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da La Repubblica - 17-06-2008
L'appello - Gli scienziati a Berlusconi - "Non ritorniamo all'atomo" ROMA — Caro governo, lascia perdere il nucleare. E l’invito che, attraverso una lettera aperta, 1300 docenti universitari e ricercatori rivolgono al premier Berlusconi, al ministro dello Sviluppo economico Scajola e al ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini alla vigilia della discussione sul rilancio delle centrali. L’iniziativa, partita dal sito www. energiaperilfuturo. it, è sfociata in un comitato promotore guidato da Vincenzo Balzani, scienziato dell’Università di Bologna fra i più accreditati a livello internazionale. «Il sole è la più grande risorsa energetica del nostro pianeta», scrivono gli scienziati, e il nucleare «un pericoloso fardello sulle spalle delle prossime generazioni». «Sviluppare l’uso dell’energia solare e delle altre energie rinnovabili significa guardare lontano, che è la qualità distintiva dei veri statisti». Gli studiosi, nella missiva, insistono innanzitutto sulla necessità di «una forte collaborazione tra scienza e politica)>. L’appello sottolinea l’urgenza che nel paese aumenti la consapevolezza riguardo la gravità della crisi energetica e climatica, insiste sulla necessità del risparmio e di un uso più efficiente dell’energia ed esorta il governo a sviluppare l’uso delle energie rinnovabili ed in particolare dell’energia solare. «A nostro parere — scrivono — l’opzione nucleare non può essere considerata la soluzione del problema energetico per molti motivi:
Scajola ha annunciato che a giorni il pacchetto sblocca-centrali sarà sottoposto alla valutazione del Parlamento. |
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da web-site enel - 10-06-2008
Nucleare, speranza o tabù?
Docenti universitari, tecnici, studiosi e rappresentanti di alcune fra le principali aziende energetiche e manifatturiere italiane a confronto sull'energia ricavata dall'atomo. Sicurezza, costi e ambiente sono stati al centro del convegno alla Sala Colonne del Palazzo Affari ai Giureconsulti, in occasione del Festival dell'Ambiente. A introdurre il dibattito, e rassicurare gli animi di chi fosse preoccupato per il recente incidente in Slovenia, Giuseppe Sgorbati, dell'Arpa Lombardia, che ha confermato come non ci sia stata nessuna conseguenza in termini di inquinamento. "Il sistema dei controlli ha funzionato puntualmente". Sgombrato il campo, si è discusso sugli altri temi di grande attualità. Sicurezza degli approvvigionamenti e costi contenuti sono i vantaggi del nucleare, secondo Chicco Testa, che ricorda come il dibattito italiano sia ancora diviso nella scelta fra terza e quarta generazione. La differenza fra la terza e la quarta generazione è uno dei temi più ricorrenti nel dibattito sui media. Il nuovo modello è la centrale di quarta generazione, che deve rispondere a dei requisiti fondamentali: economicità, sostenibilità, non proliferazione del materiale per farne armi nucleari e sicurezza, ha spiegato Francesco De Falco (divisione Ingegneria e Innovazione di Enel). Allo sviluppo della quarta generazione si sta dedicando anche la Del Fungo Giera Energia, il cui amministratore delegato, Domenico Libro, ha chiarito come esperimenti in questo settore siano già in corso nel settore militare in Russia. Secondo Libro, una centrale di quarta generazione potrà essere lanciata sul mercato già nel 2014. La crescita del livello della CO2 è un'altra ragione che spinge verso la scelta nucleare secondo Umberto Quadrino, amministratore delegato di Edison. "Pur raggiungendo l'obiettivo del 17% delle rinnovabili, non diminuiremmo le immissioni di anidride carbonica, ma le stabilizzeremmo". Non bisogna infatti dimenticare che la richiesta di energia è in crescita e lo sarà anche nei prossimi anni. Il nucleare appare dunque una soluzione anche in funzione ambientale, "Il protocollo di Kyoto impone all'Italia di ridurre le emissioni del 6,5% entro il 2008, noi invece le abbiamo incrementate del 12%", fa notare Giuseppe Pasini, presidente di Federacciai. Dati che fanno riflettere, alla luce del contesto delineato da Franco Battaglia, docente di Chimica dell'Ambiente all'Università di Modena, che ha affermato: "il vero problema delle rinnovabili è il costo, ancora molto elevato". Da un dibattito approfondito emerge dunque come il nucleare possa rappresentare non un pericolo, ma una possibilità, non solo in termini economici, ma anche in vista di una riduzione dell'impatto sull'ambiente. |
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Scajola: «L'Italia nel club del nucleare»
