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parco elettronucleare nel mondo

energia nucleare - pdf - (prof. Perdichizzi unibg)

rischi connessi al nucleare

da La Repubblica - 17-06-2008
L'appello - Gli scienziati a Berlusconi - "Non ritorniamo all'atomo"

ROMA — Caro governo, lascia perdere il nucleare.
E l’invito che, attraverso una lettera aperta, 1300 docenti universitari e ricercatori rivolgono al premier Berlusconi, al ministro dello Sviluppo economico Scajola e al ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini alla vigilia della discussione sul rilancio delle centrali.

L’iniziativa, partita dal sito www. energiaperilfuturo. it, è sfociata in un comitato promotore guidato da Vincenzo Balzani, scienziato dell’Università di Bologna fra i più accreditati a livello internazionale.

«Il sole è la più grande risorsa energetica del nostro pianeta», scrivono gli scienziati, e il nucleare «un pericoloso fardello sulle spalle delle prossime generazioni».
«Sviluppare l’uso dell’energia solare e delle altre energie rinnovabili significa guardare lontano, che è la qualità distintiva dei veri statisti».

Gli studiosi, nella missiva, insistono innanzitutto sulla necessità di «una forte collaborazione tra scienza e politica)>.
L’appello sottolinea l’urgenza che nel paese aumenti la consapevolezza riguardo la gravità della crisi energetica e climatica, insiste sulla necessità del risparmio e di un uso più efficiente dell’energia ed esorta il governo a sviluppare l’uso delle energie rinnovabili ed in particolare dell’energia solare.

«A nostro parere — scrivono — l’opzione nucleare non può essere considerata la soluzione del problema energetico per molti motivi:
  • necessità di enormi finanziamenti pubblici,
  • insicurezza intrinseca della filiera tecnologica,
  • difficoltà a reperire depositi sicuri per le scorie ra dioattive,
  • stretta connessione tra nucleare civile e militare,
  • possibile bersaglio per attacchi terroristici,
  • aumento delle disuguaglianze tra paesi tecnologi camente avanzati e paesi poveri,
  • scarsità di combustibili nucleari».
Gli scienziati danno la loro dispombifità a discutere del caso nelle sedi appropriate, ma per il momento sembra che il governo intenda procedere:
Scajola ha annunciato che a giorni il pacchetto sblocca-centrali sarà sottoposto alla valutazione del Parlamento.




da web-site enel - 10-06-2008
Nucleare, speranza o tabù?

Docenti universitari, tecnici, studiosi e rappresentanti di alcune fra le principali aziende energetiche e manifatturiere italiane a confronto sull'energia ricavata dall'atomo.
Sicurezza, costi e ambiente sono stati al centro del convegno alla Sala Colonne del Palazzo Affari ai Giureconsulti, in occasione del Festival dell'Ambiente.

A introdurre il dibattito, e rassicurare gli animi di chi fosse preoccupato per il recente incidente in Slovenia, Giuseppe Sgorbati, dell'Arpa Lombardia, che ha confermato come non ci sia stata nessuna conseguenza in termini di inquinamento.
"Il sistema dei controlli ha funzionato puntualmente".

Sgombrato il campo, si è discusso sugli altri temi di grande attualità.
Sicurezza degli approvvigionamenti e costi contenuti sono i vantaggi del nucleare, secondo Chicco Testa, che ricorda come il dibattito italiano sia ancora diviso nella scelta fra terza e quarta generazione.

La differenza fra la terza e la quarta generazione è uno dei temi più ricorrenti nel dibattito sui media.
Il nuovo modello è la centrale di quarta generazione, che deve rispondere a dei requisiti fondamentali: economicità, sostenibilità, non proliferazione del materiale per farne armi nucleari e sicurezza, ha spiegato Francesco De Falco (divisione Ingegneria e Innovazione di Enel).

Allo sviluppo della quarta generazione si sta dedicando anche la Del Fungo Giera Energia, il cui amministratore delegato, Domenico Libro, ha chiarito come esperimenti in questo settore siano già in corso nel settore militare in Russia.
Secondo Libro, una centrale di quarta generazione potrà essere lanciata sul mercato già nel 2014.

La crescita del livello della CO2 è un'altra ragione che spinge verso la scelta nucleare secondo Umberto Quadrino, amministratore delegato di Edison.
"Pur raggiungendo l'obiettivo del 17% delle rinnovabili, non diminuiremmo le immissioni di anidride carbonica, ma le stabilizzeremmo".
Non bisogna infatti dimenticare che la richiesta di energia è in crescita e lo sarà anche nei prossimi anni.

Il nucleare appare dunque una soluzione anche in funzione ambientale, "Il protocollo di Kyoto impone all'Italia di ridurre le emissioni del 6,5% entro il 2008, noi invece le abbiamo incrementate del 12%", fa notare Giuseppe Pasini, presidente di Federacciai.

Dati che fanno riflettere, alla luce del contesto delineato da Franco Battaglia, docente di Chimica dell'Ambiente all'Università di Modena, che ha affermato: "il vero problema delle rinnovabili è il costo, ancora molto elevato".

Da un dibattito approfondito emerge dunque come il nucleare possa rappresentare non un pericolo, ma una possibilità, non solo in termini economici, ma anche in vista di una riduzione dell'impatto sull'ambiente.




Scajola: «L'Italia nel club del nucleare»
da la Repubblica.it
Il ministro dello Sviluppo economico alla riunione del G8 sull'energia in Giappone.
«Si rischia recessione mondiale»

TOKYO - Il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, ha espresso soddisfazione per le conclusioni della riunione del G8 sull'energia di Aomori (esteso anche a Cina, India e Corea del Sud), che «impegnano i nostri Paesi a una politica energetica di efficienza utilizzando ogni nuova tecnologia» e assegnano all'energia nucleare un ruolo importante per la diversificazione del mix energetico e la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili.

ITALIA, NUOVA POSIZIONE - Scajola ha annunciato ai colleghi che l'Italia ha cambiato posizione sul nucleare, «opzione sulla quale il nuovo governo italiano ha deciso di investire nel prossimo periodo». Per la verità, ora resta un unico Paese, tra quelli che hanno preso parte al vertice, che ancora rifiuta la centralità dell'energia nucleare: la Germania.
Il ministro dell'economia e tecnologia tedesco, Jochen Homann, ha dichiarato, pur avendo sottoscritto le conclusioni del vertice, che la discussione è aperta, ma che l'opinione pubblica nazionale resta contraria, anche se in Germania si trovano diverse centrali atomiche.
Scajola ha anche annunciato che l'anno prossimo sarà l'Italia a ospitare un vertice internazionale dei ministri dell'Energia.

MEDVEDEV: PRONTI AD AIUTI - La Russia si dice pronta ad aiutare l’Italia nello sviluppo del nucleare civile qualora cambi la legge relativa alla costruzione di centrali. Lo ha detto ad Apcom Arkady Dvorkovitch, assistente del presidente russo Dmitri Medvedev. «Il dialogo è già in corso» ha specificato l’alto funzionario del Cremlino, dopo l'incontro tra Medvedev e un gruppo di top manager internazionali tra cui Fulvio Conti, ad dell’Enel.
Tra Rosatom ed Enel esiste già un accordo di cooperazione per il nucleare civile, ma relativo solo al territorio russo e all'Europa orientale.
«Noi abbiamo già offerto la nostra disponibilità» ha aggiunto Dvorkovitch, riferendosi a un’eventuale collaborazione in Italia.

SI RISCHIA RECESSIONE MONDIALE - Il record dei prezzi del petrolio possono scatenare una recessione globale.
Nel giorno della riunione ministeriale del G8 sull'energia il titolare del dicastero nipponico, Akira Amari, lancia l'allarme perché le attuali quotazioni del greggio costituiscono «un'anomalia e un'estrema sfida» su scala globale.
In mancanza di provvedimenti e misure urgenti e mirate, rileva ancora, nel corso dei lavori, «il rischio concreto è di dover fare i conti con una pericolosa recessione».

La questione energetica e il cambiamento climatico globale sono «due facce della stessa medaglia». I risultati delle discussioni di Aomori saranno parte della base dei temi in calendario nella riunione dei capi di Stato e di governo del G8 del prossimo mese a Toyako, nell'isola di Hokkaido.

Il ministro Scajola ha da parte sua illustrato una sintesi della dichiarazione conclusiva del Foro internazionale dell'energia (Ief 2008), tenutosi a Roma ad aprile, ponendo in evidenza la parte relativa all'esigenza «di identificare gli strumenti più efficaci per potere raggiungere una maggiore stabilità nei mercati energetici mondiali».

