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energia nucleare - pdf - (prof. Perdichizzi unibg)

rischi connessi al nucleare

La volta precedente che l'ENEL decise, nella scelta del nucleare, di passare dalla "difesa" "all'attacco" (1986) arrivò..... Cernobyl....... speriamo che questo attuale ritorno non sia di cattivo auspicio....


chi si ricorda?.... di CREYS Malville Rapido: 1200 (400) MW (ENEL partecipa alla società NERSA, proprietaria della Centrale di Creys Malville, per il 33% per cui, dei 1200 MW di potenza utile, 400 MW sono di proprietà dell'ENEL.) ..... quanto spese l'Enel?..... quanti KWh ottenne?.....


dal sito ENEL - 15 Ottobre 2007

L'espressione energia nucleare (anche detta, impropriamente, atomica) indica l'energia che viene liberata dalla trasformazione di nuclei atomici.

Ai fini della produzione elettrica, l'unica trasformazione nucleare che libera energia d'interesse industriale è, almeno per ora, la fissione, che consiste, in pratica, nella “rottura” di nuclei pesanti, come quelli di uranio.
Se, ad esempio, il nucleo di un isotopo pesante dell'uranio viene sottoposto a “bombardamento” di neutroni, si scinde in due grossi frammenti e, in più, produce energia e due-tre neutroni, che a loro volta possono “bombardare” altri isotopi di uranio innescando una reazione a catena.

Ciò è proprio quanto accade in una centrale nucleare, ove il “combustibile” (tipicamente costituito da isotopi di uranio) viene sottoposto a reazioni a catena di fissione nucleare.
Il calore prodotto in grande quantità viene asportato da opportuni sistemi di raffreddamento e trasferito a generatori di vapore, i quali, a loro volta, azionano convenzionali gruppi turboalternatori per la produzione di energia elettrica.

L’impiego dell’energia nucleare in campo civile ha una storia piuttosto recente, avendo avuto inizio all’indomani della seconda guerra mondiale.
Ed è una storia che potrebbe avere lunga vita davanti a sé dal momento che le riserve di uranio sono relativamente abbondanti sul Pianeta.
Il suo sviluppo, invece, ha conosciuto una forte battuta d’arresto nel 1986 a seguito della catastrofe di Chernobyl, che spinse diversi Paesi a rivedere i propri programmi di sviluppo elettronucleare.
In questo scenario l’Italia fece una scelta ancora più radicale: quella di rinunciare all’apporto fornito dalle centrali elettronucleari arrestando i tre impianti che erano in esercizio (Latina, Caorso e Trino Vercellese) e rinunciando alla realizzazione di un impianto che era in fase avanzata di costruzione (Montalto di Castro).

Nonostante l’evento traumatico di Chernobyl, numerosi Paesi al mondo non solo non hanno spento le loro centrali nucleari, come ha fatto l’Italia, ma ne stanno progettando di nuove, sia in Europa (Francia, Russia e Finlandia) sia in Asia.

Attualmente (2004) sono in esercizio 440 impianti nucleari in 31 nazioni per una potenza elettronucleare installata (vedi Tabella 2) di circa 360 GW.
Tale potenza equivale a circa il 6 % della produzione di energia primaria nel mondo (vedi Tabella 1).
Per quanto concerne invece la produzione di energia elettrica, la fonte nucleare contribuisce per circa 2.600 miliardi di kWh, pari al 17% dell’energia elettrica prodotta a livello mondiale dalle diverse fonti (2003).
In Europa, dove tutti i principali Paesi sono dotati di centrali elettronucleari, il mix di generazione elettrica (vedi Grafico) vede il nucleare coprire una quota del 32%.

Proprio le preoccupazioni ambientali che ne hanno segnato il cammino sono oggi all’origine di un rinnovato interesse verso l’opzione nucleare, che si sta manifestando in tutto il mondo e anche nel nostro Paese.
L’assenza di emissioni inquinanti e di anidride carbonica nel processo di generazione di energia elettrica di una centrale nucleare rappresenta, infatti, un forte punto a favore verso una fonte che non concorre all’accumulo in atmosfera di gas climalteranti.

