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centrale idroelettrica


1900-1950 1950-1963 1963-1999 1999-2004 2004-...

Società Meridionale di Elettricità

S M E

GRTN A.U. G.M.E. Borsa E.E.


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A differenza di quanto scritto per la Società Adamello e per la Sade, per la SME non ho trovato documenti originali per cui riporto nel sito notizie reperite online e quindi tratte da altri siti.

dal sito Enel - paesaggi elettrici

ELETTRIFICAZIONE DELLA CAMPANIA

Il processo di elettrificazione della regione Campania è stato fortemente condizionato dalla presenza di Napoli che esprimeva non solo una forte domanda di consumi energetici "civili" (dall'illuminazione pubblica e privata, ai trasporti, ai servizi per le famiglie e la collettività), ma rappresentava, nel contempo, il passaggio obbligato per la promozione delle politiche di industrializzazione del Mezzogiorno.

L'elettrificazione della regione, e del suo capoluogo in particolare, fu caratterizzata da spinte all'innovazione e forti resistenze locali, da politiche dirigistiche statali e potenti strategie di gruppi finanziari nazionali ed internazionali.

Il passaggio a Napoli dall'illuminazione a gas a quella elettrica (realizzatasi pienamente solo nei primi decenni del '900) traduce molto bene, a livello simbolico, la complessità della vicenda: la Compagnia Napoletana di Illuminazione e Gas promosse nel 1889 con la COMIT e la Società Franco Suisse di Ginevra la costituzione della SME (Società Meridionale di Elettricità).

E' stata quest'ultima a gestire fino all'inizio degli anni Sessanta lo sviluppo elettrico non solo della Campania, ma dell'intero Mezzogiorno.

La SME si impose immediatamente come società finanziaria e industriale, in grado non solo di acquisire finanziamenti pubblici e privati, di coordinare competenze tecniche diverse, di sviluppare forti alleanze con il sistema politico centrale e periferico, ma anche di impostare una strategia di controllo del mercato, accentrando l'attività di progettazione, produzione e trasporto e affidando la distribuzione di energia elettrica a società locali.

La SME coinvolse nelle sue iniziative imprenditoriali investitori stranieri e grandi imprese pubbliche nazionali come l'IRI.

La SME fu diretta da Maurizio Capuano e successivamente, fino alla nazionalizzazione dall'ingegnere lombardo Giuseppe Cenzato, il cui meridionalismo fu, fin dall'inizio, aperto agli apporti di tecnici e di manager provenienti dalle università del nord.

Tra questi, un ruolo di grande rilievo fu svolto dall'ingegnere Angelo Omodeo che progettò per la SME gli impianti più importanti, da quelli di Muro Lucano e del Lete a quelli della Sila e del Tirso .

La SME da un lato potenziò la produzione termica di Napoli (la centrale di Bufola entrò in funzione all'inizio del secolo e la Maurizio Capuano, localizzata nel porto, nel 1925 ), dall'altro persegui una lungimirante politica di espansione nel settore idroelettrico.

Gli impianti realizzati nella regione Campania sono relativamente pochi:

nel 1905 entrò in funzione la centrale di Tusciano , la cui energia serviva il Salernitano e l'area di Torre Annunziata;

nel 1907 fu attivato l'impianto del Lete ,

nel 1919 quello del Tanagro.

Seguirono gli impianti di Matese (1929) e di Calore (1938) .

I fabbisogni energetici di Napoli con il suo bacino demografico e le aree industriali di Bagnoli e dell'Arenaccia spinsero la SME a promuovere impianti in regioni più idonee dal punto di vista idrografico e morfologico, in particolare in Abruzzo (con le centrali del Pescara e dell'Aventino) e in Calabria (con l'imponente sistema dei laghi artificiali della Sila).

Il trasporto dell'energia dalle centrali del Pescara a Napoli riveste, da questo punto di vista, un passaggio di notevole importanza strategico e tecnologico.

Le linee ad alta tensione (88 kV), messe in esercizio nel 1912, consentirono di superare i 185 km che separavano il luogo di produzione dall'area di consumo.

L'evento portò la SME all'avanguardia tra le società elettriche europee.