Tutto questo, facilitando «gli investimenti e incoraggiando l'innovazione tecnologica» in vista di uno sviluppo sostenibile e attento all'ambiente.
08 giugno 2008




da la Repubblica.it
Le centrali sono una "soluzione di retroguardia" e non risolveranno il problema

Dopo l'incidente di Krsko il guru dell'economia all'idrogeno spiega perché l'Italia sbaglia

Rifkin, l'energia fai-da-te - così ci salveremo dal nucleare - di RICCARDO STAGLIANÒ

Jeremy Rifkin
UNA fatica inutile. Perché se anche rimpiazzassimo nei prossimi anni tutte le centrali nucleari esistenti nel mondo, il risparmio di emissioni sarebbe comunque un'inezia.
Un quarto di quel che serve per cominciare a rimettere le briglie a un clima impazzito. Jeremy Rifkin non ha dubbi: quella atomica è una strada sbagliata, di retroguardia. Come curare malattie nuovissime con la penicillina. E non c'è neppure bisogno dei campanelli di allarme tipo Krsko per capirlo.

Basta guardare i numeri senza le lenti dell'ideologia. Proprio l'attitudine che, in Italia, scarseggia di più per il guru dell'economia all'idrogeno. Si vedrebbe così che l'uranio, come il petrolio, presto imboccherà la sua parabola discendente: ce ne sarà di meno e costerà di più. E che il problema dello smaltimento delle scorie è drammaticamente aperto anche negli Stati Uniti dove lo studiano da anni. "Vi immaginate uno scenario tipo Napoli, ma dove i rifiuti fossero radioattivi?" è il suo inquietante memento. Meglio puntare su quella che lui chiama la "terza rivoluzione industriale".

L'incidente all'impianto sloveno arroventa il dibattito italiano, a pochi giorni dall'annuncio del ritorno al nucleare. Cosa ne pensa?
"Ho parlato con persone che hanno conoscenza di prima mano dell'incidente, e mi hanno tranquillizzato. Non ci sono state fughe radioattive e il governo ha gestito bene tutta la vicenda. Ho lavorato con l'amministrazione Jan%u0161a e posso dire che hanno sempre dimostrato una leadership illuminata nel traghettare la Slovenia verso le energie rinnovabili. Non posso dire lo stesso di tutti i paesi europei, ma posso lodare le politiche energetiche di Ljubljana".

Superata questa crisi, in generale possiamo sentirci sicuri?
"Il problema col nucleare è che si tratta di un'energia con basse probabilità di incidente, ma ad alto rischio. Ovvero: non succede quasi mai niente di brutto, ma se qualcosa va storto può essere una catastrofe. Come Chernobyl".

Il governo italiano ha confermato l'inizio della costruzione delle nuove centrali entro il 2013. Coerenza o azzardo?
"Non capisco i termini della discussione in corso in Italia. Amo il vostro paese, lo seguo da anni ma questa volta mi sento davvero perso. I sostenitori dicono: il nucleare è pulito, non produce diossido di carbonio, quindi contribuirà a risolvere il cambiamento climatico. Un ragionamento che non torna se solo si guarda allo scenario globale.
Oggi sono in funzione nel mondo 439 centrali nucleari e producono circa il 5% dell'energia totale. Nei prossimi 20 anni molte di queste centrali andranno rimpiazzate. E nessuno dei top manager del settore energetico crede che lo saranno in una misura maggiore della metà. Ma anche se lo fossero tutte si tratterebbe di un risparmio del 5%. Ora, per avere un qualche impatto nel ridurre il riscaldamento del pianeta, si dovrebbe ridurre del 20% il Co2, un risultato che certo non può venire da qui".

Un finto argomento quindi quello del nucleare "verde"?
"Non in assoluto, ma relativamente alla realtà, sì. Perché il passaggio al nucleare avesse un impatto sull'ambiente bisognerebbe costruire 3 centrali ogni 30 giorni per i prossimi 60 anni. Così facendo fornirebbe il 20% di energia totale, la soglia critica che comincia a fare una differenza. C'è qualcuno sano di mente che pensa che si potrebbe procedere a questo ritmo? La Cina ha ordinato 44 nuove centrali nei prossimi 40 anni per raddoppiare la sua potenza produttiva. Ma si avvia ad essere il principale consumatore di energia...".

Ci sono altri ostacoli lungo questa strada?
"Io ne conto cinque, e adesso vi dico il secondo. Non sappiamo ancora come trasportare e stoccare le scorie. Gli Stati Uniti hanno straordinari scienziati e hanno investito 8 miliardi di dollari in 18 anni per stoccare i residui all'interno delle montagne Yucca dove avrebbero dovuto restare al sicuro per quasi 10 mila anni. Bene, hanno già cominciato a contaminare l'area nonostante i calcoli, i fondi e i super-ingegneri. Davvero l'Italia crede di poter far meglio di noi? L'esperienza di Napoli non autorizza troppo ottimismo. E questa volta i rifiuti sarebbero nucleari, con conseguenze inimmaginabili".

Ecoballe all'uranio, un pensiero da brividi. E il terzo ostacolo?
"Stando agli studi dell'agenzia internazionale per l'energia atomica l'uranio comincerà a scarseggiare dal 2025-2035. Come il petrolio sta per raggiungere il suo peak. I prezzi, quindi, andranno presto su. Ciò si ripercuoterà sui costi per produrre energia togliendo ulteriori argomenti a questo malpensato progetto. Aggiungo il quarto punto. Si potrebbe puntare sul plutonio. Ma con quello è più facile costruire bombe. La Casa Bianca e molti altri governi fanno un gran parlare dei rischi dell'atomica in mani nemiche. Ma i governi buoni di oggi diventano le canaglie di domani".

Siamo arrivati così all'ultima considerazione. Qual è?
"Che non c'è abbastanza acqua nel mondo per gestire impianti nucleari. Temo che non sia noto a tutti che circa il 40% dell'acqua potabile francese serve a raffreddare i reattori. L'estate di cinque anni fa, quando molti anziani morirono per il caldo, uno dei danni collaterali che passarono sotto silenzio fu che scarseggiò l'acqua per raffreddare gli impianti. Come conseguenza fu ridotta l'erogazione di energia elettrica. E morirono ancora più anziani per mancanza di aria condizionata".

Se questi sono i dati che uso ne fa la politica?
"Posso sostenere un dibattito con qualsiasi statista sulla base di questi numeri e dimostrargli che sono giusti, inoppugnabili. Ma la politica a volte segue altre strade rispetto alla razionalità. E questo discorso, anche in Italia, è inquinato da considerazioni ideologiche".

In che senso? C'è un'energia di destra e una di sinistra?
"Direi modelli energetici élitari e altri democratici. Il nucleare è centralizzato, dall'alto in basso, appartiene al XX secolo, all'epoca del carbone. Servono grossi investimenti iniziali e altrettanti di tipo geopolitico per difenderlo".

E il modello democratico, invece?
"È quello che io chiamo la "terza rivoluzione industriale". Un sistema distribuito, dal basso verso l'alto, in cui ognuno si produce la propria energia rinnovabile e la scambia con gli altri attraverso "reti intelligenti" come oggi produce e condivide l'informazione, tramite internet".

Immagina che sia possibile applicarlo anche in Italia?
"Sta scherzando? Voi siete messi meglio di tutti: avete il sole dappertutto, il vento in molte località, in Toscana c'è anche il geotermico, in Trentino si possono sfruttare le biomasse. Eppure, con tutto questo ben di dio, siete indietro rispetto a Germania, Scandinavia e Spagna per quel che riguarda le rinnovabili".

Ci dica come si affronta questa transizione.
"Bisogna cominciare a costruire abitazioni che abbiano al loro interno le tecnologie per produrre energie rinnovabili, come il fotovoltaico. Non è un'opzione, ma un obbligo comunitario quello di arrivare al 20%: voi da dove avete cominciato? Oggi il settore delle costruzioni è il primo fattore di riscaldamento del pianeta, domani potrebbe diventare parte della soluzione. Poi serviranno batterie a idrogeno per immagazzinare questa energia. E una rete intelligente per distribuirla".

Oltre che motivi etici, sembrano essercene anche di economici molto convincenti. È così?
"In Spagna, che sta procedendo molto rapidamente verso le rinnovabili, alcune nuove compagnie hanno fatto un sacco di soldi proprio realizzando soluzioni "verdi". Il nucleare, invece, è una tecnologia matura e non creerà nessun posto di lavoro. Le energie alternative potrebbero produrne migliaia".