da la Repubblica.it Il ministro dello Sviluppo economico alla riunione del G8 sull'energia in Giappone. «Si rischia recessione mondiale» TOKYO - Il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, ha espresso soddisfazione per le conclusioni della riunione del G8 sull'energia di Aomori (esteso anche a Cina, India e Corea del Sud), che «impegnano i nostri Paesi a una politica energetica di efficienza utilizzando ogni nuova tecnologia» e assegnano all'energia nucleare un ruolo importante per la diversificazione del mix energetico e la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili. ITALIA, NUOVA POSIZIONE - Scajola ha annunciato ai colleghi che l'Italia ha cambiato posizione sul nucleare, «opzione sulla quale il nuovo governo italiano ha deciso di investire nel prossimo periodo». Per la verità, ora resta un unico Paese, tra quelli che hanno preso parte al vertice, che ancora rifiuta la centralità dell'energia nucleare: la Germania. Il ministro dell'economia e tecnologia tedesco, Jochen Homann, ha dichiarato, pur avendo sottoscritto le conclusioni del vertice, che la discussione è aperta, ma che l'opinione pubblica nazionale resta contraria, anche se in Germania si trovano diverse centrali atomiche. Scajola ha anche annunciato che l'anno prossimo sarà l'Italia a ospitare un vertice internazionale dei ministri dell'Energia. MEDVEDEV: PRONTI AD AIUTI - La Russia si dice pronta ad aiutare l’Italia nello sviluppo del nucleare civile qualora cambi la legge relativa alla costruzione di centrali. Lo ha detto ad Apcom Arkady Dvorkovitch, assistente del presidente russo Dmitri Medvedev. «Il dialogo è già in corso» ha specificato l’alto funzionario del Cremlino, dopo l'incontro tra Medvedev e un gruppo di top manager internazionali tra cui Fulvio Conti, ad dell’Enel. Tra Rosatom ed Enel esiste già un accordo di cooperazione per il nucleare civile, ma relativo solo al territorio russo e all'Europa orientale. «Noi abbiamo già offerto la nostra disponibilità» ha aggiunto Dvorkovitch, riferendosi a un’eventuale collaborazione in Italia. SI RISCHIA RECESSIONE MONDIALE - Il record dei prezzi del petrolio possono scatenare una recessione globale. Nel giorno della riunione ministeriale del G8 sull'energia il titolare del dicastero nipponico, Akira Amari, lancia l'allarme perché le attuali quotazioni del greggio costituiscono «un'anomalia e un'estrema sfida» su scala globale. In mancanza di provvedimenti e misure urgenti e mirate, rileva ancora, nel corso dei lavori, «il rischio concreto è di dover fare i conti con una pericolosa recessione». La questione energetica e il cambiamento climatico globale sono «due facce della stessa medaglia». I risultati delle discussioni di Aomori saranno parte della base dei temi in calendario nella riunione dei capi di Stato e di governo del G8 del prossimo mese a Toyako, nell'isola di Hokkaido. Il ministro Scajola ha da parte sua illustrato una sintesi della dichiarazione conclusiva del Foro internazionale dell'energia (Ief 2008), tenutosi a Roma ad aprile, ponendo in evidenza la parte relativa all'esigenza «di identificare gli strumenti più efficaci per potere raggiungere una maggiore stabilità nei mercati energetici mondiali». Tutto questo, facilitando «gli investimenti e incoraggiando l'innovazione tecnologica» in vista di uno sviluppo sostenibile e attento all'ambiente. 08 giugno 2008 |
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da la Repubblica.it
Le centrali sono una "soluzione di retroguardia" e non risolveranno il problema Dopo l'incidente di Krsko il guru dell'economia all'idrogeno spiega perché l'Italia sbaglia Rifkin, l'energia fai-da-te - così ci salveremo dal nucleare - di RICCARDO STAGLIANÒ Jeremy Rifkin UNA fatica inutile. Perché se anche rimpiazzassimo nei prossimi anni tutte le centrali nucleari esistenti nel mondo, il risparmio di emissioni sarebbe comunque un'inezia. Un quarto di quel che serve per cominciare a rimettere le briglie a un clima impazzito. Jeremy Rifkin non ha dubbi: quella atomica è una strada sbagliata, di retroguardia. Come curare malattie nuovissime con la penicillina. E non c'è neppure bisogno dei campanelli di allarme tipo Krsko per capirlo. Basta guardare i numeri senza le lenti dell'ideologia. Proprio l'attitudine che, in Italia, scarseggia di più per il guru dell'economia all'idrogeno. Si vedrebbe così che l'uranio, come il petrolio, presto imboccherà la sua parabola discendente: ce ne sarà di meno e costerà di più. E che il problema dello smaltimento delle scorie è drammaticamente aperto anche negli Stati Uniti dove lo studiano da anni. "Vi immaginate uno scenario tipo Napoli, ma dove i rifiuti fossero radioattivi?" è il suo inquietante memento. Meglio puntare su quella che lui chiama la "terza rivoluzione industriale". L'incidente all'impianto sloveno arroventa il dibattito italiano, a pochi giorni dall'annuncio del ritorno al nucleare. Cosa ne pensa? "Ho parlato con persone che hanno conoscenza di prima mano dell'incidente, e mi hanno tranquillizzato. Non ci sono state fughe radioattive e il governo ha gestito bene tutta la vicenda. Ho lavorato con l'amministrazione Jan%u0161a e posso dire che hanno sempre dimostrato una leadership illuminata nel traghettare la Slovenia verso le energie rinnovabili. Non posso dire lo stesso di tutti i paesi europei, ma posso lodare le politiche energetiche di Ljubljana". Superata questa crisi, in generale possiamo sentirci sicuri? "Il problema col nucleare è che si tratta di un'energia con basse probabilità di incidente, ma ad alto rischio. Ovvero: non succede quasi mai niente di brutto, ma se qualcosa va storto può essere una catastrofe. Come