La possibilità di trasportare l'energia prodotta da distanze sempre maggiori permise alla SME di delineare nel 1926 il primo piano regolatore dell'elettricità attraverso cui, alla scala dell'intero Mezzogiorno, tutti gli impianti furono messi in rete mediante un complesso sistema di linee elettriche e di grandi stazioni di trasformazione.

L'elettrificazione della regione Campania ebbe un nuovo impulso nel secondo dopoguerra.

Dopo un'impegnativa fase di ricostruzione degli impianti danneggiati dalla guerra la SME realizzò gli impianti di Montelungo e Monte Maggiore, sul Garigliano e quelli di Capriati e Ponte Annibale sul Volturno e una centrale idroelettrica sul Bussento (SA).

Dopo la nazionalizzazione, l'ENEL ha realizzato negli anni Novanta a Presenzano uno dei più grandi impianti idroelettrici a pompaggio d'Europa in grado di produrre una potenza di 1.000 Mw.

Sempre nell'ambito delle fonti energetiche rinnovabili, va ricordato il grande impianto fotovoltaico di Serre (SA).



ELETTRIFICAZIONE DELLA PUGLIA

L'elettrificazione della Puglia è strettamente legata alle iniziative della Società Meridionale di Elettricità (SME) e della sua consociata Società Generale Pugliese di Elettricità.

Quest'ultima fu costituita nel 1912, in relazione con il programma di utilizzazione delle potenzialità idroelettriche della Sila.

Fin dall'inizio era infatti chiaro che l'energia producibile dagli impianti silani aveva bisogno di un ampliamento dei consumi nelle regioni vicine a partire dalla Puglia, regione con grandi e medie città e un territorio agricolo in pieno sviluppo, soprattutto nelle province di Bari e Foggia.

La strategia adottata dalla SME fu duplice:
da un lato porre sotto il proprio controllo le maggiori imprese esistenti (anche per avviare la trasformazione tecnica dei loro impianti per adeguarli alle modalità di ricevimento e distribuzione dell'energia silana);
dall'altro incrementare la disponibilità di energia per favorire una preventiva crescita del mercato.

A tale scopo, fin dal 1925, la SME mise in funzione una linea ad alta tensione in grado di collegare gli impianti del Matese con la Puglia, in modo da avviare la distribuzione diretta di energia idroelettrica nelle province di Bari e Foggia.

Fino a quella data la produzione di energia elettrica era affidata ad una pluralità di modesti impianti termoelettrici di proprietà di piccole società distributrici e di aziende municipalizzate.

L'elettrificazione della regione si attuò lentamente.
A metà del 1929 la rete di distribuzione era di circa 1500 chilometri; i comuni serviti erano 272 per oltre due milioni di utenti;
70 comuni, tuttavia, non erano ancora forniti di energia elettrica.

Nel 1930, attraverso la Società Generale Pugliese di Elettricità (SGPE), la SME controllò via via le maggiori società di distribuzione presenti nel territorio, tra cui
la Società elettrica della Puglia Meridionale (con un impianto termico a Taranto),
la Adriatico-pugliese di elettricità (costituita a Bari nel 1911),
le Imprese elettriche della Capitanata,
e la Forza e Luce di Bari (con centrali termiche a Martina Franca, Fasano, Ascoli, Noci, Gioia del Colle).

Tra gli artefici dell'elettrificazione pugliese va ricordato Mario Battaglia proveniente dalla Società Napoletana Industrie Elettriche (da cui si sviluppò la SME) dove fu stimato collaboratore di Capuano e Cenzato.

L'energia trasportata dalla Sila alla Puglia fu per lungo tempo esuberante rispetto alla domanda locale.
Solo nel dopoguerra fu necessario integrare l'energia elettrica con quella termica.
In questa prospettiva la Società Generale Pugliese di Elettricità realizzò alla fine degli anni '50 un grande impianto a Bari con tre generatori dalla potenza di 68,5 MW ciascuno.

La progressiva industrializzazione della regione indusse l'ENEL a installare due grandi impianti a Brindisi e a potenziare quello esistente a Taranto.