A questo punto solo un pazzo potrebbe scegliere un'altra strada. Eppure non è solo Roma ad aver riconsiderato il nucleare. Perché?
"Credo che abbia molto a che fare con un gap generazionale. E ve lo dice uno che ha 63 anni. I vecchi politici, cresciuti con la sindrome del controllo, si sentono più a loro agio in un mondo in cui anche l'energia è somministrata da un'entità superiore".
(7 giugno 2008)




da la Repubblica.it
Lo studio: in caso di fuga radioattiva la contaminazione sarebbe più alta di Chernobyl
Nel 2005 la centrale di Krsko venne fermata per problemi tecnici
La profezia ambientalista "Quell'impianto è pericoloso"
di ANTONIO CIANCIULLO
La centrale di Krsko

ROMA - Nel caso peggiore un incidente alla centrale di Krsko, a 130 chilometri da Trieste, in zona sismica, provocherebbe una contaminazione da iodio radioattivo più grave di quella causata dalla catastrofe di Chernobyl. Lo ha stimato l'Istituto di ecologia di Vienna analizzando le conseguenze di un disastro ambientale che abbia per protagonista il reattore Westinghouse ad acqua pressurizzata della centrale slovena: 632 megawatt di potenza entrati in funzione nel 1983.

L'Istituto di ecologia ha calcolato la possibile fuga radioattiva e la sua direzione in base alla frequenza dei venti. I picchi di probabilità indicano due direzioni infauste: Lubiana, con una percentuale di possibilità del 20 per cento, e Zagabria, con una percentuale del 15 per cento. Nella prima ipotesi, la dose massima di radiazioni che potrebbe colpire la tiroide di un bambino (il soggetto più esposto) è pari a 1,7 sievert; nella seconda ipotesi la dose arriva a 3,7 sievert, mentre a Chernobyl è stata di 2,5 sievert.

"Le risposte basate sul contenimento meccanico delle fughe radioattive si sono spesso dimostrate fallaci", commenta Giuseppe Onufrio, responsabile delle campagne di Greenpeace. "In questo caso inoltre c'è stata un'evidente sottovalutazione del rischio sismico: l'impianto è progettato per resistere a terremoti che arrivino fino a 5.7 della scala Richter, mentre nel 1976 si sono registrate due scosse che hanno superato, sia pure di poco, quel valore. Inoltre, secondo la normativa statunitense, il sito per una centrale nucleare deve essere ad almeno 8 chilometri dalla più vicina faglia attiva, mentre da alcuni studi risulta che in questo caso esiste una faglia più vicina".

Già nel 2005 il reattore di Krsko era stato fermato per problemi al sistema di contenimento di una ventola per il trattamento dei vapori. E, secondo l'associazione triestina Greenaction Transnational, l'episodio rivela una debolezza strutturale: "La centrale nucleare di Krsko rappresenta uno dei maggiori rischi per la sicurezza dell'Italia settentrionale, dell'Austria meridionale, della Slovenia e della Croazia. La sua entrata in funzione è avvenuta con 5 anni di ritardo sui tempi previsti a causa di problemi tecnici. E una commissione internazionale nominata, su pressioni di Austria ed Italia, per verificare gli standard di sicurezza della centrale già nel 1993 espresse 74 raccomandazioni sui cambiamenti tecnici e procedurali necessari per adeguarla alle normative dell'Unione europea".

"Uno dei principali problemi dell'impianto", prosegue l'associazione ambientalista triestina, "è costituito dalle incrinature dei generatori di vapore che determinano perdite, con fuoriuscita di radionuclidi che vengono dispersi nell'atmosfera; questo problema è d'altronde noto perché si presenta in tutte le centrali che utilizzano il reattore Westinghouse. Per cercare di tamponare questo grave inconveniente, nella primavera del 2000 vennero installati due nuovi generatori dalla NEK in seguito ad un accordo sottoscritto con il consorzio Siemens/Framatome".

Dal 1990 a oggi, secondo Greenpeace, a livello globale si sono registrati una trentina di incidenti di una certa gravità alle centrali nucleari. Per citare solo gli ultimi vale la pena ricordare quello all'impianto di ritrattamento delle scorie di Sellafield, nell'aprile 2005, che causò la fuoriuscita di 83mila litri di liquidi radioattivi. Quello del luglio 2007 a Kashiwazaki, quando un terremoto mise fuori gioco sette reattori (ancora fermi). E infine, nell'aprile scorso, l'incidente ad Asco, in Spagna, che causò la contaminazione di un'area che interessa 1.600 persone.

(5 giugno 2008)






La "politica" populista e demagogica degli "annunci" ha già prodotto alcuni effetti: "il piano enel"
Meno male che all'enel sono consapevoli che occorre prima:
  • riportare le scelte strategiche al livello più alto della politica, cioè al Parlamento e non alla singola amministrazione locale (lo faranno questi federalisti?)
  • identificare le zone del Paese dove dislocare le centrali e il sito per lo stoccaggio delle scorie radioattive.(questi campioni di egoismi locali sono in grado di farlo? Scanzano non dice nulla?)
  • Chiarire gli aspetti finanziari e il problema delle coperture assicurative e delle formule di finanziamento.(si pensa ad una "cordata" similAlitalia?)


da la repubblica del 30 maggio 2008

La polemica

Gli ambientalisti contro il nucleare

“Costa Iroppo, meglio le fonti rinnovabili”

ROMA - «Nucleare e liberalizzazione del mercato sono incompatibili, tanto è vero che le centrali si costruiscono solo quando, in un modo o nell’altro, a sostenere il costo è la mano pubblica, cioè quando i fondi vengono presi dalle tasche dei contribuenti».
Così le associazioni ambientaliste (Legambiente, Wwf, Greenpeace) hanno criticato la scelta di un ritorno al nucleare.

«In Italia», continuano gli ambientalisti, «occorrerebbe costruire da zero tutta la filiera, con un immenso esborso di risorse pubbliche.
Servirebbero almeno 10 centrali (per un totale di 10-15 mila megawatt) che costerebbero tra i 30 e i 50 miliardi di euro.
E l’ambiente non se ne avvantaggerebbe perché, al di là del rischio di un disastro atomico, il primo impianto entrerebbe in funzione tra almeno 10 anni. Al prezzo di sacrifìcare le energie dolci che invece potrebbero partire subito e a prezzi molto più bassi.




da web-site enel - 24 maggio 2008

Si punta ai impianti di terza generazione per coprire il 10% dei consumi nazionali Quattro centrali entro il 2020

Ecco il piano nucleare dell'Enel - Una legge delega, poi l'individuazione dei siti e dell'area per lo stoccaggio
Per la gestione anche l'opzione del consorzio con le altre aziende produttrici - di MARCO PATUCCHI

ROMA - Quattro centrali di terza generazione che nel 2020 copriranno almeno il 10% dei consumi di energia in Italia, vale a dire 6000 megawatt, più il sito per lo stoccaggio delle scorie radioattive.
Un progetto gestito o dalla sola Enel o da un consorzio guidato dal gruppo pubblico e composto dalle altre aziende produttrici (Edison, Eni, Sorgenia, le ex municipalizzate...) e dalle industrie energivore.
Il tutto in un quadro normativo certo e definito.

La "ricetta" dell'Enel per il ritorno al nucleare è ormai pronta: l'amministratore delegato del colosso elettrico, Fulvio Conti, la presenterà al governo nei prossimi giorni consegnando un piano articolato al quale i tecnici del gruppo lavorano ormai da qualche mese e che, ora, si inserirà nel solco dell'accelerazione impressa dal ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola.
"Entro cinque anni la prima pietra delle nuove centrali nucleari italiane", è l'impegno del ministro annunciato giovedì all'assemblea di Confindustria, e il progetto dell'Enel stima una tabella di marcia teorica che si spalma su nove anni: due per l'allestimento del contesto normativo, due per l'iter delle autorizzazioni, quattro per la costruzione e uno da conteggiare per eventuali ritardi in corso d'opera.

La tecnologia indicata è quella del nucleare di "terza generazione migliorata", dal momento che i vertici dell'Enel non vedono prospettive temporali praticabili per le centrali di quarta generazione (quelle, per intenderci, che non produrranno scorie radioattive); verrebbe sfruttata al meglio, inoltre, la competenza tecnologica acquisita dagli uomini del gruppo nel corso degli ultimi anni al di fuori dall'Italia, ovvero in Slovacchia attraverso la Slovenske Elektrarne, in Spagna attraverso l'Endesa e in Francia con la partecipazione al progetto Epr.