In un momento storico in cui i Paesi dell’Unione Europea sono costretti a fare i conti con i costi derivanti dal rispetto degli impegni del Protocollo di Kyoto, l’Italia potrebbe pagare un conto più salato degli altri anche come conseguenza di una scelta che si è tradotta oggi in uno svantaggio competitivo.
La stessa Germania che pure ha dichiarato che non intende sostituire le sue centrali nucleari via via che diventeranno obsolete continua a produrre oltre il 30% della sua energia elettrica da questa fonte e continua a spostare in avanti la data del cosiddetto phase out.

Enel intende partecipare alla ricerca sulle nuove frontiere della produzione di energia elettrica, tra cui il nucleare, così come agli studi per l’utilizzo dell’idrogeno e delle fonti rinnovabili.
A tal fine sono possibili collaborazioni scientifiche con partners europei sulle centrali nucleari di nuova generazione, volte al recupero da parte di Enel di competenze tecniche disperse dopo la moratoria nucleare decisa dall’Italia.

Se Enel vuole avere un ruolo di rilievo anche in futuro nel mercato dell’energia elettrica in Europa non può non disporre del know how necessario alla gestione di centrali elettronucleari.
A riguardo, Enel ha recentemente acquisito il controllo azionario (66%) della società elettrica Slovenské Elektràrne (SE), il maggior produttore di energia elettrica della Slovacchia e il secondo dell’Europa Centro-orientale, che dispone anche di centrali elettronucleari.


BWR




reattore nucleare




pian di neve




elemento di combustibile








circuito primario




PWR unificata Enel




generatore di vapore




circuito primario




pompa refrigerante primario




PWR unificata Enel

Enel parteciperà al programma francese EPR per il nucleare di nuova generazione ed entrerà con una posizione significativa nel mercato transalpino

Roma, 30 maggio 2005
- E’ stato firmato oggi a Roma da Fulvio Conti, designato amministratore delegato di Enel, e da Pierre Gadonneix, Presidente e Direttore Generale di Edf un Memorandum of Understanding (MoU) finalizzato allo sviluppo congiunto del programma nucleare francese di nuova generazione EPR (European Pressurized Reactor).

Il Memorandum contribuirà alla ricostruzione della competenza nella tecnologia nucleare di Enel e consentirà a Edf di poter contare su partnership qualificate a livello europeo per la realizzazione del programma di reattori di ultima generazione EPR.

Fulvio Conti ha commentato: “Con questo accordo poniamo le basi per una importante presenza industriale e commerciale di Enel in uno dei più grandi mercati elettrici europei e recuperiamo competenze nel settore nucleare con un progetto che pone Enel all’avanguardia tecnologica. Continua così per Enel la strategia di crescita nel suo mestiere di produttore, distributore e venditore di energia elettrica e gas”.

Pierre Gadonnneix ha dichiarato: “Sono felice per la firma di questo accordo che inaugura una fruttuosa collaborazione con Enel nel programma nucleare di nuova generazione EPR. Questo accordo rappresenta un passo ulteriore verso la liberalizzazione del mercato europeo dell’energia.”



L'azienda ha creato all'inizio del 2006 una "team nucleare", un gruppo di cinquanta professionisti, tra ingegneri ed esperti di gestione, che l'AD Fulvio Conti ha voluto per essere più competitivi sui mercati internazionali, dove il nucleare rappresenta una fonte molto rilevante di energia elettrica.

L'intervista rilasciata dal responsabile Andrea Testi a "Panorama Economy"

Il primo obiettivo della "squadra" sarà di seguire da vicino le attività di Enel in Slovacchia e Francia.
In Slovacchia, Enel sta elaborando uno studio di fattibilità riguardante il completamento dei gruppi 3 e della centrale di Mochovce, in vista del perfezionamento dell’acquisizione del 66% di Slovenske Elektrarme.
In questo paese l'azienda avrà anche un gruppo di uomini che seguiranno la gestione delle centrali.