In particolare quelli di Brindisi, collocati a ridosso di un imponente porto carbonifero, sono di grande rilevanza produttiva e tecnologica.

La centrale termoelettrica Brindisi Nord, realizzata tra il 1967-1977 con quattro gruppi alimentati con olio combustibile e carbone, ha una potenza complessiva di circa 1280MW (attualmente la centrale è stata acquisita da Eurogen).
La centrale di Brindisi Nord è più recente; realizzata alla fine degli anni '80, è entrata completamente in funzione nel 1993.

Le quattro sezioni termoelettriche hanno una potenza di 660MW ciascuna.
La realizzazione delle grandi centrali termoelettriche, ha reso marginale l'apporto dell'energia idroelettrica che legava la Puglia alle vicine regioni della Calabria, della Campania e dell'Abruzzo, il paesaggio tuttavia è ancora segnato da vecchi e nuovi elettrodotti.


dal sito Edipower

Impianto idroelettrico di Tusciano



La centrale Tusciano utilizza le acque del fiume Tusciano che nasce in Campania tra i monti Polvericchio e Cervialto, attraversando i comuni di Olevano sul Tusciano, Acerno e Battipaglia.

Dopo aver percorso circa 37 Km il fiume sfocia nel golfo di Salerno.

Costruita fra il 1901 e il 1905, è ubicata nel comune di Olevano sul Tusciano (SA):

la Società Meridionale di Elettricità, la SME, dava così inizio all'utilizzazione delle forze idriche nel Mezzogiorno d'Italia; promotore di tutto ciò fu Maurizio Capuano.

La centrale è del tipo ad acqua fluente, con un'opera di presa ubicata sulla sponda destra del fiume, in contrada Acqua Bona del comune di Acerno con un bacino imbrifero di 80 Kmq.

E' costituita da uno sbarramento formato da due paratoie metalliche che deviano il fiume in un canale dissabbiatore, al centro del quale è situata una griglia verticale con sgrigliatore automatico.

L'immissione dell'acqua in galleria avviene mediante un canale dissabbiatore posto a destra dello stesso, coperto con una griglia orizzontale, da dove inizia una galleria a pelo libero lunga circa 6 Km e con una portata di 4 mc/s.

Lungo il percorso della galleria erano state costruite ventidue finestre di accesso.

Di queste, oggi è accessibile solo la numero quattro.

Dopo tale tragitto l'acqua arriva alla vasca di carico che ha una capienza di circa 300 mc ed è ubicata a 420,37 m, da dove, fino al novembre 2000, partivano due condotte forzate, una di diametro di 1 m e l'altra di 0,700 m

Oggi, a seguito di lavori per rinnovamento dell'impianto, le due condotte sono state sostituite da un'unica condotta forzata avente diametro di 1,20 m, mentre la lunghezza di circa 900 m ed il salto di 280 m sono rimasti invariati.

Le acque utilizzate, tramite un canale, vengono nuovamente restituite al corso del fiume Tusciano.

dal sito Enel

Tra i primi impianti idroelettrici costruiti in Italia tra la fine dell'800 e i primi del '900, la Centrale di Olevano sul Tusciano, facente parte del nucleo idroelettrico, è stata la prima ad essere realizzata dalla Sme (Società Meridionale di Elettricità) nel sud dell'Italia.

Il progetto originario è datato 1895, i lavori iniziarono nel 1902 per poi concludersi nel 1904.

L'acqua concessa per la cosiddetta "riserva ferroviaria", cioè per una sorta di prelazione a favore dell'elettrificazione delle ferrovie, era limitata a 1900 l/s.

Una linea a 30 KV trasportava la "forza" alle industrie di Torre Annunziata, mentre una seconda condotta forzata fu installata nel 1924, anno in cui si sostituirono le vecchie turbine Girard con due nuove Pelton.

Nel 1934, accanto alla centrale, furono costruite una stazione elettrica ed un quadro all'aperto a 150 KV come centro di arrivo delle linee provenienti dalla Sila.