Il piano si dispiega su tre livelli. Innanzitutto quello normativo, con la previsione di una legge delega che fissi il contesto nel quale poi collocare singoli provvedimenti su autorizzazioni e controlli. "Una legge - è la tesi espressa a più riprese da Conti - che, modificando il titolo V della Costituzione (ripartisce le competenze tra Stato ed enti locali, ndr) presenti a Comuni e Regioni un percorso ben definito. Si tratterebbe, in sostanza, di riportare le scelte strategiche al livello più alto della politica, cioè al Parlamento e non alla singola amministrazione locale, completando inoltre la filiera del nucleare con il collegamento a università e alla ricerca".

Il secondo livello del progetto riguarda l'identificazione delle zone del Paese dove dislocare le centrali e il sito per lo stoccaggio delle scorie radioattive. Enel nel documento non fa nomi, lasciando la scelta ad una parte terza - dunque, governo e Parlamento - alla quale vengono comunque sottoposti i criteri classici di valutazione utilizzati a livello internazionale (rischi sismici e di esondazione, densità abitativa). In questo senso, la pole position spetterebbe ai territori che già ospitano impianti nucleari (quelli realizzati e poi disattivati dal referendum del 1987 - Latina, Trino, Garigliano, Caorso - o bloccati in corso d'opera, come Montalto), mentre per quanto riguarda il sito di stoccaggio delle scorie, i ragionamenti dei tecnici non escludono la scelta di un impianto provvisorio, lasciando inoltre sul tavolo sia l'opzione dell'interramento che quella del deposito in superficie.

Terzo livello, infine, sugli aspetti finanziari. Il piano non fissa una stima certa sul costo complessivo del progetto, mettendolo in relazione alle varie opzioni tecnologiche attualmente a disposizione dell'Enel: da quella nipponico-americana della Westinghouse (utilizzata in Spagna), a quella francese dell'Epr, a quella russa presente in Slovacchia. Stesso discorso per il problema delle coperture assicurative e delle formule di finanziamento.
Un'aleatorietà finanziaria che caratterizza il piano di Enel, ma non il report diffuso ieri da Ubs: secondo la banca svizzera, l'approdo dell'Italia al nucleare entro il 2020-23 comporterebbe per il gruppo controllato dal ministero dell'Economia un aumento del valore nominale di 2 miliardi di euro ogni 1.000 megawatt di potenza installata. Vale a dire un beneficio di 0,1 euro ad azione per i soci Enel.

(24 maggio 2008)


Silvestrini, ex consulente di Bersani, spiega perché non crede al piano Scajola

"Costi e problemi troppo grandi, il nucleare è destinato a diminuire di peso"
"Impossibile l'atomo in cinque anni il nemico è il mercato, non i verdi"


Il caso Usa: "Il bando indetto da Bush senza incentivi è andato deserto"

Resta aperta poi la questione scorie: "Nessun paese l'ha ancora risolto in via definitiva"

di VALERIO GUALERZI

ROMA - Da ambientalista è estremamente realista e pragmatico sul fatto che la lotta al riscaldamento globale non può essere fatta in punta di fioretto, ma altrettanta coerenza Gianni Silvestrini la pretende dai sostenitori del ritorno all'atomo. "Se la situazione climatica dovesse precipitare nei prossimi decenni l'umanità finirebbe con l'utilizzare tutte le armi disponibili incluso il nucleare, superando ogni preoccupazione", ammette l'ingegnere, ex consulente del ministro Bersani, che da anni coordina attraverso il Kyoto Club gli industriali che hanno sposato la validità e la filosofia del Protocollo internazionale per la riduzione dei gas serra.

Ingegner Silvestrini, malgrado la premessa, lei però sembra scettico sull'utilità del piano annunciato dal ministro Scajola.

"I cinque anni a cui fa riferimento Scajola mi sembrano improponibili, le procedure in realtà sono lunghissime: si tratta di individuare il sito, ottenere i permessi necessari, stringere accordi internazionali, far approvare i progetti, senza parlare dell'indispensabile consenso sociale. Ma oltre al metodo c'è un problema di merito. Penso che in realtà si tratti di una risposta controproducente. Malgrado l'enfasi data dai media al possibile rinascimento nucleare, la percentuale di elettricità nucleare è destinata a ridursi, secondo la Iea, dal 15 al 9% entro il 2030 a causa della chiusura delle vecchie centrali".

Il ministro parla però di impianti di nuova generazione.

"Se effettivamente i reattori di quarta generazione daranno i risultati sperati in termine di riduzione dei costi e dei rischi, il nucleare potrebbe dare un contributo più significativo, ma solo nei decenni successivi".

Scajola, tra gli applausi di Confindustria, ne ha parlato invece come di una soluzione attuale.

"Resto dell'avviso che in Italia, anche in presenza di un improbabile consenso politico e sociale, la produzione non potrebbe iniziare prima del 2020, come del resto ammette la stessa Edison fissando la data al 2019. In effetti, il principale nemico dell'energia atomica non sono gli ambientalisti ma la liberalizzazione dei mercati elettrici. In una realtà concorrenziale, l'incertezza sui costi, sui tempi di costruzione e sulle dinamiche della domanda penalizzano fortemente questa tecnologia. Secondo un recente studio Usa condiviso dall'industria atomica (il Nuclear Power Joint Fact-Finding) l'elettricità di una nuova centrale nucleare è destinata a costare il doppio (8-11 centesimi di dollaro per kWh) rispetto alla media.

Non a caso la gara per la costruzione di nuove centrali indetta da un nuclearista convinto come Bush è andata deserta fino a quando l'amministrazione non ha introdotto un incentivo di 1,8 centesimi di dollaro al chilowattora, la stessa cifra prevista per l'eolico. Sostenere che il ritorno al nucleare riduce la bolletta è falso, questo lo ammettono anche sostenitori "seri" dell'atomo come Clò. In Europa l'impianto in costruzione in Finlandia è in ritardo di due anni e presenta extracosti per 1,5 miliardi di euro, tanto che la Siemens, fornitrice della tecnologia, nel 2008 ha perso in Borsa un terzo del suo valore. In sostanza, c'è un conflitto insanabile tra l'imperante mercato liberalizzato dell'energia e la rinascita del nucleare".

Eppure continuiamo a guardare con una certa invidia alla Francia.

"La situazione è diversa in presenza di un forte ruolo dello Stato, ma Scajola non ha precisato se pensa ad aiuti del Tesoro. Ci sono infatti Paesi in cui il nucleare può essere considerato un successo come la Francia appunto, anche se un bilancio completo potrà essere effettuato solo tra qualche decina - o meglio migliaia - di anni. E altri, invece, in cui il ricordo è negativo, come gli Usa dove aziende fallite e decine di miliardi di dollari buttati al vento ne fanno il più grande disastro industriale del Paese, senza parlare della Russia, dove l'incidente di Chernobyl ha causato significativi danni sanitari ed economici".

Scajola ha garantito che si terrà conto della questione sicurezza.

"Ma nessuno dei problemi connessi con il nucleare - sicurezza, scorie, proliferazione - è stato ancora risolto. A 55 anni dall'inizio dell'avventura nucleare i problemi aperti sono ancora molti. I lavori per il deposito di Yucca Mountain negli Usa continuano a slittare nel tempo e nessun paese ha attivato un cimitero definitivo per le scorie. Lo smantellamento delle centrali esistenti è un'altra incognita. Le previsioni di costo della chiusura del ciclo nucleare nel Regno Unito sono in continua crescita e l'ultima stima è di 100 miliardi di euro".

Ma se il risultato è la possibilità di avere energia ad emissioni zero a tempo indeterminato si tratta di rischi e costi che si potrebbe decidere di voler correre.

"In realtà un tema generalmente sottovalutato riguarda proprio la disponibilità di materiale fissile. In effetti negli anni scorsi si era in presenza di una sovrabbondanza di uranio anche per l'utilizzo del materiale proveniente dal programma di disarmo nucleare. Questa situazione è destinata a cambiare e le difficoltà ad aprire nuove miniere stanno già facendo lievitare il prezzo, sestuplicato negli ultimi 5 anni.

(22 maggio 2008)




2-3 Aprile 2008
Oltre 600 tra docenti e ricercatori hanno firmato un documento contro il nucleare:
"Scelta inopportuna per molti motivi, bisogna puntare con decisione sul solare"
"Energia, la soluzione non è l'atomo"
appello degli scienziati ai candidati
...... gli scienziati firmatari del documento sono convinti che il ricorso all'atomo sia una falsa soluzione.