In Francia, Enel dovrebbe invece partecipare (al 12,5%) al progetto di Edf per la realizzazione del nuovo reattore Epr (European pressurized reactor, impianto di nuova generazione con una potenza installata di 1.600 MW).

Ad Andrea Testi, responsabile dell'unità di sviluppo competenze nucleari e del business development di Enel, è stato affidato il compito di riunire i componenti del team, i cui organici saranno completi entro la fine del 2006, formato essenzialmente da ingegneri ed esperti di gestione degli impianti.
In un’intervista pubblicata dal settimanale "Panorama Economy", l'ingegner Testi dichiara che «stiamo reclutando i componenti della squadra sia tra gli ingegneri nucleari rimasti in Enel anche dopo le dismissioni delle centrali, sia tra giovani laureati».

«Non siamo interessati a investimenti di puro carattere finanziario – assicura Testi – ma puntiamo a sviluppare competenze specifiche della progettazione, costruzione e gestione degli impianti, in modo da diventare più competitivi sui mercati internazionali» e avere un punto di forza in più da far valere nelle partnership all’estero.

Testi si sofferma infine sul dibattito intorno al nucleare, che sembra essersi riaperto in Italia.
«Il punto è – conclude – che si tratta di un cammino lungo.
Tornare al nucleare non è così semplice.
Vanno ricostruite competenze non solo a livello tecnico, ma anche amministrativo.
E poi servirebbe un’autorità per la sicurezza che si occupi del settore.
Basti pensare che il progetto Epr della Edf è partito nel 1997 con l'obiettivo di essere completato entro il 2012».




L’amministratore delegato dell’Enel Fulvio Conti e il primo ministro della Repubblica Slovacca Robert Fico hanno reso noto di aver raggiunto un accordo sulla costruzione del 3° e 4° gruppo dell’impianto nucleare di Mochovce.
Il primo ministro della Repubblica Slovacca, ha inoltre informato Fulvio Conti delle intenzioni del governo di istituire in Slovacchia un Forum Europeo sull’energia nucleare.

Bratislava, 23 febbraio 2007
- L’amministratore delegato dell’Enel, Fulvio Conti e il primo ministro della Repubblica Slovacca Robert Fico, in occasione dell’incontro odierno a Bratislava hanno discusso come procedere al completamento del 3° e 4° gruppo dell’impianto nucleare di Mochovce. In tale occasione, Fico e Conti hanno inoltre affrontato il tema del futuro dell’energia nucleare in Slovacchia.

Slovenske Elektrarne a.s. si è impegnata negli ultimi mesi ad accelerare la raccolta di tutti i dati necessari per una valutazione dettagliata e complessiva del progetto.
Su questa base, Slovenske Elektrarne avvierà i lavori di costruzione dell’impianto in modo tale da anticipare la data del completamento delle due unità.
Il primo ministro ha accolto favorevolmente la decisione dell’Enel, ritenuta in linea con gli obiettivi strategici del governo Slovacco nel settore energetico.

Il primo ministro della Repubblica Slovacca, ha inoltre informato il numero uno dell’Enel delle intenzione del governo di istituire in Slovacchia un Forum Europeo sull’energia nucleare.
Una iniziativa già delineata al Presidente della Commissione Europea José Manual Durao Barroso in una lettera ufficiale.

Il primo ministro è certo che la Slovacchia disponga dell’esperienza e delle risorse professionali necessarie per svolgere adeguatamente il ruolo di sede per la promozione della politica europea nel campo dell’energia nucleare in Europa. Un giudizio condiviso anche da Fulvio Conti.


Prospettive globali sui cambiamenti climatici

Le problematiche energetiche e ambientali hanno bisogno di soluzioni globali.
L'AD Fulvio Conti, il Professor Robert N. Stavins e il Ministro Emma Bonino hanno affrontato il tema del cambiamento climatico, nel corso del dibattito "Economy, Policy and Environment: a Global Perspective on Climate Change", tenutosi il 24 settembre al Centro Congressi Enel di Roma.