Chernobyl". Il governo italiano ha confermato l'inizio della costruzione delle nuove centrali entro il 2013. Coerenza o azzardo? "Non capisco i termini della discussione in corso in Italia. Amo il vostro paese, lo seguo da anni ma questa volta mi sento davvero perso. I sostenitori dicono: il nucleare è pulito, non produce diossido di carbonio, quindi contribuirà a risolvere il cambiamento climatico. Un ragionamento che non torna se solo si guarda allo scenario globale. Oggi sono in funzione nel mondo 439 centrali nucleari e producono circa il 5% dell'energia totale. Nei prossimi 20 anni molte di queste centrali andranno rimpiazzate. E nessuno dei top manager del settore energetico crede che lo saranno in una misura maggiore della metà. Ma anche se lo fossero tutte si tratterebbe di un risparmio del 5%. Ora, per avere un qualche impatto nel ridurre il riscaldamento del pianeta, si dovrebbe ridurre del 20% il Co2, un risultato che certo non può venire da qui". Un finto argomento quindi quello del nucleare "verde"? "Non in assoluto, ma relativamente alla realtà, sì. Perché il passaggio al nucleare avesse un impatto sull'ambiente bisognerebbe costruire 3 centrali ogni 30 giorni per i prossimi 60 anni. Così facendo fornirebbe il 20% di energia totale, la soglia critica che comincia a fare una differenza. C'è qualcuno sano di mente che pensa che si potrebbe procedere a questo ritmo? La Cina ha ordinato 44 nuove centrali nei prossimi 40 anni per raddoppiare la sua potenza produttiva. Ma si avvia ad essere il principale consumatore di energia...". Ci sono altri ostacoli lungo questa strada? "Io ne conto cinque, e adesso vi dico il secondo. Non sappiamo ancora come trasportare e stoccare le scorie. Gli Stati Uniti hanno straordinari scienziati e hanno investito 8 miliardi di dollari in 18 anni per stoccare i residui all'interno delle montagne Yucca dove avrebbero dovuto restare al sicuro per quasi 10 mila anni. Bene, hanno già cominciato a contaminare l'area nonostante i calcoli, i fondi e i super-ingegneri. Davvero l'Italia crede di poter far meglio di noi? L'esperienza di Napoli non autorizza troppo ottimismo. E questa volta i rifiuti sarebbero nucleari, con conseguenze inimmaginabili". Ecoballe all'uranio, un pensiero da brividi. E il terzo ostacolo? "Stando agli studi dell'agenzia internazionale per l'energia atomica l'uranio comincerà a scarseggiare dal 2025-2035. Come il petrolio sta per raggiungere il suo peak. I prezzi, quindi, andranno presto su. Ciò si ripercuoterà sui costi per produrre energia togliendo ulteriori argomenti a questo malpensato progetto. Aggiungo il quarto punto. Si potrebbe puntare sul plutonio. Ma con quello è più facile costruire bombe. La Casa Bianca e molti altri governi fanno un gran parlare dei rischi dell'atomica in mani nemiche. Ma i governi buoni di oggi diventano le canaglie di domani". Siamo arrivati così all'ultima considerazione. Qual è? "Che non c'è abbastanza acqua nel mondo per gestire impianti nucleari. Temo che non sia noto a tutti che circa il 40% dell'acqua potabile francese serve a raffreddare i reattori. L'estate di cinque anni fa, quando molti anziani morirono per il caldo, uno dei danni collaterali che passarono sotto silenzio fu che scarseggiò l'acqua per raffreddare gli impianti. Come conseguenza fu ridotta l'erogazione di energia elettrica. E morirono ancora più anziani per mancanza di aria condizionata". Se questi sono i dati che uso ne fa la politica? "Posso sostenere un dibattito con qualsiasi statista sulla base di questi numeri e dimostrargli che sono giusti, inoppugnabili. Ma la politica a volte segue altre strade rispetto alla razionalità. E questo discorso, anche in Italia, è inquinato da considerazioni ideologiche". In che senso? C'è un'energia di destra e una di sinistra? "Direi modelli energetici élitari e altri democratici. Il nucleare è centralizzato, dall'alto in basso, appartiene al XX secolo, all'epoca del carbone. Servono grossi investimenti iniziali e altrettanti di tipo geopolitico per difenderlo". E il modello democratico, invece? "È quello che io chiamo la "terza rivoluzione industriale". Un sistema distribuito, dal basso verso l'alto, in cui ognuno si produce la propria energia rinnovabile e la scambia con gli altri attraverso "reti intelligenti" come oggi produce e condivide l'informazione, tramite internet". Immagina che sia possibile applicarlo anche in Italia? "Sta scherzando? Voi siete messi meglio di tutti: avete il sole dappertutto, il vento in molte località, in Toscana c'è anche il geotermico, in Trentino si possono sfruttare le biomasse. Eppure, con tutto questo ben di dio, siete indietro rispetto a Germania, Scandinavia e Spagna per quel che riguarda le rinnovabili". Ci dica come si affronta questa transizione. "Bisogna cominciare a costruire abitazioni che abbiano al loro interno le tecnologie per produrre energie rinnovabili, come il fotovoltaico. Non è un'opzione, ma un obbligo comunitario quello di arrivare al 20%: voi da dove avete cominciato? Oggi il settore delle costruzioni è il primo fattore di riscaldamento del pianeta, domani potrebbe diventare parte