"Riteniamo - scrivono ancora - che l'opzione nucleare non sia opportuna per molti motivi: necessità di enormi finanziamenti pubblici, insicurezza intrinseca della filiera tecnologica, difficoltà a reperire depositi sicuri per le scorie radioattive, stretta connessione tra nucleare civile e militare, esposizione ad atti di terrorismo, aumento delle disuguaglianze tra paesi tecnologicamente avanzati e paesi poveri, scarsità dei combustibili nucleari".


La volta precedente che l'ENEL decise, nella scelta del nucleare, di passare dalla "difesa" "all'attacco" (1986) arrivò..... Cernobyl....... speriamo che questo attuale ritorno non sia di cattivo auspicio....


dal sito Enel 07 aprile 2008

Nucleare: è ora di voltare pagina
In soli tre anni Enel ha recuperato le competenze, diventando inoltre l'unico operatore mondiale che utilizza tutte e tre le maggiori tecnologie per la produzione di energia dall'atomo: se la legge e l'opinione pubblica lo consentissero, basterebbero dai dieci ai sette anni per realizzare la prima centrale in Italia.

"Il nucleare è la risposta per avere energia abbondante a basso prezzo e nel pieno rispetto dell'ambiente".
Il futuro elettrico, anche prossimo, dell'Italia non può prescindere dall'atomo: lo ha ribadito l'AD e DG, Fulvio Conti, in occasione dell'incontro con i giornalisti di Repubblica e gli studenti delle scuole di giornalismo di Perugia e della Luiss di Roma, che venerdì scorso a Roma ha anticipato il dibattito del Festival internazionale di Giornalismo, in programma a Perugia dal 9 aprile.

Se fino al 1987, anno del referendum, la tecnologia italiana era all'avanguardia, gli ultimi tre anni "sono serviti a recuperare le competenze. Siamo l'unico operatore al mondo che utilizza tre tecnologie: quella russa, l'Epr cioè la nuova generazione francese, quella americana usata da Endesa. Presto aggiungeremo anche quella canadese che adotteremo in Romania. Il nostro auspicio è quello di mettere queste competenze a disposizione del nostro Paese".

Quanto ai tempi nel nostro Paese, se la legge lo permettesse - spiega Conti - ci vorrebbero circa 10 anni; utilizzando un sito tra quelli già scelti per le centrali del passato, ne basterebbero 7: dei quali 3 anni per il progetto, per ordinare le macchine e avere le autorizzazioni e 4 per la costruzione.

"L'opinione pubblica è ancora spaventata, ma la responsabilità è anche dei media. Mi auguro che il prossimo governo apra un dibattito sereno".

Uno studio ha sottolineato come sia ancora attuale il rischio black-out, quest'anno evitato per merito di un inverno mite.

Che fare?
Il rischio blackout ci minaccerà, finché continueremo a dipendere da una sola fonte d'energia. In Italia, il 70% della produzione energetica dipende dal gas. E il discorso non vale solo per il nostro Paese. Occorre un sistema energetico paneuropeo di integrazione, nel quale i singoli Stati abbattano le barriere e ragionino in maniera più ampia.

Qual è l'obiettivo di Enel per ridurre la dipendenza dalle importazioni di gas?
Premesso che la realizzazione di nuove infrastrutture è ormai una necessità acclarata, la nostra azione si poggia su tre leve:
la diversificazione delle fonti,
il ricorso alle rinnovabili
e all'innovazione e la promozione e l'attuazione dell'efficienza energetica.
Lo sviluppo della tecnologia del carbone pulito ci consente di concorrere al raggiungimento del primo obiettivo. Né sottovaluterei un elemento: l'importanza del contatore digitale. Entrato in pianta stabile nelle nostre case, consente di regolare il proprio consumo energetico.

A proposito di rinnovabili, a che punto è la tecnologia Enel?
L'eredità dell'idroelettrico ci consente di produrre - già oggi - il 20% dell'energia da fonti rinnovabili. E nei prossimi anni sono previsti investimenti di 7 miliardi su eolico, geotermia e fotovoltaico.
A Priolo Gargallo, in provincia di Siracusa, stiamo portando avanti il Progetto Archimede, un sistema che ci permetterebbe di catturare l'energia solare, mantenendone il calore per lunghi periodi, mentre a Fusina (Venezia) costruiremo la prima centrale che utilizza idrogeno per produrre energia. Nonostante tutto, però, deve essere chiaro che la questione si risolve andando incontro a tutte le tecnologie.

Per questo non rinunciate al carbone?
Il carbone è il combustibile fossile più utilizzato al mondo e quello maggiormente disponibile. Si calcola infatti che ci siano riserve per soddisfare le richieste di energia dei prossimi 350 anni. In Europa, il 40% dell'elettricità deriva dal carbone. Ogni settimana, in Cina si costruisce un impianto da 800 megawatt di potenza. Inoltre, questo combustibile costa il 40% in meno del gas. Enel sta sviluppando una tecnologia "pulita", che ci consentirà di realizzare entro il 2020 una centrale a emissioni zero. Quello del riscaldamento è un problema globale, che non va affrontato con soluzioni locali. Il resto del mondo deve mettersi allo stesso passo dell'Europa. Se la Cina utilizzasse le nostre stesse tecnologie, produrrebbe 140 milioni di CO2 in meno rispetto agli attuali consumi.

In Italia il mercato è aperto, ma il prezzo dell'energia continua a crescere. È un fallimento della liberalizzazione? Non credo. Secondo Eurostat, dal 1996 al 2006 il costo medio dell'energia in Italia è aumentato del 23% in termini nominali, ma depurato dell'inflazione è diminuito del 2%, nonostante un aumento delle materie prime del 180%. L'apertura del mercato ha avuto effetti positivi. Non è il numero degli operatori che fa la concorrenza, ma il combustibile. Gli oltre 30 produttori usano tutti il gas, che pesa per il 65% del prezzo.

Come giudica che il tema dell'energia sia rimasto fuori dalla campagna elettorale?
Lo considero un fatto positivo, mentre era negativa l'eccessiva enfasi di due anni fa. Spero che la politica sia più attenta alla vulnerabilità del sistema energetico. Devo dire che noto un'apertura bipartisan verso il nucleare. Secondo quanto riportato dallo studio Ambrosetti, la politica del non fare corrisponde al costo del 3% del PIL.


dal sito ENEL - 15 Ottobre 2007

L'espressione energia nucleare (anche detta, impropriamente, atomica) indica l'energia che viene liberata dalla trasformazione di nuclei atomici.

Ai fini della produzione elettrica, l'unica trasformazione nucleare che libera energia d'interesse industriale è, almeno per ora, la fissione, che consiste, in pratica, nella “rottura” di nuclei pesanti, come quelli di uranio.
Se, ad esempio, il nucleo di un isotopo pesante dell'uranio viene sottoposto a “bombardamento” di neutroni, si scinde in due grossi frammenti e, in più, produce energia e due-tre neutroni, che a loro volta possono “bombardare” altri isotopi di uranio innescando una reazione a catena.

Ciò è proprio quanto accade in una centrale nucleare, ove il “combustibile” (tipicamente costituito da isotopi di uranio) viene sottoposto a reazioni a catena di fissione nucleare.
Il calore prodotto in grande quantità viene asportato da opportuni sistemi di raffreddamento e trasferito a generatori di vapore, i quali, a loro volta, azionano convenzionali gruppi turboalternatori per la produzione di energia elettrica.

L’impiego dell’energia nucleare in campo civile ha una storia piuttosto recente, avendo avuto inizio all’indomani della seconda guerra mondiale.
Ed è una storia che potrebbe avere lunga vita davanti a sé dal momento che le riserve di uranio sono relativamente abbondanti sul Pianeta.
Il suo sviluppo, invece, ha conosciuto una forte battuta d’arresto nel 1986 a seguito della catastrofe di Chernobyl, che spinse diversi Paesi a rivedere i propri programmi di sviluppo elettronucleare.
In questo scenario l’Italia fece una scelta ancora più radicale: quella di rinunciare all’apporto fornito dalle centrali elettronucleari arrestando i tre impianti che erano in esercizio (Latina, Caorso e Trino Vercellese) e rinunciando alla realizzazione di un impianto che era in fase avanzata di costruzione (Montalto di Castro).

Nonostante l’evento traumatico di Chernobyl, numerosi Paesi al mondo non solo non hanno spento le loro centrali nucleari, come ha fatto l’Italia, ma ne stanno progettando di nuove, sia in Europa (Francia, Russia e Finlandia) sia in Asia.