Le problematiche energetiche e ambientali globali hanno bisogno di soluzioni altrettanto globali.
È il filo conduttore del dibattito che si è tenuto il 24 settembre, dal titolo "Economy, Policy and Environment: a Global Perspective on Climate Change".

Insieme all'AD Enel, Fulvio Conti, hanno affrontato il tema del cambiamento climatico e del Protocollo di Kyoto il Professor Robert N. Stavins dell'Università di Harvard e il Ministro per il Commercio Internazionale e per le Politiche Europee, Emma Bonino.

Un problema fondamentale che bisogna affrontare, ha detto Conti, è quello dell'enorme crescita della domanda energetica negli anni a venire, che non potrà essere interamente coperta dalle rinnovabili.

In Italia, ad esempio, per soddisfare l'aumento della domanda al 2012, che si può ipotizzare sarà di 30 TWh, se si dovesse ricorrere esclusivamente alle rinnovabili bisognerebbe triplicare le turbine eoliche esistenti, disporre di un milione di ettari (un decimo dell'intero territorio italiano) di biomasse e 2000 ettari coperti con pannelli fotovoltaici, con costi extra per incentivi pari a 3 miliardi di euro.

Pertanto, è sicuramente necessario sviluppare le rinnovabili, ma accompagnando tale sviluppo con un maggiore impiego del carbone pulito, la costruzione di rigassificatori e rivedendo la rinuncia al nucleare, che non ci ha dato "alcun vantaggio, ma solo svantaggi", ha affermato Conti, aggiungendo che "il 20% dell'energia elettrica che consumiamo è energia nucleare, solo che la importiamo dalla Francia", ha puntualizzato l'AD Enel.

Si sta quindi trasferendo ricchezza in quel paese, mentre la tecnologia italiana era la più avanzata al mondo.
In definitiva, ha concluso Conti, "siamo un paese nucleare, senza avere energia nucleare".

Il problema dell'enorme aumento della domanda energetica comporta l'altra questione essenziale del controllo delle emissioni di CO2.
A tale proposito Conti ha ribadito che occorre investire nella ricerca di nuove tecnologie come la cattura e il sequestro della CO2, che ci permetteranno di utilizzare i combustibili meno costosi e più largamente disponibili.
"Enel sta lavorando per questo", ha affermato, ricordando gli investimenti di Enel nello sviluppo delle rinnovabili e nella ricerca tecnologica, strumenti per raggiungere l'ambizioso obiettivo delle 'zero emissioni'.

Nel suo intervento, Robert Stavins ha illustrato la politica ambientale americana e la posizione degli Stati Uniti rispetto al Protocollo di Kyoto, criticato dall'Amministrazione Bush soprattutto perché taglierebbe fuori i Paesi in via di sviluppo, dando traguardi troppo ambiziosi per essere raggiunti a breve termine.

Questi Paesi "devono salire sul treno dell'economia mondiale e pagare il biglietto", ha affermato.
Quindi maggior realismo nel prefiggersi delle mete, obiettivi a lungo termine stabili e flessibili, per rispondere alle realtà oggettive degli sviluppi mondiali.
In accordo con Conti, Stavins ha ribadito il ruolo fondamentale della ricerca tecnologica, indispensabile per poter abbassare i costi e produrre benefici a lungo termine.

Il ministro Bonino ha infine evidenziando la necessità di prendere atto che, in base alle proiezioni, la situazione energetico-ambientale non sarà presto più sostenibile.
"Il Protocollo di Kyoto rappresenta un punto di partenza, criticabile e migliorabile, che mette davanti però al fatto che non si può più evitare di affrontare il problema dell'inquinamento globale".
Questione alla quale il governo italiano cerca di rispondere con un primo 'position paper' presentato alla Commissione europea a valle della decisione dell'Unione europea di raggiungere l'obiettivo "20-20-20 al 2020": ovvero "l'impegno a ricavare il 20% di energia da fonte rinnovabile, a ridurre del 20% le emissioni di gas serra e, infine, attuare il 20% di risparmio energetico entro il 2020 che, per un Paese come il nostro, è indubbiamente il punto centrale".