Nel 1955, invece, fu operato un ampliamento ed un aumento di potenza.
Infine, nel 2001, in seguito ai lavori di ammodernamento dell'impianto, le due condotte forzate sono state sostituite con un'unica condotta.



passo Salarno


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turbina pelton Hydroart


centrale termica (da sito Edipower)


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BIOGRAFIA dell'ing. Giuseppe Cenzato - di Irene Quaresima


dal sito...??...


Giunto ai vertici dell’industria elettrica napoletana, grazie alle proprie competenze specifiche del settore e grazie alle sue qualità umane, Giuseppe Cenzato muore a Napoli il 2 Agosto 1969.

Nato a Milano nel 1882 da una famiglia di origini venete, compie studi tecnici affiancato da Giuseppe Colombo, che in quegli stessi anni partecipava alla nascita e ai primi sviluppi dell’industria elettrica in Italia.

Gli studi universitari sono orientati per la maggior parte all’applicazione dell’energia elettrica, a tal punto da essere mandato a Napoli per impiantare uno dei primi esemplari di turbina, sperimentati dalla Brown Boveri, alla centrale della Bufola, di proprietà della SNIE.

Il suo primo incontro con la città e con le sue manifestazioni artistiche fu, in qualche modo, fatale.

Dell’ingegnere, riconosciuto come uno dei migliori manager napoletani, vengono sottolineate le diverse qualità caratteriali e tecniche che lo hanno collocato tra i primi posti nella gestione di diverse imprese e nella realizzazione di una serie di iniziative socio- culturali che costituiscono parte rilevante del tessuto sociale della Napoli contemporanea.

G.Russo definisce l’attitudine di Cenzato come un “umanesimo vissuto e profondo che lo portava a indagare la storia, a scrutare i cieli ed amare la musica”, per tale ragione la sua figura rappresentò un modello di comportamento per la classe dirigenziale cui egli apparteneva e che lo avrebbe, nel tempo, seguito.

Il diffuso consenso di cui egli godeva era, dunque, dovuto sia alle sue capacità di gestione delle imprese, sia all’enorme rispetto che egli aveva per le qualità morali dell’uomo, tanto che in un articolo non firmato, pubblicato in “L’industria Meridionale” il 27 giugno 1963 si legge che “Cenzato aveva creato un grande afflato umano nei vari ambienti in cui aveva lavorato, alimentato dalla sua dirittura morale, dallo spirito animatore di larghe vedute, dalla profonda preparazione di tecnico e soprattutto dalla dedizione sconfinata per Napoli”.

Il forte legame con la città partenopea fu immediato, sincero fin da subito e fu ritenuto dai contemporanei il ‘motivo fondamentale di tutta la sua attività ’; Barca lo definisce come “protagonista dello sviluppo economico e istituzionale della Napoli del suo tempo”.

L’interessamento di Cenzato alla questione meridionale, oltre che alla città di Napoli in assoluto, caratterizza, dunque, la sua attività manageriale: egli ritiene, infatti, che l’analisi razionale della dimensione economica e culturale del Meridione sia di fondamentale importanza per promuovere attività di sviluppo, ma soprattutto per potenziare quelle che già esistono sul territorio.

Il ruolo svolto dall’ingegner Cenzato, sia a favore della città di Napoli, sia, più in generale, a favore dell’intero territorio meridionale si coniugava con le idee nittiane e, dal punto di vista giuridico, con la legge speciale per il risorgimento economico della città di Napoli, promulgata nel luglio del 1904.

Nitti e Cenzato condividevano insieme l’opportunità di creare a Napoli un baricentro industriale, attorno a cui sarebbe ruotata l’intera industrializzazione e sviluppo del Sud.

Nitti aveva da sempre sostenuto la necessità di fondare lo sviluppo industriale sull’impiego e sull’uso delle risorse idriche del Volturno, come forza motrice; la diffusione dell’elettricità avrebbe favorito le piccole e medie imprese napoletane e allo stesso modo garantito una maggiore risorsa energetica al Sud, che ne avrebbe potuto beneficiare per diversi impieghi.