Attualmente (2004) sono in esercizio 440 impianti nucleari in 31 nazioni per una potenza elettronucleare installata (vedi Tabella 2) di circa 360 GW.
Tale potenza equivale a circa il 6 % della produzione di energia primaria nel mondo (vedi Tabella 1).
Per quanto concerne invece la produzione di energia elettrica, la fonte nucleare contribuisce per circa 2.600 miliardi di kWh, pari al 17% dell’energia elettrica prodotta a livello mondiale dalle diverse fonti (2003).
In Europa, dove tutti i principali Paesi sono dotati di centrali elettronucleari, il mix di generazione elettrica (vedi Grafico) vede il nucleare coprire una quota del 32%.

Proprio le preoccupazioni ambientali che ne hanno segnato il cammino sono oggi all’origine di un rinnovato interesse verso l’opzione nucleare, che si sta manifestando in tutto il mondo e anche nel nostro Paese.
L’assenza di emissioni inquinanti e di anidride carbonica nel processo di generazione di energia elettrica di una centrale nucleare rappresenta, infatti, un forte punto a favore verso una fonte che non concorre all’accumulo in atmosfera di gas climalteranti.

In un momento storico in cui i Paesi dell’Unione Europea sono costretti a fare i conti con i costi derivanti dal rispetto degli impegni del Protocollo di Kyoto, l’Italia potrebbe pagare un conto più salato degli altri anche come conseguenza di una scelta che si è tradotta oggi in uno svantaggio competitivo.
La stessa Germania che pure ha dichiarato che non intende sostituire le sue centrali nucleari via via che diventeranno obsolete continua a produrre oltre il 30% della sua energia elettrica da questa fonte e continua a spostare in avanti la data del cosiddetto phase out.

Enel intende partecipare alla ricerca sulle nuove frontiere della produzione di energia elettrica, tra cui il nucleare, così come agli studi per l’utilizzo dell’idrogeno e delle fonti rinnovabili.
A tal fine sono possibili collaborazioni scientifiche con partners europei sulle centrali nucleari di nuova generazione, volte al recupero da parte di Enel di competenze tecniche disperse dopo la moratoria nucleare decisa dall’Italia.

Se Enel vuole avere un ruolo di rilievo anche in futuro nel mercato dell’energia elettrica in Europa non può non disporre del know how necessario alla gestione di centrali elettronucleari.
A riguardo, Enel ha recentemente acquisito il controllo azionario (66%) della società elettrica Slovenské Elektràrne (SE), il maggior produttore di energia elettrica della Slovacchia e il secondo dell’Europa Centro-orientale, che dispone anche di centrali elettronucleari.



L'azienda ha creato all'inizio del 2006 una "team nucleare", un gruppo di cinquanta professionisti, tra ingegneri ed esperti di gestione, che l'AD Fulvio Conti ha voluto per essere più competitivi sui mercati internazionali, dove il nucleare rappresenta una fonte molto rilevante di energia elettrica.

L'intervista rilasciata dal responsabile Andrea Testi a "Panorama Economy"

Il primo obiettivo della "squadra" sarà di seguire da vicino le attività di Enel in Slovacchia e Francia.
In Slovacchia, Enel sta elaborando uno studio di fattibilità riguardante il completamento dei gruppi 3 e della centrale di Mochovce, in vista del perfezionamento dell’acquisizione del 66% di Slovenske Elektrarme.
In questo paese l'azienda avrà anche un gruppo di uomini che seguiranno la gestione delle centrali.

In Francia, Enel dovrebbe invece partecipare (al 12,5%) al progetto di Edf per la realizzazione del nuovo reattore Epr (European pressurized reactor, impianto di nuova generazione con una potenza installata di 1.600 MW).

Ad Andrea Testi, responsabile dell'unità di sviluppo competenze nucleari e del business development di Enel, è stato affidato il compito di riunire i componenti del team, i cui organici saranno completi entro la fine del 2006, formato essenzialmente da ingegneri ed esperti di gestione degli impianti.
In un’intervista pubblicata dal settimanale "Panorama Economy", l'ingegner Testi dichiara che «stiamo reclutando i componenti della squadra sia tra gli ingegneri nucleari rimasti in Enel anche dopo le dismissioni delle centrali, sia tra giovani laureati».

«Non siamo interessati a investimenti di puro carattere finanziario – assicura Testi – ma puntiamo a sviluppare competenze specifiche della progettazione, costruzione e gestione degli impianti, in modo da diventare più competitivi sui mercati internazionali» e avere un punto di forza in più da far valere nelle partnership all’estero.

Testi si sofferma infine sul dibattito intorno al nucleare, che sembra essersi riaperto in Italia.
«Il punto è – conclude – che si tratta di un cammino lungo.
Tornare al nucleare non è così semplice.
Vanno ricostruite competenze non solo a livello tecnico, ma anche amministrativo.
E poi servirebbe un’autorità per la sicurezza che si occupi del settore.
Basti pensare che il progetto Epr della Edf è partito nel 1997 con l'obiettivo di essere completato entro il 2012».



L’amministratore delegato dell’Enel Fulvio Conti e il primo ministro della Repubblica Slovacca Robert Fico hanno reso noto di aver raggiunto un accordo sulla costruzione del 3° e 4° gruppo dell’impianto nucleare di Mochovce.
Il primo ministro della Repubblica Slovacca, ha inoltre informato Fulvio Conti delle intenzioni del governo di istituire in Slovacchia un Forum Europeo sull’energia nucleare.

Bratislava, 23 febbraio 2007
- L’amministratore delegato dell’Enel, Fulvio Conti e il primo ministro della Repubblica Slovacca Robert Fico, in occasione dell’incontro odierno a Bratislava hanno discusso come procedere al completamento del 3° e 4° gruppo dell’impianto nucleare di Mochovce. In tale occasione, Fico e Conti hanno inoltre affrontato il tema del futuro dell’energia nucleare in Slovacchia.

Slovenske Elektrarne a.s. si è impegnata negli ultimi mesi ad accelerare la raccolta di tutti i dati necessari per una valutazione dettagliata e complessiva del progetto.
Su questa base, Slovenske Elektrarne avvierà i lavori di costruzione dell’impianto in modo tale da anticipare la data del completamento delle due unità.
Il primo ministro ha accolto favorevolmente la decisione dell’Enel, ritenuta in linea con gli obiettivi strategici del governo Slovacco nel settore energetico.

Il primo ministro della Repubblica Slovacca, ha inoltre informato il numero uno dell’Enel delle intenzione del governo di istituire in Slovacchia un Forum Europeo sull’energia nucleare.
Una iniziativa già delineata al Presidente della Commissione Europea José Manual Durao Barroso in una lettera ufficiale.

Il primo ministro è certo che la Slovacchia disponga dell’esperienza e delle risorse professionali necessarie per svolgere adeguatamente il ruolo di sede per la promozione della politica europea nel campo dell’energia nucleare in Europa. Un giudizio condiviso anche da Fulvio Conti.



Enel parteciperà al programma francese EPR per il nucleare di nuova generazione ed entrerà con una posizione significativa nel mercato transalpino

Roma, 30 maggio 2005
- E’ stato firmato oggi a Roma da Fulvio Conti, designato amministratore delegato di Enel, e da Pierre Gadonneix, Presidente e Direttore Generale di Edf un Memorandum of Understanding (MoU) finalizzato allo sviluppo congiunto del programma nucleare francese di nuova generazione EPR (European Pressurized Reactor).

Il Memorandum contribuirà alla ricostruzione della competenza nella tecnologia nucleare di Enel e consentirà a Edf di poter contare su partnership qualificate a livello europeo per la realizzazione del programma di reattori di ultima generazione EPR.

Fulvio Conti ha commentato: “Con questo accordo poniamo le basi per una importante presenza industriale e commerciale di Enel in uno dei più grandi mercati elettrici europei e recuperiamo competenze nel settore nucleare con un progetto che pone Enel all’avanguardia tecnologica. Continua così per Enel la strategia di crescita nel suo mestiere di produttore, distributore e venditore di energia elettrica e gas”.