Anche perché, ha sottolineato il ministro, ben difficilmente l'Italia potrà ricavare più il 20% della sua energia da fonti rinnovabili: il traguardo potrebbe essere raggiunto solo se l'Europa acconsentirà a calcolare nel totale anche investimenti in rinnovabili all'estero, per esempio in altri paesi del bacino del Mediterraneo.

Clima, energia e innovazione: un trinomio inscindibile, dunque, in cui anche per Emma Bonino la ricerca riveste un ruolo basilare.
L'Italia non deve assolutamente restare fuori da questa fase, impegnandosi nello sviluppo delle fonti rinnovabili, nella cattura e sequestro di CO2 o nella ricerca sul nucleare.



Un'unica politica nazionale per l'energia

«Mentre noi parliamo di fare un rigassificatore, in Spagna ne hanno fatti sette e in Gran Bretagna tre».
A una tavola rotonda dei Giovani imprenditori a Capri, l'AD di Enel, Fulvio Conti ha sottolineato la difficoltà di fare passi in avanti in un settore fondamentale come quello dell'approvvigionamento energetico.

«Mentre noi parliamo di fare un rigassificatore, in Spagna ne hanno fatti sette e in Gran Bretagna tre». Il forte invito alla politica perché dia via libera ai rigassificatori, lanciato dall'AD di Enel, Fulvio Conti, a una tavola rotonda organizzata domenica a Capri dai giovani imprenditori di Confindustria , è stato seguito da un caloroso applauso, secondo quanto riferisce il quotidiano Corriere della Sera.

Conti ha poi invitato a «intervenire per modificare il titolo V della Costituzione che delega le competenze sull'energia agli enti locali, mentre su questo terreno occorre un'unica politica nazionale».
Altrimenti, ha avvertito, «l'Italia rischia l'atarassia industriale».

L'Amministratore Delegato di Enel ha spiegato che «occorre una semplificazione delle norme, abbiamo investimenti che sono fermi per competenze distribuite tra un ministero e un altro, non abbiamo continuità amministrativa» ed ha ricordato la «scelta assurda e fondamentalmente sbagliata di non fare più il nucleare e di non fare più niente» per venticinque anni.

Il monito di Conti è avvenuto il giorno dopo la bocciatura, da parte della Liguria, dell'ampliamento del rigassificatore di Panigaglia, a La Spezia, e la sospensione decisa dal ministero dell'Ambiente del decreto che avrebbe permesso alla britannica Bg Group di costruire un rigassificatore da 8 miliardi di metri cubi a Brindisi.

Sui giornali, ha detto Conti, oltre alla notizia che Enel, acquisendo Endesa, è diventata la seconda compagnia energetica d'Europa, c'era anche quella della «bocciatura da parte della Regione Liguria dell'ampliamento dell'unico rigassificatore presente in Italia con il governatore Claudio Burlando che dice di non voler essere la colonia di nessuno».

Pur ribadendo la propria stima per il governatore della Liguria, Conti ha sottolineato che diventa davvero difficile fare passi in avanti in un settore fondamentale come quello dell'approvvigionamento energetico se ogni nuova proposta viene bollata addirittura come «coloniale».




Enel assume giovani ingegneri nucleari

Cresce la squadra guidata da Aquilanti: opererà in Slovacchia, Spagna e Francia per ricostituire un sapere italiano nell'energia dall'atomo che rischiava di andare disperso.

Il governo Prodi ha riaperto il dossier sull'energia nucleare.
Questo significa che è favorevole all'inclusione dell'atomo tra le tecnologie del futuro, alla partecipazione da subito ai più avanzati programmi di ricerca mondiali per l'atomo elettrico di quarta generazione, e alla collaborazione alle nuove iniziative industriali all'estero.