Affinché si potesse realizzare il progetto sostenuto da Nitti e Cenzato era opportuno un ulteriore strumento, ovvero la conoscenza della realtà meridionale, al contrario di come era avvenuto immediatamente dopo l’unità nazionale, quando in seguito all’unificazione amministrativa del Regno e all’estensione delle Leggi Fondamentali del Piemonte il Sud si trovò in condizioni di disagio.

Intorno al 1934 venne, per tale ragione, fondata la rivista “Questioni meridionali”, quale mezzo di conoscenza delle condizioni socio-economiche del sud, indirizzata alla classe politica affinché potesse avere dati concreti per portare a termine i suoi numerosi progetti di riforma.

In sintesi lo statista lucano e l’ingegner Cenzato concordavano nella opportunità di estendere l’istruzione e la formazione professionale e di fare della legge speciale per Napoli un valido pretesto per la diffusione dell’elettricità, risolvere il problema delle acque pubbliche da cui dipendeva il loro impiego come forza motrice a buon mercato, delle bonifiche, della sistemazione dei corsi d’acqua, della malaria…

Lo stesso Nitti tra il 1911 e il 1912 aveva elaborato i due testi di legge sulle bonifiche e sulla sistemazione dei corsi d’acqua del Tirso e della Sila, che sono alla base della nascita dei più importanti impianti idroelettrici del Mezzogiorno.

La concezione del rapporto tra energia elettrica e industrializzazione si dimostra, tuttavia, opposta nelle due personalità prese in esame: l’ingegner Cenzato, infatti, riteneva che soltanto la nascita nel Mezzogiorno di un esteso sistema industriale avrebbe potuto sostenere l’espansione della domanda di energia, mentre per lo statista lucano l’energia e la diffusione dell’elettricità a basso costo costituiva il presupposto fondamentale dello sviluppo industriale nel Meridione.

Come prosegue Barca l’analisi dell’incidenza del consumo energetico sui costi complessivi di produzione dimostrava, secondo l’ingegnere, come non si potesse attribuire a tale fattore un ruolo decisivo nel determinare la nascita di nuove industrie o lo sviluppo di quelle esistenti.

Per comprendere nel modo migliore l’atteggiamento di Cenzato è necessario prendere in considerazione anche il complesso di iniziative che caratterizzano la sua attività all’interno della SME (società meridionale di elettricità), volte a promuovere attività di bonifica e di sperimentazione elettroagricola in Puglia e in Basilicata e ad adottare strategie di marketing per la commercializzazione degli elettrodomestici sul modello statunitense.

In questo modo non solo l’ingegner Cenzato dimostrava di avere capacità imprenditoriali, organizzative e di mediazione tra la sfera sociale, il mercato e la politica, ma egli faceva dell’energia elettrica il simbolo stesso del potere economico.

Sottolinea Barca nel suo saggio l’accezione dell’elettricità come forma di potere…non era certo un’invenzione di Cenzato, ma proveniva direttamente dalle idee nittiane e omodeiane che avevano caratterizzato il lancio dei grandi progetti di trasformazione ambientale e economica nel Mezzogiorno del primo Novecento.

Se, infatti, lo statista Francesco Saverio Nitti aveva sostenuto la necessità di uno sviluppo del Mezzogiorno che fosse prima di tutto industriale, Angelo Omodeo nel 1916, ovvero negli anni in cui viene progettata la costruzione degli impianti idroelettrici sulla Sila, aveva, dal canto suo, suggerito al ministro dei lavori pubblici Bonomi una legislazione attraverso la quale il razionale sfruttamento delle risorse idriche e la gestione dell’impresa elettrica sarebbero diventati strumento di potere economico.

Cenzato fu, dunque, amministratore delegato della SME nel 1927 e presidente nel 1937 ed ebbe in tal modo la possibilità di influenzare l’evoluzione dell’intero mondo produttivo ed economico meridionale.

Il sistema di produzione, andava, tuttavia, sollecitato attraverso iniziative economiche, ma anche attraverso la formazione professionale e la ricerca scientifica, quali fondamentali punti di riferimenti per uno sviluppo endogeno.

Per tale ragione l’ingegnere volle inaugurare quella che viene definita cultura industriale e volle istituire dei corsi di Organizzazione industriale, presso l’Unione Industriali, nel febbraio 1933, di politica e tecnica dell’impresa presso il Regio istituto di Ingegneria napoletano per l’anno accademico 1934-35.