della soluzione. Poi serviranno batterie a idrogeno per immagazzinare questa energia. E una rete intelligente per distribuirla". Oltre che motivi etici, sembrano essercene anche di economici molto convincenti. È così? "In Spagna, che sta procedendo molto rapidamente verso le rinnovabili, alcune nuove compagnie hanno fatto un sacco di soldi proprio realizzando soluzioni "verdi". Il nucleare, invece, è una tecnologia matura e non creerà nessun posto di lavoro. Le energie alternative potrebbero produrne migliaia". A questo punto solo un pazzo potrebbe scegliere un'altra strada. Eppure non è solo Roma ad aver riconsiderato il nucleare. Perché? "Credo che abbia molto a che fare con un gap generazionale. E ve lo dice uno che ha 63 anni. I vecchi politici, cresciuti con la sindrome del controllo, si sentono più a loro agio in un mondo in cui anche l'energia è somministrata da un'entità superiore". (7 giugno 2008) |
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da la Repubblica.it Lo studio: in caso di fuga radioattiva la contaminazione sarebbe più alta di Chernobyl Nel 2005 la centrale di Krsko venne fermata per problemi tecnici La profezia ambientalista "Quell'impianto è pericoloso" di ANTONIO CIANCIULLO La centrale di Krsko ROMA - Nel caso peggiore un incidente alla centrale di Krsko, a 130 chilometri da Trieste, in zona sismica, provocherebbe una contaminazione da iodio radioattivo più grave di quella causata dalla catastrofe di Chernobyl. Lo ha stimato l'Istituto di ecologia di Vienna analizzando le conseguenze di un disastro ambientale che abbia per protagonista il reattore Westinghouse ad acqua pressurizzata della centrale slovena: 632 megawatt di potenza entrati in funzione nel 1983. L'Istituto di ecologia ha calcolato la possibile fuga radioattiva e la sua direzione in base alla frequenza dei venti. I picchi di probabilità indicano due direzioni infauste: Lubiana, con una percentuale di possibilità del 20 per cento, e Zagabria, con una percentuale del 15 per cento. Nella prima ipotesi, la dose massima di radiazioni che potrebbe colpire la tiroide di un bambino (il soggetto più esposto) è pari a 1,7 sievert; nella seconda ipotesi la dose arriva a 3,7 sievert, mentre a Chernobyl è stata di 2,5 sievert. "Le risposte basate sul contenimento meccanico delle fughe radioattive si sono spesso dimostrate fallaci", commenta Giuseppe Onufrio, responsabile delle campagne di Greenpeace. "In questo caso inoltre c'è stata un'evidente sottovalutazione del rischio sismico: l'impianto è progettato per resistere a terremoti che arrivino fino a 5.7 della scala Richter, mentre nel 1976 si sono registrate due scosse che hanno superato, sia pure di poco, quel valore. Inoltre, secondo la normativa statunitense, il sito per una centrale nucleare deve essere ad almeno 8 chilometri dalla più vicina faglia attiva, mentre da alcuni studi risulta che in questo caso esiste una faglia più vicina". Già nel 2005 il reattore di Krsko era stato fermato per problemi al sistema di contenimento di una ventola per il trattamento dei vapori. E, secondo l'associazione triestina Greenaction Transnational, l'episodio rivela una debolezza strutturale: "La centrale nucleare di Krsko rappresenta uno dei maggiori rischi per la sicurezza dell'Italia settentrionale, dell'Austria meridionale, della Slovenia e della Croazia. La sua entrata in funzione è avvenuta con 5 anni di ritardo sui tempi previsti a causa di problemi tecnici. E una commissione internazionale nominata, su pressioni di Austria ed Italia, per verificare gli standard di sicurezza della centrale già nel 1993 espresse 74 raccomandazioni sui cambiamenti tecnici e procedurali necessari per adeguarla alle normative dell'Unione europea". "Uno dei principali problemi dell'impianto", prosegue l'associazione ambientalista triestina, "è costituito dalle incrinature dei generatori di vapore che determinano perdite, con fuoriuscita di radionuclidi che vengono dispersi nell'atmosfera; questo problema è d'altronde noto perché si presenta in tutte le centrali che utilizzano il reattore Westinghouse. Per cercare di tamponare questo grave inconveniente, nella primavera del 2000 vennero installati due nuovi generatori dalla NEK in seguito ad un accordo sottoscritto con il consorzio Siemens/Framatome". Dal 1990 a oggi, secondo Greenpeace, a livello globale si sono registrati una trentina di incidenti di una certa gravità alle centrali nucleari. Per citare solo gli ultimi vale la pena ricordare quello all'impianto di ritrattamento delle scorie di Sellafield, nell'aprile 2005, che causò la fuoriuscita di 83mila litri di liquidi radioattivi. Quello del luglio 2007 a Kashiwazaki, quando un terremoto mise fuori gioco sette reattori (ancora fermi). E infine, nell'aprile scorso, l'incidente ad Asco, in Spagna, che causò la contaminazione di un'area che interessa 1.600 persone. (5 giugno 2008) |
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La "politica" populista e demagogica degli "annunci" ha già prodotto alcuni effetti: "il piano enel" Meno male che all'enel sono consapevoli che occorre prima:
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da la repubblica del 30 maggio 2008 La polemica Gli ambientalisti contro il nucleare “Costa Iroppo, meglio le fonti rinnovabili” ROMA - «Nucleare e liberalizzazione del mercato sono incompatibili, tanto è vero che le centrali si costruiscono solo quando, in un modo o nell’altro, a sostenere il costo è la mano pubblica, cioè quando i fondi vengono presi dalle tasche dei contribuenti». Così le associazioni ambientaliste (Legambiente, Wwf, Greenpeace) hanno criticato la scelta di un ritorno al nucleare. «In Italia», continuano gli ambientalisti, «occorrerebbe costruire da zero tutta la filiera, con un immenso esborso di risorse pubbliche. Servirebbero almeno 10 centrali (per un totale di 10-15 mila megawatt) che costerebbero tra i 30 e i 50 miliardi di euro. E l’ambiente non se ne avvantaggerebbe perché, al di là del rischio di un disastro atomico, il primo impianto entrerebbe in funzione tra almeno 10 anni. Al prezzo di sacrifìcare le energie dolci che invece potrebbero partire subito e a prezzi molto più bassi. |
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da web-site enel - 24 maggio 2008
Si punta ai impianti di terza generazione per coprire il 10% dei consumi nazionali Quattro centrali entro il 2020 Ecco il piano nucleare dell'Enel - Una legge delega, poi l'individuazione dei siti e dell'area per lo stoccaggio Per la gestione anche l'opzione del consorzio con le altre aziende produttrici - di MARCO PATUCCHI ROMA - Quattro centrali di terza generazione che nel 2020 copriranno almeno il 10% dei consumi di energia in Italia, vale a dire 6000 megawatt, più il sito per lo stoccaggio delle scorie radioattive. Un progetto gestito o dalla sola Enel o da un consorzio guidato dal gruppo pubblico e composto dalle altre aziende produttrici (Edison, Eni, Sorgenia, le ex municipalizzate...) e dalle industrie energivore. Il tutto in un quadro normativo certo e definito. La "ricetta" dell'Enel per il ritorno al nucleare è ormai pronta: l'amministratore delegato del colosso elettrico, Fulvio Conti, la presenterà al governo nei prossimi giorni consegnando un piano articolato al quale i tecnici del gruppo lavorano ormai da qualche mese e che, ora, si inserirà nel solco dell'accelerazione impressa dal ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola. "Entro cinque anni la prima pietra delle nuove centrali nucleari italiane", è l'impegno del ministro annunciato giovedì all'assemblea di Confindustria, e il progetto dell'Enel stima una tabella di marcia teorica che si spalma su nove anni: due per l'allestimento del contesto normativo, due per l'iter delle autorizzazioni, quattro per la costruzione e uno da conteggiare per eventuali ritardi in corso d'opera. La tecnologia indicata è quella del nucleare di "terza generazione migliorata", dal momento che i vertici dell'Enel non vedono prospettive temporali praticabili per le centrali di quarta generazione (quelle, per intenderci, che non produrranno scorie radioattive); verrebbe sfruttata al meglio, inoltre, la competenza tecnologica acquisita dagli uomini del gruppo nel corso degli ultimi anni al di fuori dall'Italia, ovvero in Slovacchia attraverso la Slovenske Elektrarne, in Spagna attraverso l'Endesa e in Francia con la partecipazione al progetto Epr. Il piano si dispiega su tre livelli. Innanzitutto quello normativo, con la previsione di una legge delega che fissi il contesto nel quale poi collocare singoli provvedimenti su autorizzazioni e controlli. "Una legge - è la tesi espressa a più riprese da Conti - che, modificando il titolo V della Costituzione (ripartisce le competenze tra Stato ed enti locali, ndr) presenti a Comuni e Regioni un percorso ben definito. Si tratterebbe, in sostanza, di riportare le scelte strategiche al livello più alto della politica, cioè al Parlamento e non alla singola amministrazione locale, completando inoltre la filiera del nucleare con il collegamento a università e alla ricerca". Il secondo livello del progetto riguarda l'identificazione delle zone del Paese dove dislocare le centrali e il sito per lo stoccaggio delle scorie radioattive. Enel nel documento non fa nomi, lasciando la scelta ad una parte terza - dunque, governo e Parlamento - alla quale vengono comunque sottoposti i criteri classici di valutazione utilizzati a livello internazionale (rischi sismici e di esondazione, densità abitativa). In questo senso, la pole position spetterebbe ai territori che già ospitano impianti nucleari (quelli realizzati e poi disattivati dal referendum del 1987 - Latina, Trino, Garigliano, Caorso - o bloccati in corso d'opera, come Montalto), mentre per quanto riguarda il sito di stoccaggio delle scorie, i ragionamenti dei tecnici non escludono la scelta di un impianto provvisorio, lasciando inoltre sul tavolo sia l'opzione dell'interramento che quella del deposito in superficie. Terzo livello, infine, sugli aspetti finanziari. Il piano non fissa una stima certa sul costo complessivo del progetto, mettendolo in relazione alle varie opzioni tecnologiche attualmente a disposizione dell'Enel: da quella nipponico-americana della Westinghouse (utilizzata in Spagna), a quella francese dell'Epr, a quella russa presente in Slovacchia. Stesso discorso per il problema delle coperture assicurative e delle formule di finanziamento. Un'aleatorietà finanziaria che caratterizza il piano di Enel, ma non il report diffuso ieri da Ubs: secondo la banca svizzera, l'approdo dell'Italia al nucleare entro il 2020-23 comporterebbe per il gruppo controllato dal ministero dell'Economia un aumento del valore nominale di 2 miliardi di euro ogni 1.000 megawatt di potenza installata. Vale a dire un beneficio di 0,1 euro ad azione per i soci Enel. (24 maggio 2008) |