E così, dopo vent'anni di immobilismo, le aziende italiane incominciano a puntare sul nucleare come risorsa energetica senza emissioni, ampliando le loro aree tecniche nucleari.
Quella dell'Enel fino al 2005 era composta da una squadra di ingegneri nucleari della generazione precedente al 1987, ed è stata poi riorganizzata nel 2005 recuperando le risorse umane all' interno della società.

Fino a giungere alla svolta attuale: la squadra di addetti al settore nucleare si è arricchita di nuove leve mediante l'assunzione di giovani ingegneri che rispondono a Giancarlo Aquilanti, responsabile dello Sviluppo delle competenze nucleari Enel, il quale ha riferito che a Roma, "nella nostra struttura sono ormai una cinquantina di giovani che lavorano nel settore nucleare, precisando che "nell'ultimo anno ne abbiamo assunti 21".

Questi giovani saranno coinvolti nei progetti che Enel sta realizzando all'estero nel nucleare.
Quindi si recheranno in Slovacchia, Spagna e Francia, dove l'azienda partecipa al progetto sperimentale del reattore di quarta generazione EPR.
"Appena definiti gli accordi pensiamo di destinare a questo progetto almeno una trentina di persone", ha spiegato Aquilanti.

I giovani ingegneri si dicono entusiasti, anche perché non si aspettavano di poter lavorare nel proprio ramo:
"Siamo orgogliosi di partecipare a un progetto industriale di così grandi proporzioni.
Quando abbiamo iniziato il nostro corso di studi non potevamo neanche immaginare di essere qui", hanno riferito al quotidiano Il Messaggero Lorenzo Cendali e Federico Peinetti, 30 anni.
Lorenzo, che lavora nella nuova centrale Enel vicino a Bratislava, in Slovacchia, aggiunge: "Quando ho iniziato il corso di laurea in ingegneria nucleare, avevo già messo in conto che non mi sarei mai occupato di nucleare in senso stretto".

L'apertura del governo è stata accolta favorevolmente anche il Presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, che ha dichiarato:
"Finalmente, dopo tanta demagogia e dopo lo zero di politica energetica, le persone più responsabili iniziano a parlare di tecnologie in funzione del nucleare".
(Ottobre 2007)



Il dibattito sul nucleare
nov. 2007

Le competenze "storiche" dell'azienda e quelle all'estero, la sicurezza degli impianti e la convenienza sulla bolletta elettrica

A vent'anni dal referendum dell'87, i primi a essersi accorti che, nell'Italia dell'atomo, il vento inizia a cambiare sono stati i ventuno neoingegneri nucleari, assunti quest'anno da Enel: una novità assoluta che finalmente consente a questi ragazzi di fare il lavoro per cui hanno studiato e di farlo, in giro per il mondo, insieme a un'impresa italiana.

Con la sua espansione all'estero, infatti, Enel ha già ricostituito una squadra composta da una cinquantina di esperti nella gestione del nucleare, tecnologia nella quale ha acquisito proprietà e gestione di impianti in diversi Paesi. In più con una particolarità. A differenza di altre, la squadra Enel vanta competenze nelle diverse principali piattaforme atomiche.

In Slovacchia, con Slovenske Elektrarne, ha quattro gruppi nucleari che fanno ricorso a tecnologia russa (!!!) da 440 megawatt l'uno e lavora al completamento di altri due; in Spagna, dove si usa tecnologia statunitense, con l'operazione Endesa Enel affiancherà i colleghi spagnoli nella gestione di centrali atomiche per circa 5 mila megawatt; in Francia, una squadra dell'azienda italiana partecipa al prototipo di Epr di Flamanville. Inoltre, Enel è tra i "candidati" in Romania per il completamento dell'impianto di Cernavoda (tecnologia canadese).

Il gruppo di ingegneri nucleari che formano la "task force" dell'Enel si basa su un gruppo di dipendenti "storici" che hanno gestito il nucleare italiano prima del referendum e su numerose assunzioni fra neolaureati delle università italiane; a questi si sono aggiunti una trentina di tecnici di diversi Paesi, specializzati nelle differenti piattaforme tecnologiche.