Per promuovere uno sviluppo della cultura strettamente connesso con le attività industriali nel Mezzogiorno e garantire una maggiore collaborazione tra la scuola d’ingegneria e i diversi gruppi tecnici presenti sul territorio, venne istituita la Fondazione Politecnica per il Mezzogiorno d’Italia nell’aprile del 1932, con sede presso la SME e la cui attività sarà legata per quasi trent’anni alla figura dell’ingegner Cenzato.

La nascita della Fondazione Politecnica è, dunque, motivata dal forte legame che è necessario sussista tra la formazione tecnico-scientifica, l’acquisizione di valori comportamentali e lo sviluppo industriale ed economico.

Il contributo più importante della Fondazione alla città di Napoli proviene anch’esso delle iniziative di Giuseppe Cenzato: come presidente dell’Unione Industriali napoletana egli, infatti, chiese la collaborazione dei vari sindacati tecnici per la stesura di un documento urbanistico e si costituì per tale ragione una commissione composta da ingegneri e disegnatori.

A complicare e a ritardare il lavoro, tuttavia, fu la scarsa collaborazione del Comune, soltanto nel 1937 il piano regolatore della città era completo e in corso di approvazione.

Lo studio e l’elaborazione del piano regolatore di Napoli, completato nel 1936 e approvato con legge 29 maggio 1939, è stato sicuramente il maggior contributo che la Fondazione possa aver dato ad una terra bisognosa di così tante attenzioni, tanto che questo venne ritenuto da De Lucia e Ianello, in un articolo pubblicato sul numero 65, luglio 1976 di “Urbanistica” il miglior piano che Napoli abbia avuto nella sua storia, tuttavia quasi totalmente nullificato dalla speculazione edilizia del secondo dopoguerra.

L’attività imprenditoriale dell’ingegnere non gli impediva tuttavia, oltre a favorire iniziative culturali e di formazione, di essere insensibile alla miseria della Napoli in cui viveva e di ignorare i bisogni di ciascuno, si pensi per esempio che fu membro attivo dell’Istituto per lo Studio e la Cura dei Tumori (Fondazione Pascale).

L’importanza della figura di Cenzato sta dunque nella sua attitudine a conciliare i problemi del mondo della produzione con la formazione professionale e culturale, nella sua propensione a non considerare l’economia dal punto di vista esclusivo dei profitti, ma a inserirla in un contesto più ampio.

Inutile sottolineare l’umanità e l’interesse per i diversi aspetti della vita cittadina.

Vicepresidente della Confindustria dal 1952, presidente del Comitato per l’istruzione professionale e del Comitato permanente per i problemi del Mezzogiorno, impegnato anche in altri comitati interessati alla soluzione del problema Meridionale, Cenzato viene estromesso dalla presidenza della SME nel 1956 :
questo episodio segna, probabilmente, la scomparsa di una classe dirigente a Napoli, anche perché ai migliori uomini educati dalla figura dell’ingegnere vennero proposti altri ruoli e altre opportunità di lavoro nella nascente Enel, a Roma.

Irene Quaresima

http://www.napoliontheroad.it/
Agorà 13, Novembre 2002

dal sito ASE - Archivio Storico degli Economisti - SIE - Società Italiana degli Economisti


Biografia di Guseppe Cenzato

20.03.1882 nasce a Lonigo (Vicenza) da Luigi Cenzato e Teresa Gaspari.

1904 si laurea in Ingegneria Industriale ed Elettrotecnica presso il Politecnico di Milano.

1907 sposa Maria Galletti.

1912 si trasferisce a Napoli, dove si dedica allo studio delle problematiche economiche meridionali, ricoprendo incarichi di rilievo.

02.08.1969 muore a Napoli.

Attività professionale

1905 E' scelto dal prof. Giuseppe Belluzzo quale collaboratore per la costruzione delle turbine a vapore, ideate dallo stesso Belluzzo. Come tale, è assunto dalla ditta "Gadda & C.".