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Silvestrini, ex consulente di Bersani, spiega perché non crede al piano Scajola
"Costi e problemi troppo grandi, il nucleare è destinato a diminuire di peso" "Impossibile l'atomo in cinque anni il nemico è il mercato, non i verdi" Il caso Usa: "Il bando indetto da Bush senza incentivi è andato deserto" Resta aperta poi la questione scorie: "Nessun paese l'ha ancora risolto in via definitiva" di VALERIO GUALERZI ROMA - Da ambientalista è estremamente realista e pragmatico sul fatto che la lotta al riscaldamento globale non può essere fatta in punta di fioretto, ma altrettanta coerenza Gianni Silvestrini la pretende dai sostenitori del ritorno all'atomo. "Se la situazione climatica dovesse precipitare nei prossimi decenni l'umanità finirebbe con l'utilizzare tutte le armi disponibili incluso il nucleare, superando ogni preoccupazione", ammette l'ingegnere, ex consulente del ministro Bersani, che da anni coordina attraverso il Kyoto Club gli industriali che hanno sposato la validità e la filosofia del Protocollo internazionale per la riduzione dei gas serra. Ingegner Silvestrini, malgrado la premessa, lei però sembra scettico sull'utilità del piano annunciato dal ministro Scajola. "I cinque anni a cui fa riferimento Scajola mi sembrano improponibili, le procedure in realtà sono lunghissime: si tratta di individuare il sito, ottenere i permessi necessari, stringere accordi internazionali, far approvare i progetti, senza parlare dell'indispensabile consenso sociale. Ma oltre al metodo c'è un problema di merito. Penso che in realtà si tratti di una risposta controproducente. Malgrado l'enfasi data dai media al possibile rinascimento nucleare, la percentuale di elettricità nucleare è destinata a ridursi, secondo la Iea, dal 15 al 9% entro il 2030 a causa della chiusura delle vecchie centrali". Il ministro parla però di impianti di nuova generazione. "Se effettivamente i reattori di quarta generazione daranno i risultati sperati in termine di riduzione dei costi e dei rischi, il nucleare potrebbe dare un contributo più significativo, ma solo nei decenni successivi". Scajola, tra gli applausi di Confindustria, ne ha parlato invece come di una soluzione attuale. "Resto dell'avviso che in Italia, anche in presenza di un improbabile consenso politico e sociale, la produzione non potrebbe iniziare prima del 2020, come del resto ammette la stessa Edison fissando la data al 2019. In effetti, il principale nemico dell'energia atomica non sono gli ambientalisti ma la liberalizzazione dei mercati elettrici. In una realtà concorrenziale, l'incertezza sui costi, sui tempi di costruzione e sulle dinamiche della domanda penalizzano fortemente questa tecnologia. Secondo un recente studio Usa condiviso dall'industria atomica (il Nuclear Power Joint Fact-Finding) l'elettricità di una nuova centrale nucleare è destinata a costare il doppio (8-11 centesimi di dollaro per kWh) rispetto alla media. Non a caso la gara per la costruzione di nuove centrali indetta da un nuclearista convinto come Bush è andata deserta fino a quando l'amministrazione non ha introdotto un incentivo di 1,8 centesimi di dollaro al chilowattora, la stessa cifra prevista per l'eolico. Sostenere che il ritorno al nucleare riduce la bolletta è falso, questo lo ammettono anche sostenitori "seri" dell'atomo come Clò. In Europa l'impianto in costruzione in Finlandia è in ritardo di due anni e presenta extracosti per 1,5 miliardi di euro, tanto che la Siemens, fornitrice della tecnologia, nel 2008 ha perso in Borsa un terzo del suo valore. In sostanza, c'è un conflitto insanabile tra l'imperante mercato liberalizzato dell'energia e la rinascita del nucleare". Eppure continuiamo a guardare con una certa invidia alla Francia. "La situazione è diversa in presenza di un forte ruolo dello Stato, ma Scajola non ha precisato se pensa ad aiuti del Tesoro. Ci sono infatti Paesi in cui il nucleare può essere considerato un successo come la Francia appunto, anche se un bilancio completo potrà essere effettuato solo tra qualche decina - o meglio migliaia - di anni. E altri, invece, in cui il ricordo è negativo, come gli Usa dove aziende fallite e decine di miliardi di dollari buttati al vento ne fanno il più grande disastro industriale del Paese, senza parlare della Russia, dove l'incidente di Chernobyl ha causato significativi danni sanitari ed economici". Scajola ha garantito che si terrà conto della questione sicurezza. "Ma nessuno dei problemi connessi con il nucleare - sicurezza, scorie, proliferazione - è stato ancora risolto. A 55 anni dall'inizio dell'avventura nucleare i problemi aperti sono ancora molti. I lavori per il deposito di Yucca Mountain negli Usa continuano a slittare nel tempo e nessun paese ha attivato un cimitero definitivo per le scorie. Lo smantellamento delle centrali esistenti è un'altra incognita. Le previsioni di costo della chiusura del ciclo nucleare nel Regno Unito sono in continua crescita e l'ultima stima è di 100 miliardi di euro". Ma se il risultato è la possibilità di avere energia ad emissioni zero a tempo indeterminato si tratta di rischi e costi che si potrebbe decidere di voler correre. "In realtà un tema generalmente sottovalutato riguarda proprio la disponibilità di materiale fissile. In effetti negli anni scorsi si era in presenza di una sovrabbondanza di uranio anche per l'utilizzo del materiale proveniente dal programma di disarmo nucleare. Questa situazione è destinata a cambiare e le difficoltà ad aprire nuove miniere stanno già facendo lievitare il prezzo, sestuplicato negli ultimi 5 anni. (22 maggio 2008) |
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2-3 Aprile 2008 Oltre 600 tra docenti e ricercatori hanno firmato un documento contro il nucleare: "Scelta inopportuna per molti motivi, bisogna puntare con decisione sul solare" "Energia, la soluzione non è l'atomo" appello degli scienziati ai candidati ...... gli scienziati firmatari del documento sono convinti che il ricorso all'atomo sia una falsa soluzione. "Riteniamo - scrivono ancora - che l'opzione nucleare non sia opportuna per molti motivi: necessità di enormi finanziamenti pubblici, insicurezza intrinseca della filiera tecnologica, difficoltà a reperire depositi sicuri per le scorie radioattive, stretta connessione tra nucleare civile e militare, esposizione ad atti di terrorismo, aumento delle disuguaglianze tra paesi tecnologicamente avanzati e paesi poveri, scarsità dei combustibili nucleari". |
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La volta precedente che l'ENEL decise, nella scelta del nucleare, di passare dalla "difesa" "all'attacco" (1986) arrivò..... Cernobyl....... speriamo che questo attuale ritorno non sia di cattivo auspicio.... dal sito Enel 07 aprile 2008 Nucleare: è ora di voltare pagina
In soli tre anni Enel ha recuperato le competenze, diventando inoltre l'unico operatore mondiale che utilizza tutte e tre le maggiori tecnologie per la produzione di energia dall'atomo: se la legge e l'opinione pubblica lo consentissero, basterebbero dai dieci ai sette anni per realizzare la prima centrale in Italia.
"Il nucleare è la risposta per avere energia abbondante a basso prezzo e nel pieno rispetto dell'ambiente". Il futuro elettrico, anche prossimo, dell'Italia non può prescindere dall'atomo: lo ha ribadito l'AD e DG, Fulvio Conti, in occasione dell'incontro con i giornalisti di Repubblica e gli studenti delle scuole di giornalismo di Perugia e della Luiss di Roma, che venerdì scorso a Roma ha anticipato il dibattito del Festival internazionale di Giornalismo, in programma a Perugia dal 9 aprile. Se fino al 1987, anno del referendum, la tecnologia italiana era all'avanguardia, gli ultimi tre anni "sono serviti a recuperare le competenze. Siamo l'unico operatore al mondo che utilizza tre tecnologie: quella russa, l'Epr cioè la nuova generazione francese, quella americana usata da Endesa. Presto aggiungeremo anche quella canadese che adotteremo in Romania. Il nostro auspicio è quello di mettere queste competenze a disposizione del nostro Paese". Quanto ai tempi nel nostro Paese, se la legge lo permettesse - spiega Conti - ci vorrebbero circa 10 anni; utilizzando un sito tra quelli già scelti per le centrali del passato, ne basterebbero 7: dei quali 3 anni per il progetto, per ordinare le macchine e avere le autorizzazioni e 4 per la costruzione. "L'opinione pubblica è ancora spaventata, ma la responsabilità è anche dei media. Mi auguro che il prossimo governo apra un dibattito sereno". Uno studio ha sottolineato come sia ancora attuale il rischio black-out, quest'anno evitato per merito di un inverno mite. Che fare? Il rischio blackout ci minaccerà, finché continueremo a dipendere da una sola fonte d'energia. In Italia, il 70% della produzione energetica dipende dal gas. E il discorso non vale solo per il nostro Paese. Occorre un sistema energetico paneuropeo di integrazione, nel quale i singoli Stati abbattano le barriere e ragionino in maniera più ampia. Qual è l'obiettivo di Enel per ridurre la dipendenza dalle importazioni di gas? Premesso che la realizzazione di nuove infrastrutture è ormai una necessità acclarata, la nostra azione si poggia su tre leve: la diversificazione delle fonti, il ricorso alle rinnovabili e all'innovazione e la promozione e l'attuazione dell'efficienza energetica. Lo sviluppo della tecnologia del carbone pulito ci consente di concorrere al raggiungimento del primo obiettivo. Né sottovaluterei un elemento: l'importanza del contatore digitale. Entrato in pianta stabile nelle nostre case, consente di regolare il proprio consumo energetico. A proposito di rinnovabili, a che