Secondo le stime contenute nel recente rapporto dell'Agenzia internazionale dell'energia atomica (Aiea), la produzione di energia nucleare aumenterà del 2,5 per cento ogni anno. Entro il 2030 - considerati gli attuali impianti di produzione di energia nucleare e lo sviluppo di nuovi progetti - la capacità globale passerà da 370 a 679 gigawatt.

Secondo l'Aiea, la regione in cui il nucleare si sta sviluppando maggiormente è l'Asia, con 15 (su 29) nuove centrali in costruzione e 26 (su 36) reattori costruiti. In Europa, dove i reattori sono 166 (più altri 6 in costruzione), invece, la situazione sembra essere meno omogenea: Finlandia, Francia, Bulgaria e Ucraina, per esempio, hanno programmi nucleari in espansione, mentre Italia, Austria, Danimarca e Irlanda sono "fuori corsa".

Ma anche nel nostro Paese il tema del nucleare sta tornando alla ribalta del dibattito, proprio quando stanno per essere celebrati i venti anni del referendum che - l'8 e il 9 novembre 1987 - sancì la fine dell'avventura atomica italiana. Per il momento si tratta solo di un piccolo passo, ma sufficiente a rendere sempre più attuale la discussione e a portar via la "polvere" che in questi anni si è accumulata sul tema, a partire da quella nei laboratori delle Università e dei Politecnici, dove si ricomincia a parlare di energia nucleare.

Con lo sguardo al passato del referendum, però, il dibattito ovviamente non può non tornare a uno dei "nodi" sul nucleare: la paura di una nuova Chernobyl. La comunità scientifica su questo è decisa: escludere a priori un incidente non si può, ma nei 20 anni che ci separano dalla tragica fatalità della centrale sovietica una poderosa catena di perfezionamenti della tecnologia e delle norme operative riduce il rischio delle moderne centrali a qualcosa prossimo allo zero.

Nello stesso lasso di tempo nessuna delle 440 centrali nucleari in giro per il mondo, che segnano un aumento del 40% della potenza nucleare rispetto ai tempi di Chernobyl, ha prodotto incidenti con conseguenze serie e provate. Se i nostri atenei, dunque, possono tornare a gremirsi di studenti ed è fatta salva la questione della sicurezza, la domanda infine che ci si pone, e che trova eco anche su un articolo de Il Sole 24 Ore, è: "Ma allora produrre elettricità da nucleare al giorno d'oggi conviene?". Conviene sì, dicono i più quotati analisti della materia.

"Conviene moltissimo se si gestiscono, e magari potenziano (come sta facendo da qualche tempo Enel nell'Europa dell'Est), centrali nucleari già esistenti. Ma converrebbe non poco anche nel caso in cui, in Italia, si decidesse di costruire centrali "greenfìeld", costruite cioè a partire da zero, capaci, se ben confezionate nella tecnologia e nella finanza, di remunerare in pieno gli investimenti regalando bollette elettriche inferiori di almeno il 25% rispetto agli attuali listini italiani. Questo a patto di rispettare alcune condizioni per il successo dell'impresa. A partire dai tempi di realizzazione che non devono superare i cinque anni dalla "posa della prima pietra".




pressurizzatore


reattore



Il 20 gennaio 2005, in occasione della inaugurazione della linea a 380 KV S. Fiorano -Terna- (Valcamonica) - Robbia - Atel - (Svizzera) da parte del Presidente del Consiglio, il quale è stato immortalato mentre manovra un risibile finto "coltello interruttore": immagini che TV di stato e private locali, con grande enfasi ci hanno propinato con dovizia di particlari, è stata diffusa la notizia circa la necessità, secondo "Lui", di ricorrere di nuovo al nucleare.


Ancora una volta si pensa alle "innovazioni" alla rovescia: per preparare il futuro si guarda indietro....