Pierre Gadonnneix ha dichiarato: “Sono felice per la firma di questo accordo che inaugura una fruttuosa collaborazione con Enel nel programma nucleare di nuova generazione EPR. Questo accordo rappresenta un passo ulteriore verso la liberalizzazione del mercato europeo dell’energia.”






generatore di vapore


PWR unificata Enel


elemento di combustibile

- Roma, 12 Luglio 2005 - Petrolio e Atomo democrazie alla prova

Nucleare: il punto sulla sicurezza - Roberto Mezzanotte -

Elementi del rischio

• Esposizione della popolazione durante il normale funzionamento degli impianti
• Produzione di rifiuti radioattivi
• Possibilità di incidenti
• Proliferazione

Esposizioni durante il normale funzionamento degli impianti

Effetti delle radiazioni

Dosi inferiori a 500 mSv: solo effetti stocastici (possibile insorgenza di tumori o malformazioni genetiche negli anni successivi all’esposizione)

– Probabilità dell’insorgenza: 7,3 (6 tumore; 1,3 malformazioni) su 100.000 per 1 mSv di dose ricevuta

Dosi superiori a 500 mSv (esposizioni concentrate nel tempo): anche effetti deterministici immediati, sino alla morte

Dosi alla popolazione - esempio:
centrali della Spagna 0,01 mSv

Riferimento di legge in Italia
Effetti del normale esercizio di una centrale

• Probabilità di insorgenza di un tumore conseguente a una dose annua di 10 ? Sv: 6 su 10 milioni (valutazione teorica)
• Probabilità annua di insorgenza di un tumore per tutte le cause: ~ 4 su 1000 (valutazione statistica)
• Valutazioni non valide per gli impianti di riprocessamento del combustibile irraggiato


Produzione di rifiuti radioattivi
Aspetti del problema
• Dimensioni
• Decadimento della radioattività
• Metodi di gestione dei rifiuti

Le dimensioni del problema
Siti nucleari italiani
CENTRALE ELETTRONUCLEARE: Caorso - Latina - Garigliano - Trino
REATTORE DI RICERCA: Ispra - Pavia - Pisa - Casaccia - Palermo
ALTRI IMPIANTI: Ispra - Saluggia - Boscomarengo - Casaccia - Trisaia

Inventario dei rifiuti radioattivi italiani
• Presenti negli impianti italiani: 26.000 m3
• Prodotti all’estero e destinati a rientrare (riprocessamento): 6.000 m3
• Previsti dal decommissioning: ~ 25.000 m3

Quantità totale: ~ 60.000 m3

• Combustibile irraggiato: 230 t


pressurizzatore


circuito primario


reattore nucleare



da La Repubblica del mercoledì 7-11-2007 di: GIOVANNI VALENTINI

....... di fronte all'aumento vertiginoso del costo del petrolio, alla fine prossima prossima ventura dei combustibili fossili e soprattutto alle minacce dell'inquinamento, dell'anidride carbonica e dell'effetto serra che provoca i tumultuosi cambiamenti climatici, bisogna mettersi una mano sulla coscienza e riaffrontare il problema in modo pragmatico, senza pregiudiziali ideologiche, in termini di costi e benefici.

E' conveniente, sul piano economico e anche ambientale, continuare a rifiutare l'energia prodotta dall'atomo, per comprarla magari dall'estero?
Possiamo ancora permetterci il lusso di dire no al nucleare?
E in questa ipotesi, quali sono le alternative più concrete, efficaci, praticabili, per fronteggiare la crisi energetica che investe l'intero pianeta?

Qui si apre un confronto di dati e cifre, ma naturalmente anche di interpretazioni e valutazioni più soggettive, rispetto a cui l'atteggiamento più onesto e costruttivo può essere solo quello di mettere le carte in tavola, lasciando che ciascuno maturi le proprie convinzioni.

Per ogni dato utilizzabile contro il nucleare, se ne può trovare infatti uno a favore.
E per ogni fonte - per quanto autorevole e attendibile - si possa citare a sostegno di una soluzione, se ne può citare un'altra di segno opposto altrettanto credibile.

Mettiamo da parte dunque l'ideologia anti-nucleare, da una parte, ma anche la mitologia o la falsa mitologia filo-nucleare, dall'altra.

Quali sono, allora, le motivazioni più serie del fronte ambientalista - e cioè dei Verdi e delle associazioni più accreditate, a cominciare dal Wwf - per tenere fermo il responso di vent'anni fa?

La prima considerazione, riconosciuta per la verità anche dal fronte opposto è che oggi la principale fonte di energia, disponibile fin da subito, dev'essere il risparmio:
non il ritorno alla civiltà della candela né soltanto l'adozione di pratiche virtuose, in casa o in ufficio, come spegnere le luci quando non servono, ridurre il riscaldamento o l'aria condizionata, usare gli elettrodomestici nelle ore notturne e staccare i computer o i caricabatteria.

Ma piuttosto accrescere l'efficienza energetica degli edifici, installando nuovi impianti per il caldo e per il freddo, aumentando la coibentazione dei tetti e delle pareti, sostituendo i vecchi infissi con serramenti più efficienti e magari più silenziosi.

Per avere più energia, insomma, bisogna cominciare innanzitutto a consumarne di meno, a risparmiarla.

Poi, occorre sviluppare le fonti rinnovabili, quelle cioè il cui utilizzo non pregiudica le risorse naturali per le generazioni future:
vale a dire l'energia solare, eolica, geotermica e idroelettrica.

In questo modo - secondo uno studio del Wwf italia, a cura di Massimiliano Varriale - si possono già ridurre del 35% le emissioni di gas serra rispetto al 1990, senza alcuna controindicazione.

Ma è soprattutto sui "falsi miti" del nucleare che si fonda l'opposizione degli ambientalisti.

...... E almeno in apparenza, non si tratta di una pregiudiziale ideologica.
Le critiche riguardano a tutto campo gli aspetti economici, sociali e ambientali.
A cominciare da un dato che fa riflettere:
dal dopoguerra a oggi, il nucleare ha assorbito l'80 % degli investimenti in ricerca energetica, ma attualmente questa fonte copre circa il 6% del fabbisogno mondiale.
Un contributo che sarebbe destinato a ridursi al 4,5 % da qui al 2030 secondo l'International Energy Agency (IEA).

Quanto ai costi del nucleare, è generalmente riconosciuto che questa è sempre stata la fonte energetica più cara.

In base alle stime del Dipartimento dell'Energia americano, se oggi si decidesse di costruire una nuova centrale, l'impianto sarebbe pronto dopo il 2010 e comunque il chilowattora di energia prodotta verrebbe a costare 6,13 centesimi di dollaro contro i 4,96 di energia prodotta da gas, i 5,05 da fonte eolica e i 5,34 da carbone.

E a risultati analoghi pervengono altri studi della Chicago University e del Massachusetts Institute of Technology.

Non è un segreto militare, del resto, che nei decenni scorsi la tecnologia nucleare s'è sviluppata a rimorchio dei massicci finanziamenti governativi strettamente legati alla corsa agli armamenti atomici.

"Gli elevati capitali di rischio e i tempi troppo lunghi di costruzione e di rientro sull'investimento - si legge nel Rapporto del Wwf - sono forti deterrenti per gli investimenti privati e sono alcuni dei motivi per cui anche la Banca Mondiale evita di fare investimenti nel settore".

E probabilmente, è proprio per queste ragioni che negli Usa non si costruiscono più reattori nucleari dal 1984, cioè da prima del disastro di Chernobyl.

Ai costi di produzione dell'energia nucleare, bisogna aggiungere poi quelli per lo smaltimento delle scorie.

Un'incognita, una variabile indipendente, rispetto alla quale non esistono certezze assolute. Sostiene in proposito il documento del Wwf:

"Non esiste la possibilità scientifica di dimostrare che le condizioni di sicurezza richieste dai rifiuti radioattivi di III categoria possano essere mantenute per centinaia di migliaia di anni.
Nessuna opera umana può ragionevolmente pensare di sfidare tempi così lunghi.
E anche se fosse possibile, sarebbero altissimi i costi per mantenere in sicurezza per così lungo tempo un eventuale sito di stoccaggio, difendendolo anche dal rischio crescente di attacchi terroristici, contro gli impianti ma anche contro le stesse operazioni di trasporto del combustibile esausto".

Per quanto riguarda più direttamente l'Italia, dopo la consultazione referendaria dell'87 e lo stop alla costruzione di nuove centrali atomiche, dobbiamo ancora fare i conti con quel poco che era stato realizzato fino ad allora.

Mettere in sicurezza gli 80 mila metri cubi di scorie provenienti dallo smantellamento dei reattori e dai combustibili esausti costerà allo Stato diversi miliardi di euro.