punto è la tecnologia Enel? L'eredità dell'idroelettrico ci consente di produrre - già oggi - il 20% dell'energia da fonti rinnovabili. E nei prossimi anni sono previsti investimenti di 7 miliardi su eolico, geotermia e fotovoltaico. A Priolo Gargallo, in provincia di Siracusa, stiamo portando avanti il Progetto Archimede, un sistema che ci permetterebbe di catturare l'energia solare, mantenendone il calore per lunghi periodi, mentre a Fusina (Venezia) costruiremo la prima centrale che utilizza idrogeno per produrre energia. Nonostante tutto, però, deve essere chiaro che la questione si risolve andando incontro a tutte le tecnologie. Per questo non rinunciate al carbone? Il carbone è il combustibile fossile più utilizzato al mondo e quello maggiormente disponibile. Si calcola infatti che ci siano riserve per soddisfare le richieste di energia dei prossimi 350 anni. In Europa, il 40% dell'elettricità deriva dal carbone. Ogni settimana, in Cina si costruisce un impianto da 800 megawatt di potenza. Inoltre, questo combustibile costa il 40% in meno del gas. Enel sta sviluppando una tecnologia "pulita", che ci consentirà di realizzare entro il 2020 una centrale a emissioni zero. Quello del riscaldamento è un problema globale, che non va affrontato con soluzioni locali. Il resto del mondo deve mettersi allo stesso passo dell'Europa. Se la Cina utilizzasse le nostre stesse tecnologie, produrrebbe 140 milioni di CO2 in meno rispetto agli attuali consumi. In Italia il mercato è aperto, ma il prezzo dell'energia continua a crescere. È un fallimento della liberalizzazione? Non credo. Secondo Eurostat, dal 1996 al 2006 il costo medio dell'energia in Italia è aumentato del 23% in termini nominali, ma depurato dell'inflazione è diminuito del 2%, nonostante un aumento delle materie prime del 180%. L'apertura del mercato ha avuto effetti positivi. Non è il numero degli operatori che fa la concorrenza, ma il combustibile. Gli oltre 30 produttori usano tutti il gas, che pesa per il 65% del prezzo. Come giudica che il tema dell'energia sia rimasto fuori dalla campagna elettorale? Lo considero un fatto positivo, mentre era negativa l'eccessiva enfasi di due anni fa. Spero che la politica sia più attenta alla vulnerabilità del sistema energetico. Devo dire che noto un'apertura bipartisan verso il nucleare. Secondo quanto riportato dallo studio Ambrosetti, la politica del non fare corrisponde al costo del 3% del PIL. |
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- Roma, 12 Luglio 2005 - Petrolio e Atomo democrazie alla prova
Nucleare: il punto sulla sicurezza - Roberto Mezzanotte - Elementi del rischio • Esposizione della popolazione durante il normale funzionamento degli impianti • Produzione di rifiuti radioattivi • Possibilità di incidenti • Proliferazione Esposizioni durante il normale funzionamento degli impianti Effetti delle radiazioni • Dosi inferiori a 500 mSv: solo effetti stocastici (possibile insorgenza di tumori o malformazioni genetiche negli anni successivi all’esposizione) – Probabilità dell’insorgenza: 7,3 (6 tumore; 1,3 malformazioni) su 100.000 per 1 mSv di dose ricevuta • Dosi superiori a 500 mSv (esposizioni concentrate nel tempo): anche effetti deterministici immediati, sino alla morte Dosi alla popolazione - esempio: centrali della Spagna 0,01 mSv Riferimento di legge in Italia Effetti del normale esercizio di una centrale • Probabilità di insorgenza di un tumore conseguente a una dose annua di 10 ? Sv: 6 su 10 milioni (valutazione teorica) • Probabilità annua di insorgenza di un tumore per tutte le cause: ~ 4 su 1000 (valutazione statistica) • Valutazioni non valide per gli impianti di riprocessamento del combustibile irraggiato Produzione di rifiuti radioattivi Aspetti del problema • Dimensioni • Decadimento della radioattività • Metodi di gestione dei rifiuti Le dimensioni del problema Siti nucleari italiani CENTRALE ELETTRONUCLEARE: Caorso - Latina - Garigliano - Trino REATTORE DI RICERCA: Ispra - Pavia - Pisa - Casaccia - Palermo ALTRI IMPIANTI: Ispra - Saluggia - Boscomarengo - Casaccia - Trisaia Inventario dei rifiuti radioattivi italiani • Presenti negli impianti italiani: 26.000 m3 • Prodotti all’estero e destinati a rientrare (riprocessamento): 6.000 m3 • Previsti dal decommissioning: ~ 25.000 m3 Quantità totale: ~ 60.000 m3 • Combustibile irraggiato: 230 t
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da: web-site la Repubblica.it |
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da: Archivio Novità ed Eventi web-site enel 02-05-2008
Tornare al nucleare? Finalmente un dibattito senza contrapposizioni. La presentazione del libro "Tornare al nucleare?", di Chicco Testa, ha evidenziato la possibilità di un dialogo trasversale basato sul presupposto che, nell'attuale panorama energetico, nessuna fonte di energia può rappresentare la soluzione, ma non c'è soluzione senza il contributo di tutte le fonti. Il libro "Tornare al nucleare?" di Chicco Testa (Einaudi) parte dal presupposto che molto cose sono cambiate dal 1987, quando l'Italia rinunciò all'energia nucleare.
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