Checché ne dicano gli "scienziati allineati" il nucleare da fissione non avrà futuro in Italia per il semplice fatto che ora è economicamente non sostenibile, e poi vi immaginate a "governare" un parco nucleare chi non riesce a smaltire poche migliaia di mc. di rifiuti senza sollevare sommosse popolari?

Azzardo quindi una previsione; dopo un breve periodo di dibattiti: nucleare si, nucleare no, introdotto per distogliere l'attenzione popolare dai problemi più stringenti attuali.... costo della vita, impoverimento delle classi più deboli, precarietà lavorativa che si espande, inflazione ecc.......non se ne farà nulla...

nucleare e blackout

Il giorno 8 febbraio 2005 alla trasmissione "governativa" porta a porta l'a.d. dell'Enel Scaroni ha affermato che, come a tutti i produttori di energia elettrica (ma non è vero !!) gli piacerebbe produrre energia elettronucleare perchè poco costosa!

Il mio augurio, comunque, è che prevalgano le ragioni che ha espresso Fassino sul nucleare, nella stessa trasmissione, e che il futuro a.d. di enel venga scelto non tra chi è ideologicamente schierato a favore del nucleare (per il basso costo marginale del KWh, e certo che i tanti altri oneri (ad esempio lo smaltimento delle scorie radioattive, piani di emergenza, esigenze di protezione dal terrorismo ecc.) saranno a carico della collettività, ma tra chi fa conti aziendali realistici (questo desiderio deriva anche dal fatto che posseggo alcune azioni enel)


Con grande rammarico devo prendere atto che anche in questo campo il cosidetto "centrosinistra" non esprime una politica energetica diversa (nonostante le dichiarazioni di Fassino dell'8 febbraio 2005) dalla peggior destra che abbiamo avuto in Italia dopo la buonanima del "grande statista".

dal sito Enel

Nucleare in Romania - Enel partecipa alla costruzione di nuovi reattori a Cernavoda.
Conclusione dei lavori nel 2014-15

Enel entra nel consorzio nucleare rumeno per la realizzazione di due gruppi aggiuntivi, da 750 MW ciascuno, dell’impianto di Cernadova. Nuclearelectrica, l’agenzia nucleare rumena, ha selezionato Enel e altre cinque società per la costruzione e la successiva gestione dei due nuovi impianti. Le altre aziende che fanno parte del consorzio sono la spagnola Iberdrola, la tedesca Rwe, la belga Electrabel, la ceca Cez e la filiale rumena del gruppo siderurgico Acelor-Mittal.

Attraverso questo progetto, mirato alla minor dipendenza della Romania dagli idrocarburi, sarà raddoppiato il numero degli impianti nucleari, che attualmente forniscono il 18% del fabbisogno elettrico rumeno.

La costruzione del terzo e del quarto reattore nucleare di Cernadova prevede la costituzione di una società che realizzerà e si occuperà della gestione dei nuovi reattori. Il progetto, la cui conclusione è prevista per il 2014-2015, avrà un valore di 2,2 miliardi di euro.

In occasione di una recente audizione alla Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati, l’Ad di Enel, Fulvio Conti, ha dichiarato che Enel “ha l’ambizione di crescere ulteriormente nella generazione nucleare, guardando a Paesi come Romania e Bulgaria”.

Nel corso della stessa audizione, Conti ha presentato i vantaggi della tecnologia nucleare sotto vari aspetti: in termini di diversificazione del mix energetico, come risposta al prevedibile incremento della domanda energetica, e per la lotta la cambiamento climatico. “Il nucleare è particolarmente interessante perchè permette di ottenere energia in abbondanza a un costo contenuto e a zero emissioni” ha spiegato l’Ad.

Conti ha presentato i dati sul nucleare a livello mondiale: attualmente sono in servizio 439 reattori, per un totale di 370,7 GW di capacità, che producono il 15% del totale dell’elettricità generata. Di questi impianti, 198 sono in Europa e producono il 31% dell’elettricità totale. Inoltre, nel mondo sono attualmente in costruzione 32 nuovi reattori.


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