1907 Terminata la costruzione delle turbine Belluzzo, in seguito all'assorbimento della ditta "Gadda & C." dal Tecnomasio Italiano Brown Boveri, diviene Capo dell'Ufficio Impianti. Fra gli altri, assume la responsabilità dell'impianto idroelettrico di Grosseto, dell'Adamello e della centrale del 2° Salto di Pescara della Società Elettrochimica.

1912 E' invitato ad entrare come ingegnere capo nella Società Napoletana per Imprese Elettriche del Gruppo Meridionale di Elettricità, per la quale riveste le cariche di direttore tecnico (1913) e direttore amministrativo (1914).

Quale diretto collaboratore di Maurizio Capuano, uomo di fiducia dei finanzieri ginevrini, che controllano diverse società elettriche private operanti a Napoli, partecipa al programma di elettrificazione del Mezzogiorno d'Italia e alla costituzione del Gruppo Meridionale di Elettricità.

Da questa data in poi, e per oltre un quarantennio, Cenzato si dedica allo studio delle problematiche dell'economia meridionale, apportando un notevole contributo allo sviluppo industriale del Paese.

1919-1943 Nell'ambito del gruppo facente capo alla Società Meridionale di Elettricità (SME), ricopre cariche di grande responsabilità, quali Presidente del Consiglio di Amministrazione della SME stessa (1937), Vice Presidente della Società Elettrica della Campania, Presidente della Società Generale Pugliese di Elettricità (1928-1943), Presidente della Società Elettrica delle Calabrie (1926-1943).

Durante questo periodo, Cenzato si sforza di estendere a quasi tutto il Mezzogiorno quella posizione di monopolio che la SME è riuscita a conquistare in Campania.

1935-1951 E' questo l'arco temporale che segna l'apice della carriera professionale di Giuseppe Cenzato.
La sua attività si esplica maggiormente nelle opere di ricostruzione e incentivazione dell'economia del Sud Italia nel periodo del primo e secondo dopoguerra.

Tuttavia, già in precedenza si era adoperato per favorire la penetrazione del capitalismo industriale nelle regioni più periferiche del Mezzogiorno.

Tramite particolari provvidenze dello Stato nel settore delle infrastrutture per incentivare i nuovi insediamenti industriali, cerca, così, di dirimere la questione meridionale.

Dopo il secondo conflitto ribadisce queste idee nel saggio, "Il problema industriale del Mezzogiorno", scritto insieme a Salvatore Guidotti.

In questo ventennio è chiamato a svolgere incarichi di grande rilievo per l'Istituto per la Ricostruzione Industriale (ricordiamo fra i più importanti, quello di Presidente della società Finanziaria di Elettricità e quello di Presidente della Società Idroelettrica Alto Flumendosa), diviene Presidente della Compagnia Nazionale delle Imprese Elettriche (CONIEL), della Società delle Imprese Elettriche d'Oltremare (SIEO), delle Edizioni Scientifiche Italiane e dell'Associazione per lo Sviluppo dell'Industria nel Mezzogiorno (SVIMEZ), dopo averne promosso la costituzione.

In più, si adopera per la realizzazione del Piano Regolatore di Napoli (1936); è membro della Commissione Tecnica Consultiva dell'ISVEIMER (1941-1942) e realizza, nell'ambito Confindustria, la costituzione del "Comitato Permanente per i Problemi del Mezzogiorno e delle Isole" (1954).

Grazie al suo impegno nell'apportare un notevole e sostanziale contributo ai problemi dell'economia meridionale e dell'intero Paese, è designato dal Governo ad essere rappresentante dell'Industria Elettrica Italiana alla Conferenza Mondiale dell'Energia negli Stati Uniti d'America (1936) ed è scelto come consulente esperto nella prima discussione del Piano Marshall.

Onorificenze 1933 Cavaliere dei SS.Maurizio e Lazzaro 1937 Grand'Ufficiale della Corona d'Italia 1939 Commendatore dell'Ordine Coloniale della Stella d'Italia 1939 Cavaliere del Lavoro e Presidente del gruppo del Mezzogiorno dei Cavalieri del Lavoro (dal 1954).




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Last updated 28.2.2005