E la rivolta popolare di Scansano Jonico, indicato a suo tempo dal governo Berlusconi come sito di stoccaggio radioattivo, dimostra che - a vent'anni dal referendum - per gli italiani l'energia nucleare rappresenta ancora una grave minaccia per la salute dell'uomo e la tutela dell'ambiente


pompa refrigerante primario


BWR


reattore



da: web-site la Repubblica.it

ROMA - 10 novembre 2007 -

- A vent'anni dal referendum abrogativo delle norme che consentivano la produzione dell'energia nucleare in Italia, i Verdi tornano in piazza, questo pomerigggio a Roma, per ribadire il loro no alla possibile riapertura del dibattito sul ritorno del nucleare, e per chiedere invece un maggiore sviluppo dell'energia solare.

Partecipano il leader dei Verdi e ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio e il ministro dell'Università e della Ricerca, Fabio Mussi, il capogruppo dei Verdi alla Camera, Angelo Bonelli e il capogruppo Prc alla Camera, Gennaro Migliore.

Obiettivo della manifestazione, replicare alle tante forze politiche che chiedono la riapertura delle centrali nucleari, per diminuire la forte dipendenza dell'Italia dalle forniture estere e per contrastare l'effetto serra.

"Quella nucleare - spiega Bonelli - è un'energia pericolosa, un incidente può contaminare per migliaia di anni il territorio e non è stato ancora risolto il problema dello smaltimento delle scorie.
E' quanto vogliamo ricordare a quelli che oggi vorrebbero riportare in Italia il dibattito sul nucleare.
A loro diciamo: raccogliete le firme, chiedete agli italiani, democraticamente, che vogliono tornare all'energia nucleare.
Senza dimenticare che questo tipo di energia implica per forze di cose la costruzione della bomba atomica".

Per Gennaro Migliore è necessario respingere i tentativi di riaprire il dibattito in Italia sull'energia nucleare perchè
"il referendum, quindi, il popolo italiano, bloccò la via al nucleare e quella scelta vale ancora oggi ed è ancor più importante difenderla".

Gli italiani attraverso il referendum abrogativo stabilirono di fatto l'abbandono del ricorso all'energia nucleare come forma di approvvigionamento energetico, e di lì a qualche tempo le quattro centrali nucleari italiane, Trino Vercellese, Caorso, Latina e Garigliano furono chiuse.

La decisione italiana probabilmente nacque sull'onda emotiva dell'incidente, avvenuto nel 1986, ad un reattore della centrale nucleare di Chernobyl, allora in Unione Sovietica, oggi Bielorussia.
In programma un concerto in piazza Farnese: il primo gruppo ad esibirsi è quello dei Capone&Bungtbangt, una band che suona con strumenti provenienti da materiali di riciclo.


da: Archivio Novità ed Eventi web-site enel 02-05-2008

Tornare al nucleare?
Finalmente un dibattito senza contrapposizioni.


La presentazione del libro "Tornare al nucleare?", di Chicco Testa, ha evidenziato la possibilità di un dialogo trasversale basato sul presupposto che, nell'attuale panorama energetico, nessuna fonte di energia può rappresentare la soluzione, ma non c'è soluzione senza il contributo di tutte le fonti.

Il libro "Tornare al nucleare?" di Chicco Testa (Einaudi) parte dal presupposto che molto cose sono cambiate dal 1987, quando l'Italia rinunciò all'energia nucleare.
  • Il consumo mondiale di energia cresce a ritmi vertiginosi, soprattutto per la giusta esigenza di sviluppo dei Paesi asiatici.
  • Le fonti rinnovabili possono offrire un contributo che ancora per decenni potrà solo essere marginale.
  • I combustibili fossili dominano (e domineranno) il mercato energetico.
  • Le nostre economie sono sempre più vulnerabili ai crescenti prezzi del petrolio e del gas.
  • Infine occorre fronteggiare la nuova, imponente sfida del riscaldamento del pianeta e delle sue conseguenze potenzialmente disastrose.
  • In questa situazione il mondo ha già fatto la propria scelta a favore dell'energia nucleare.
  • Può l'Italia continuare a rifiutarsi di seguire la stessa strada?

    «Anziché battersi contro l'energia nucleare – afferma Chicco Testa – vale allora la pena cercare di risolverne i problemi e di acquisirne i benefici, primo tra tutti la completa assenza di emissioni in atmosfera».
    Una posizione condivisa anche da molti esponenti del movimento ambientalista - ha osservato Testa (che è stato tra i fondatori di Legambiente) - sempre più convinti che l'energia nucleare possa dare una mano all'ambiente e liberarci dalla tirannia dei combustibili fossili.

    Alla presentazione del libro di Testa hanno partecipato l'AD di Enel, Fulvio Conti, l'onorevole Bruno Tabacci, il direttore della Sogin, Massimo Romano, e il presidente di Legambiente, Roberto della Seta.

    Il confronto si è svolto senza accese contrapposizioni e con molti punti condivisi.
    Anche la posizione del presidente di Legambiente - che ancora nelle ultime settimane si è in più occasioni espresso contro l'energia nucleare - è apparsa molto più conciliante che in passato.
    «Occorre essere realistici – ha affermato Della Seta – la questione del clima ha cambiato le priorità.
    In Francia e USA, ove è in servizio un gran numero di reattori, sarebbe folle richiedere l'abbandono del nucleare, perché i rischi che corriamo per il clima sono enormemente più pericolosi».
    Della Seta ha comunque aggiunto che i problemi del nucleare sono ancora da risolvere (ha citato i rifiuti radioattivi e i rischi di proliferazione militare, in un mondo sempre meno controllabile e sicuro), ma soprattutto ha sottolineato che in Italia, ove non si riesce a realizzare senza conflitti nemmeno una centralina eolica, in ogni caso non esiste la concreta possibilità di realizzare nuove centrali nucleari.

    Quest'ultimo punto ha catalizzato gli interventi di tutti gli oratori.
    In particolare Bersani e Romano hanno sottolineato che tornare al nucleare non vuol dire realizzare una o due centrali.
    Vuol soprattutto dire organizzare un sistema complesso che richiede condivisione di obiettivi e competenze non solo ingegneristiche, ma anche amministrative e politiche.
    E se le prime sono ancora presenti nel Paese o comunque si possono reperire, le seconde sono assenti, e possono essere ricreate solo in tempi lunghi.

    In sostanza è stata ribadita l'idea che il "sistema Italia" non ha in sé le forze intrinseche per confrontarsi con la sfida nucleare: in un Paese ove anche la realizzazione di un inceneritore diventa emergenza sociale e tecnologica – è stato detto – è inutile pensare di poter affrontare una sfida complessa come quella richiesta dall'energia nucleare.

    Ma proprio a questa idea si è con forza ribellato Fulvio Conti. «Non dobbiamo rassegnarci – ha detto - all'atarassia amministrativa di questo Paese, dove ci vogliono dieci anni per ottenere una autorizzazione che potrebbe essere concessa in sei mesi.
    Non possiamo soggiacere all'idea di un declino industriale ineluttabile.
    L'Italia ha le forze e la capacità per confrontarsi con problemi complessi e non c'è motivo per cui non si possano recuperare le competenze perdute».

    Al riguardo Conti ha ricordato che in poco più di tre anni Enel (grazie all'acquisizione di centrali nucleari in Slovacchia e in Spagna e alla collaborazione con la francese Edf per il nucleare di III generazione) è riuscita a diventare l'unico operatore al mondo in grado di controllare tre diversi tipi di tecnologie nucleari.
    Ora – ha concluso – il tema nucleare può passare dai dibattiti a qualcosa di concreto: servono però scelte coraggiose da parte del mondo politico, che deve agire anche sul fronte legislativo a favore del nucleare e per modificare il titolo V della Costituzione, in modo che la responsabilità di scelte che sono strategiche per tutto il Paese torni alla sua sede naturale, che è il Parlamento e non il singolo Comune.

    Peraltro va anche detto che non è vero che l'Italia sia uscita dal nucleare.
    E non solo perché continuiamo a importare rilevanti quantitativi di energia prodotta da centrali elettronucleari situate a poche decine di km dai nostri confini, ma anche perché vi sono numerosi problemi che ancora attendono una soluzione.
    Come il decommissioning delle vecchie centrali fermate negli anni '80; il problema del deposito per i rifiuti radioattivi "storici" e per quelli che continuano ad essere quotidianamente prodotti dalle attività sanitarie e di ricerca; le normative che devono essere equiparate a quelle europee; la ricostruzione di una Autorità di sicurezza eccetera.

    Quello del nucleare è dunque un problema all'ordine del giorno non solo per il dibattito sulla possibilità o l'opportunità di realizzare nuove centrali, e diventa urgente affrontare il dibattito fuori da ogni ideologia.



pian di neve



parco elettronucleare nel mondo

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