasformazione effettiva del settore da monopolio a libero mercato.
Le motivazioni alla base della liberalizzazione
Grazie al monopolio è stato possibile conseguire obiettivi altrimenti improbi, come l'elettrificazione pressoché totale del paese insieme all'unificazione del costo dell'energia elettrica.
In altri paesi, come la Francia, si è sfruttata la protezione offerta all'EDF [nota 3] dai finanziamenti pubblici per dare vita alla sviluppo del nucleare ed al conseguente raggiungimento di un buon livello di indipendenza energetica dall'estero.
Le motivazioni del passaggio da un mercato monopolistico ad uno più o meno liberalizzato vanno ricercate in fattori diversi e contemporanei:
la globalizzazione e la dematerializzazione dell'economia, la riduzione dell'autonomia degli stati membri dell'Unione Europea nell'ambito delle politiche comunitarie, la ricerca di schemi di sviluppo caratterizzati da una fiscalità ridotta e semplificata, la maggiore attenzione posta agli aspetti ambientali ed allo sviluppo sostenibile e così via.
L'Unione Europea, fra le varie possibilità di apertura del mercato disponibili, ha scelto di liberalizzare sia la domanda, sia l'offerta, richiedendo nel contempo il libero accesso alle reti di trasporto.
Tramite la liberalizzazione del settore si punta a creare concorrenza fra gli operatori, invogliati a migliorare l'efficienza degli impianti per ridurre il costo marginale di produzione dell'elettricità e potersi così meglio difendere sul mercato.
Il confronto diretto con gli utenti da parte dei distributori, inoltre, dovrebbe produrre una serie di effetti positivi, come la fornitura di servizi aggiuntivi, l'implementazione di sistemi di rilevamento dei carichi orari (con la connessa possibilità di controllo e regolazione dei picchi), il miglioramento della continuità e della qualità del servizio, la scomparsa di gare ed appalti dettate da logiche di spartizione perverse in presenza di mercati fortemente imperfetti ed una maggiore consapevolezza degli aspetti strutturali da parte dell'utenza energetica.
Le maggiori problematiche derivano da fattori peculiari del settore elettrico.
Gli ingenti investimenti necessari per realizzare le reti di trasporto dell'energia, ad esempio, richiedono una regolamentazione ed un'attività di indirizzo da parte delle Autorità preposte e dei Governi per favorire quegli interventi ritenuti essenziali per lo sviluppo ulteriore ed il miglioramento del servizio.
Gli stessi impianti produttivi possono difficilmente essere costruiti in assenza di una chiarezza nelle regole che dia una qualche certezza agli operatori ed agli istituti di credito sulle relative possibilità di successo e di impiego.
Un altro aspetto che richiede un indirizzo ed una regolamentazione adeguata da parte dello Stato riguarda la diversificazione delle fonti energetiche impiegate nella generazione di energia e l'eliminazione di barriere per le fonti rinnovabili ed assimilate.
Negli ultimi anni si è assistito ad una crescita molto forte del gas naturale, solo parzialmente bilanciata dall'incremento nell'utilizzo del carbone, mentre è calato velocemente il consumo di olio combustibile.
Sull'equilibrio fra gli elementi di mercato e quelli di politica energetica imposti dalla Comunità Europea e dal Governo si giocheranno le possibilità di successo concreto della liberalizzazione energetica in Italia e nel resto del mondo.
I rischi di ripetizione della crisi Californiana di inizio secolo sono stati scongiurati, ma il cammino verso la creazione di quella concorrenza che sola può giustificare le controindicazioni connesse alla liberalizzazione è ancora lungo.
Note
1. La liberalizzazione coinvolgeva anche le fonti convenzionali, ma con riserva da parte dell'ENEL e senza la possibilità di cedere l'energia elettrica prodotta ad aziende di uno stesso consorzio.
2. Nel 1993 fu soppresso il Cip e le sue funzioni passarono in carica al Ministero dell'Industria.
3. Electricité de France, l'ente elettrico francese.

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